Non c’indurre in tentazione

Non c'indurre in tentazione

Non c'indurre in tentazioneLa prima domenica di quaresima la chiesa si pone dinnanzi alle tentazioni di Gesù nel deserto. Quaranta giorni senza mangiare e senza bere, quaranta giorni di sole cocente e di notti fredde, quaranta giorni di compagnia delle sole bestie selvatiche e degli angeli, quaranta giorni con satana che sussurra all’orecchio, quaranta giorni così sono tanti, sono tanti anche per il Figlio di Dio. Perché avvengono le tentazioni di Gesù? La risposta che hanno per me è soprattutto quella della compagnia di Gesù laddove io sento fame e sete; laddove qualcuno vorrebbe farmi credere a un Dio diverso dal Padre del cielo; laddove il potere ghermisce sensibilmente la mia anima con luccichii di adorazioni non vere. Il senso che hanno per me è quello di un Dio che mi fa compagnia nelle prove della vita e della mia anima. Senso che è ancora più vero quando rifletto che la prova più grande, per Gesù, non sarà quella del deserto ma quella del calvario, quando satana torna ai piedi della croce e ti sussurra con la voce della tua gente “scendi dalla croce”. Il demonio è menzognero, me lo devo ricordare soprattutto in quel momento, perché la domanda è: ma si può scendere dalla croce? Davvero si può? Se è vero che ogni croce non è altro che il risvolto dell’amore, allora quando l’uomo ama trova sempre una croce. Assecondare il demonio quando dice di scendere dalla croce significa semplicemente decidere di non amare. Di non amare più, di non amare mai. Scendere dalla croce del proprio matrimonio, scendere dalla croce del proprio celibato, scendere dalla croce della propria gravidanza, è solo e sempre un inganno. Chiunque amerà anche minimamente troverà sempre un pezzetto di croce e sempre sentirà il sussurro insidioso del demonio, cioè della propria gente, che dirà “scendi dalla croce”. È scritto e accade sempre così. Accadrà sempre così per quei figli di Dio che siamo noi. Allora lì, davvero, diventa necessaria la preghiera del figlio: necessario il nostro sussurro al Padre nostro di non abbandonarci alla tentazione. Il nostro sguardo, magari furtivo, a Maria, colei che sempre sta presso la croce di ogni suo figlio. A ricordare che l’amore è più forte della morte.

Di Don Mauro Leonardi

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome