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A padre Lombardi dottorato honoris causa in Scienze Comunicazioni Sociali

A padre Lombardi dottorato honoris causa in Scienze Comunicazioni SocialiPer il suo costante e continuo servizio nell’opera di evangelizzazione e diffusione del messaggio cristiano e della voce del Papa nel mondo, l’Università Pontificia Salesiana, venerdì pomeriggio, ha conferito a padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, un dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione Sociale.

Dopo la proclamazione, avvenuta in occasione del 25.mo anniversario della facoltà, padre Lombardi ha tenuto una lectio magistralis sui suoi 25 anni a servizio delle comunicazioni sociali, prima come vicedirettore de La Civiltà cattolica, poi come direttore del Centro Televisivo Vaticano e della Radio Vaticana e quale direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

Nel corso della lectio, padre Lombardi ha sottolineato l’importanza di parlare della pace, continuamente e pervicacemente, ricordando: “quante volte in questi anni i Papi ci hanno pazientemente e costantemente guidato a parlare di pace, a volte appassionatamente picchiando il pugno sul davanzale della finestra come faceva Giovanni Paolo II, a volte accoratamente, a volte sperando contro ogni speranza”.

Bisogna “usare la comunicazione per la pace – ha poi continuato – per annunciarla, per fare capire la difficoltà e la complessità della sua costruzione, per accompagnare e sostenere gli operatori di pace di ogni genere, per educare alla pace, per farla passare negli atteggiamenti quotidiani attraverso il tono della voce, gli atteggiamenti di dialogo o le immagini, a seconda del medium che si usa”. Sul significato di questo riconoscimento, ascoltiamo le parole di padre Federico Lombardi al microfono di Elvira Ragosta per la Radio Vaticana:

R. – Ricevere un dottorato è un segno di incoraggiamento per me: vuol dire che ci sono state persone, tante persone, anche competenti, che ritengono che ho potuto fare un servizio per la Chiesa, per il pubblico, per loro. Naturalmente, io ne sono grato e mi sento incoraggiato a continuare. Questo è il significato che do a questo dottorato, non altri.

D. – Nella sua lectio ha detto che la parola è tutto per comunicare la pace, che è la cosa più importante nella comunicazione sociale…
R. – Sì, il primo messaggio che io volevo dare è proprio: perché si comunica? Uno degli aspetti fondamentali per cui si deve comunicare è per unire, perché la gente possa capirsi vicendevolmente. Noi facciamo la comunicazione in una prospettiva cristiana, ma credo anche in una prospettiva umana più ampia, proprio perché le persone possano capirsi vicendevolmente e quindi possano costruire comunità. Questo a me sembra una cosa tutt’altro che teorica, mi sembra molto concreta, perché negli atteggiamenti del comunicatore, nel suo modo di andare incontro alla persona con cui parla, nel suo creare occasioni di incontro, veramente si capisce benissimo se vuole creare unità o se vuole creare divisione. E c’è un po’ la mentalità che per fare una buona comunicazione dinamica bisogna mettere gli uni contro gli altri, bisogna creare divisioni e cose di questo genere. Questo io non lo condivido assolutamente. Io credo che dobbiamo sempre usare la parola per farci capire e per stabilire dialogo e quindi comunicare per unire.

D. – Nel corso degli ultimi 25 anni la tecnologia è andata avanti eppure il messaggio da comunicare resta sempre lo stesso. Come la nuova tecnologia ha aiutato?
R. – Sono assolutamente convinto che la cosa più importante sia il che cosa si voglia comunicare. Questo, in particolare, poi, per i comunicatori nella fede, per i comunicatori del Vangelo è estremamente importante: al centro ci deve essere la consapevolezza che si annuncia Gesù Cristo, la sua parola e, anche più ampiamente, che si annunciano tutti i valori, anche quelli umani, che sono coerenti con il Vangelo. Le tecnologie sono importanti, evidentemente, non vanno affatto disprezzate, anzi vanno amate e scelte con intelligenza per lo scopo, cioè per riuscire a raggiungere sempre nuove persone, a integrarle in una circolazione di informazione, di comunicazione, per cui la comunità possa crescere. Ci possono essere tecnologie che ci permettono di arrivare in angoli del mondo che finora sono isolati, che ci permettono, come è stato per noi alla Radio Vaticana, tanto tempo fa, di superare le barriere, i confini, dove i popoli venivano segregati e tenuti privi della libertà e noi riuscivamo a raggiungerli grazie alle onde corte. Quindi le tecnologie sono importanti in vista di uno scopo che è quello appunto del messaggio, che per noi è fondamentalmente il messaggio cristiano, ma anche tutto ciò che ha a che fare con la verità, con la pace, con la giustizia, con la vera crescita della persona umana.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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