Perché Padre Pio invitava ad andare spesso da San Giuseppe?

“Ite ad Joseph!”. San Pio da Pietrelcina non ha mai mancato di andare da San Giuseppe.

Padre Pio ha sempre insegnato ai suoi figli spirituali che la devozione a San Giuseppe è fondamentale per la vita di ogni cristiano, perché il Santo Patriarca è potentissimo in Paradiso.

Alla figlia spirituale Cleonice Morcaldi confidò che riteneva che San Giuseppe fosse in Paradiso in anima e corpo.

Padre Onorato Marcucci, che fu uno degli assistenti di Padre Pio negli ultimi anni della sua terrena esistenza, raccontava questo episodio. Un pomeriggio del mese precedente a quello della morte del venerato Padre, egli si trovava con lui nella veranda accanto alla cella n. 1, in attesa di accompagnarlo in sacrestia per la funzione serotina. Era un mercoledì, giorno consacrato a San Giuseppe, e Padre Pio non si decideva a muoversi. Ritto davanti a un quadro del glorioso Patriarca, affisso alla parete, il venerato Padre sembrava in estasi. Trascorso un po’ di tempo, padre Onorato gli disse: «Padre, devo ancora attendere? Vogliamo andare? Siamo oltre l’orario». Ma le sue domande rimasero senza risposta. Padre Pio continuava a contemplare il glorioso Patriarca. Finalmente, dopo un ennesima domanda del padre Onorato, che lo scosse per un braccio, Padre Pio esclamò: «Vedi! Vedi! Com’è bello San Giuseppe!». Si avviarono alla sacrestia. Nella sala San Francesco incontrarono il padre sacrista, il quale chiese loro: «Come mai tanto ritardo?». Padre Onorato rispose: «Oggi Padre Pio non voleva staccarsi dal quadro di San Giuseppe».

Padre Pio invitava sempre i suoi figli spirituali ad avere verso San Giuseppe una sincera e profonda devozione, così ricca di insegnamenti, di conforto e di grazie. Sembra di risentire ancora la sua voce:

«Ite ad Joseph! Andate a Giuseppe con fiducia estrema, perché anch’io, come santa Teresa d’Avila, non mi ricordo d’aver chiesto cosa alcuna a San Giuseppe, senza averla prontamente ottenuta».

Padre Pio da Pietrelcina fu grande devoto non solo di Maria Santissima (che onorava quotidianamente con la recita di molte corone del Santo Rosario), ma anche di San Giuseppe, casto sposo della Vergine e padre putativo di Gesù.

Ecco come viene descritta, in un testo dedicato al santo cappuccino, la grande devozione che il frate stigmatizzato nutriva verso il santo Patriarca: “Padre Pio ammirò sempre la grandezza spirituale di San Giuseppe. Imitò le sue virtù e a lui ricorse nei momenti più difficili della sua vita ottenendo ogni volta grazie e favori celesti. Egli, come San Giuseppe, pur senza esserlo nell’ordine naturale, si sentiva padre ed avvertiva il peso dei diritti e dei doveri della paternità spirituale. Perciò si rivolgeva a questo santo, con fiducia, preghiere per i figli e le figlie del suo spirito”.


Scriveva il Santo Cappuccino:
“Prego San Giuseppe che, con quell’amore e con la generosità con cui custodì Gesù, custodisca l’anima tua e come lo difese da Erode, così difenda l’anima tua da un Erode più feroce: il demonio! Il Patriarca San Giuseppe abbia per te tutta quella cura che ebbe per Gesù: ti assista sempre con il suo valevole patrocinio e ti liberi dalla persecuzione dell’empio e superbo Erode, e non permetta giammai che Gesù si allontani dal tuo cuore”.

E San Giuseppe gratificò Padre Pio con singolare assistenza e visioni straordinarie.

Il Servo di Dio, infatti, nel gennaio 1912 confidò al padre Agostino da San Marco in Lamis:
Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare ssieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gettato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesù, la Mammina, l’Angioletto, San Giuseppe ed il padre San Francesco sono quasi sempre con me (Epist. I, p.252).

Allo stesso padre Agostino, il 20 marzo 1912, Padre Pio scrisse:
Ieri, festività di San Giuseppe, Iddio solo sa quante dolcezze provai, massime dopo l messa, tanto che le sento ancora in me.
La testa ed il cuore mi bruciavano; ma era un fuoco che mi faceva bene. (Epist. I, p. 265).

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