Non nominare il nome di Dio invano (e neanche quello della Madonna!) Le ambiguità leghiste di Milano.

La piazza sovranista di Milano si riempie a metà – scrive il quotidiano dei Vescovi Avvenire -, rispetto alle attese, ma nel suo discorso il leader della Lega Matteo Salvini non perde l’occasione per usare in modo strumentale il rosario. Dal palco infatti a conclusione del suo discorso lo ha ostentato più volte per auspicare a lui e a suoi alleati un successo alle prossime elezioni europee.

Con lui in una piazza Duomo molto lontana dal tutto esaurito si sono succeduti tutti gli altri leader sovranisti, come Marine Le Pen del Fronte nazionale, che affiancato il vice premier e ministro dell’Interno nella sua sfida all’Europa. «Dobbiamo difendere i nostri stati nazionali, richiedere più sovranità nazionale e assumerci la responsabilità per i nostri Paesi. Basta diktat dal superstato dell’Ue: basta immigrazione, basta Islam», ha detto Geert Wilders, leader del partito olandese Pvv dal palco di Milano. «Dobbiamo fermare l’immigrazione, fermare l’islamizzazione. Ancora una volta: basta Islam. Salvini ha già cambiato la politica italiana ed è un esempio per tutti noi. Basta barconi con immigrati illegali», ha aggiunto.

Salvini ha anche attaccato sull’accoglienza Papa Francesco.

«I numeri dicono che la politica delle porte aperte e dei porti aperti tra il 2015 e il 2018 ha causato secondo i dati Onu quasi 15mila tra morti e dispersi – ha detto il capo della Lega -. La nostra politica dà solidarietà a chi merita e ha fatto scendere a meno di mille le vittime sul fondo del mar Mediterraneo. Stiamo salvando vite. Diciamolo con orgoglio domani andando a messa. L’unico modo per salvare donne e bambini è combattere scafisti e trafficanti. Non vogliamo schiavi, deportazioni di massa, ghetti, sfruttamento. Anche perché con quei barconi comprano armi e droga». Salvini ha anche ribadito, rispedendo al mittente, ovvero al Movimento cinque stelle, il fatto di essere a capo di una coalizione estremista: «Noi – ha concluso il ministro dell’Interno – non siamo l’ultradestra».

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Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio.

Ad un commento di un lettore, poi Padre Antonio, direttore de ‘La Civiltà Cattolica’ risponde:


Vorrei aggiungere io stesso una riflessione alle varie che il mio post ha suscitato. Ascoltare il nome di Dio e di Maria non deve fare esultare l’animo religioso sempre e comunque. Infatti “Non nominare il nome di Dio invano” ci chiede di non usare il nome di Dio per i propri scopi. La coscienza critica e il discernimento dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie (e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare). Ciascuno può valutare le intenzioni e farsi la propria opinione. Tuttavia è chiaro che l’identitarismo nazionalista e sovranista ha bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi. Ha trovato questa carta della strumentalizzazione religiosa (in Italia come altrove nel mondo, sia chiaro: non siamo originali in questo!) come adatta e la usa. La coscienza cristiana, a mio avviso, dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. Si facciano i propri discorsi, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali.

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