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Onu, Auza: troppe armi in Medio Oriente, insistere su negoziati

Le violenze e persecuzioni in Medio Oriente rinnegano i più elementari principi delle leggi umanitarie internazionali e soprattutto di umanità: così l’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio apostolico e osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, nel suo intervento al dibattito pubblico del Consiglio di sicurezza a New York. E’ intervenuto poi anche al dibattito pubblico al Consiglio di Sicurezza dell’Onu in tema di disarmo nucleare. Il servizio di Fausta Speranza:

Aleppo - Siria

Mons. Auza la definisce “orribile imagine”: è quella – che suscita sdegno e inquietudine tutti i giorni sui media – di uomini, donne, bambini, anziani, mutilati, portatori di handicap che scappano dalle violenze, dalle persecuzioni contro le minoranze e in particolare i cristiani, dalle distruzioni anche di inestimabili patrimoni in Medio Oriente. Da una terra che – ricorda mons. Auza – è stata culla di grandi civiltà, luogo di nascita delle tre religioni monoteistiche: giudaismo, cristianesimo, islam. Terra che però oggi – sottolinea – “è immersa in una situazione in cui si intrecciano ogni forma di conflitto e ogni soggetto possibile”. “Stati e non Stati, gruppi etnici e gruppi culturali, fondamentalismo religioso e criminalità organizzata, odio etnico e religioso, rivalità regionali e internazionali”.

“I gravi conflitti in Medio Oriente, compreso la questione palestinese – ricorda l’Osservatore permanente della Santa Sede – proseguono dal momento della nascita delle Nazioni Unite”. La violenza di oggi prova quanto sia stato grave non risolvere i problemi e come, invece di migliorare, la situazione si stia complicando sempre di più. La denuncia è ancora forte e chiara quando mons. Auza parla di “inondazione di armi nella regione che non faranno terminare i conflitti”. “Invece di rifornimenti di armi – afferma mons. Auza – la comunità internazionale deve permeare la regione di coraggiose, imparziali, decise negoziazioni e mediazioni”. Con parole di “profonda gratitudine” per quei paesi che si sono fatti carico dei milioni di rifugiati, mons. Auza ricorda l’impegno della Chiesa cattolica sul fronte umanitario e chiede assistenza per questi paesi che non riescono a far fronte a tutte le necessità, a partire dal Libano.

E il Medio Oriente è stato citato da mons. Auza anche nell’altro intervento nella stessa giornata, sempre a New York, alla 70.ma sessione dell’Assemblea generale Onu. Ha sottolineato l’urgenza di perseguire l’obiettivo di una zona libera da armi nucleari e altre di distruzione di massa in particolare nel Medio Oriente. Per poi ribadire l’importanza di vedere firmato da tutti gli Stati il Trattato sulla non proliferazione di armamenti nucleari e il Trattato per la messa al bando dei test nucleari. Ricordando ritardi e fallimenti, mons. Auza ha voluto anche sottolineare però un passo positivo: l’applicazione dell’accordo “New Start” tra Russia e Stati Uniti, grazie al quale continua la riduzione del numero di armi nucleari. Guardando a tutto il mondo, senza mezzi termini, mons. Auza ribadisce che “spetta alla comunità internazionale raddoppiare gli sforzi per far avanzare il processo di disarmo nucleare, che ha avuto uno slancio per decenni e che ora langue”.




Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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