Pakistan, il jihad tra i banchi di scuola

Pakistan, il jihad tra i banchi di scuolaSta nel sistema educativo la radice dell’estremismo islamico nel paese. Finche l’odio religioso sarà insegnato nei libri di testo, si alimenteranno tra i giovani discriminazione e intolleranza verso le minoranze

E’ la scuola il cuore della questione e, insieme, la via d’uscita per sconfiggere terrorismo ed estremismo religioso in Pakistan. Ne sono convinti esperti, educatori, vescovi, organizzazioni della società civile, uomini politici e studiosi. «Finchè il jihad inizia tra i banchi di scuola, se l’odio religioso si alimenta nei libri di testo delle scuole pubbliche, difficilmente, guardando al futuro, potremo pensare a un paese in cui si respira tolleranza, si costruisce la pace, si lavora per l’armonia», spiega a Vatican Insider il prof. James Paul Anjum, cristiano, presidente della Pakistan Minorities Teachers’ Association (PMTA).

L’organizzazione è impegnata in una campagna a tutto campo, a livello sociale, politico, istituzionale, per la revisione delle politiche educative a livello federale, sopratutto per un controllo delle idee che passano nei curriculum scolastici pubblici e nei libri di testo in Pakistan.

La richiesta è semplice: la formazione e l’istruzione di bambini, ragazzi e giovani pakistani, promossa in scuole, istituti e università pubbliche , dovrebbe recepire i principi di cittadinanza, inclusione, dignità, diritti per tutti, senza alcuna discriminazione verso i cittadini che non professano la religione islamica. Inoltre dovrebbero offrire una lettura della storia del paese che riconosca il contributo dato dalle minoranze religiose nel costruire la nazione, come affermava il padre della patria, Muhammad Ali Jinnah.

Invece di diffondere odio religioso, di alimentare pregiudizi e intolleranza, istigando in tal modo alla violenza, l’istruzione pubblica – si chiede – dovrebbe essere improntata a valori come il rispetto della dignità di tutti e l’armonica convivenza nella società.

La segnalazione è stata più volte presentata al Primo Ministro del Pakistan, Nawaz Sharif e al ministero per l’istruzione. Rappresentanti delle minoranze religiose domandano di far parte delle commissioni che esaminano i libri di testo, poi adottati negli istituti pubblici.

Secondo una capillare ricerca condotta dalla PMTA, nei libri di testo utilizzati nell’anno scolastico 2014-2015 in diverse materie come storia, studi sociali, lingua urdu, inglese, cultura generale, studi islamici ed etica, tutti approvati dagli organi competenti «si usano linguaggio volgare, argomenti di propaganda, polemiche e disinformazione contro le minoranze religiose del Pakistan».

D’altro canto il curriculum nazionale in vigore, violando la Costituzione del Pakistan, accetta «libri di testo che predicano solo l’islam, invitano gli studenti a convertirsi all’islam, promuovono  l’identità religiosa musulmana».

Nota Anjum: «Nei libri di testo Si riscontra un palese atteggiamento discriminatorio verso le minoranze religiose. Questi libri creano una mentalità: dopo averli letti e studiati, i ragazzi possono facilmente convincersi che indù e cristiani possono essere bruciati vivi, rapiti, abusati, stuprati, in quanto essere inferiori». Si trova qui, nota, la radice delle discriminazioni e delle persecuzioni che le minoranze religiose subiscono in Pakistan.

Il tema è stato sollevato e approfondito anche dalla Commissione «Giustizia e pace» dei vescovi cattolici del Pakistan (National Commissione Justice and Peace, NCJP): in un proprio dettagliato rapporto si esaminano, riga per riga, testi di varie materie scolastiche, presenti in scuole di ogni ordine e grado e si giunge alla medesima conclusione: «Urge ritirare dalle scuole i libri che promuovono l’estremismo contro le minoranze religiose. E’ necessario, invece, includere la visione del rispetto di tutti gli esseri umani, dei diritti umani, dell’armonia sociale, della coesistenza pacifica».

La diagnosi, che dunque fa dell’annoso problema del terrorismo e dell’estremismo una questione di volontà politica, è stata condivisa da enti e organizzazioni internazionali.  Secondo Madiha Afzal, ricercatrice pakistana, autrice di «Education and attitudes in Pakistan», uno studio sul sistema di istruzione nella nazione, pubblicato nel 2015 dallo United Institute of Peace, «il sistema offre un narrazione confusa sul terrorismo», attribuendolo nei libri scolastici solo a fattori o potenze straniere.

I libri di testo e i curricula scolastici hanno un ruolo decisivo nel plasmare le menti dei giovani sulle cause della violenza e del terrorismo. Se si pensa che la maggior parte degli atti di violenza avvenuti in Pakistan dal 2001 sono stati commessi da giovani sotto i trent’anni, si conclude che sfida educativa è determinante e una seria riforma del sistema di istruzione è una via da percorrere con serietà.

Di Paolo Affatato per Vatican Insider (La Stampa)

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