Padre Frans van der Lugt assassinato al grido “Allah è grande!”

Il gesuita padre Frans van der Lugt è stato ucciso nella città vecchia di Homs. Padre Alex Basili, provinciale dei Gesuiti per il Medio Oriente e il Maghreb, in una nota ha confermato: “Siamo stati appena informati dai nostri compagni sul posto che lunedì 7 aprile, intorno alle 8 del mattino, padre Frans van der Lugt è stato rapito da uomini armati che lo hanno picchiato e poi ucciso con due pallottole alla testa, davanti alla residenza dei gesuiti a Homs”. Infatti, sul corpo senza vita dell’uomo sono stati trovati diversi segni delle percosse subite prima della morte per mano delle bande armate che assediavano la zona. Il missionario, originario dell’Olanda, viveva in Siria dal 1966, ed era l’ultimo sacerdote rimasto nella città vecchia di Homs, dove era attivo nel processo di riconciliazione: “Qui su decine di migliaia di cristiani, ne sono rimasti 66. Come potevo lasciarli soli? Il popolo siriano mi ha dato così tanto, tutto quello che aveva. E se ora la gente soffre, io voglio condividere il loro dolore e le loro difficoltà. Il popolo siriano mi ha dato così tanto, tutto quello che aveva. E se ora la gente soffre, io voglio condividere il loro dolore e le loro difficoltà”, aveva dichiarato in un’intervista lo scorso febbraio. Gli uccisori del gesuita olandese non sono ancora stati identificati ma si dice che stesse cercando di mediare tra governo e ribelli per raggiungere una tregua. Secondo alcune fonti, il gesuita prima di essere ucciso è stato picchiato a sangue al grido “Allah è grande!”.  Il sacerdote era conosciuto da tutti a Homs e aiutava tutti senza distinguere tra cristiani e musulmani: “Io non vedo musulmani e cristiani, io vedo esseri umani prima di tutto e soprattutto. In città non è rimasto più niente da mangiare”. A Homs era stato trovato il primo accordo tra le autorità per permettere ai civili intrappolati nella città vecchia di uscire. A metà febbraio 560 maschi, più donne e bambini, sono stati evacuati ma padre van der Lugt ha voluto restare a soffrire insieme agli ultimi.

Intanto le bande armate sponsorizzate hanno riferito di essere venute in possesso di armi anti-carro molto potenti, che potrebbero essere state fornite dagli Stati Uniti o dalla Turchia. I membri delle brigate takfiriste muniti di armi pesanti hanno cominciato a circolare nei giorni scorsi e almeno un sito di notizie ha sostenuto che la fonte responsabile è il governo degli Stati Uniti. Il sito israeliano Debkafile ha riferito che i due gruppi considerati dall’Occidente “moderati”, ma che in realtà sono sul campo alleati con gli alqaedisti, ovvero il “libero esercito” e il “fronte rivoluzionario”, sono stati forniti con armi avanzate statunitensi grazie al Pentagono. Secondo il rapporto di Debkafile, negli Stati Uniti il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs, ha chiesto ai funzionari israeliani la scorsa settimana di aiutare i caccia sauditi stanziati alla Air Base Faisal del regno di Tabuk, vicino alla Giordania di posizionarsi in modo tale da fornire copertura alle forze americane nello spostamento di armi nella Siria meridionale.

Alla fine del mese scorso, il Wall Street Journal aveva riportato che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il re dell’Arabia Saudita Abdullah “sembravano restringere il loro disaccordo nel sostegno dei ribelli in Siria” e la Casa Bianca aveva accettato di aumentare il suo livello di assistenza alle bande armate. Al tempo stesso, però, si era aggiunto che Washington non aveva intenzione di fornire alcune armi, tra cui i MANPADS, per via dell’alto “rischio di proliferazione”. Anche l’agenzia iraniana Fars News ha riferito che secondo le proprie fonti gli Stati Uniti hanno fornito missili anti-carro alle bande armate. Fonti diplomatiche arabe hanno confermato, inoltre, che il governo turco ha iniziato a fornire le fazioni di militanti armati in Siria con armi americane sviluppate in un nuovo tentativo di sconvolgere l’equilibrio delle forze sul terreno in Siria. La fonte, citata dal quotidiano siriano Al-Watan, ha parlato di un certo numero di missili anti-carro “Tow” per combattenti formatisi proprio sull’utilizzo di questo tipo di armi avanzate e facenti parte di brigate come “Farouk nord” e altre che orbitano attorno al movimento dei Fratelli musulmani nelle campagne di Idleb. La fonte non ha precisato se i missili erano di proprietà dell’esercito turco o ha fatto solo da mediatore. a cura di Francis Marrash

 

 

 

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