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Niger, rapito il missionario italiano Pierluigi Maccalli. Preghiamo per lui!

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Padre Pierluigi Maccalli, della Società delle missioni africane (Sma), è stato rapito in Niger nella notte tra lunedì e martedì da presunti jihadisti attivi nella zona

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Padre Pierluigi Maccalli
Padre Pierluigi Maccalli

Un missionario italiano è stato rapito in Niger. Si tratta di padre Pierluigi Maccalli, 57 anni, della Società delle missioni africane (Sma).

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È stato portato via dalla sua parrocchia di Bomoanga, nella zona di Niamey, nella notte tra lunedì e martedì. A rapirlo sarebbero stati dei jihadisti, anche se non vi sono conferme. Lo riferisce l’agenzia Fides che ha avuto la notizia da padre Mauro Armanino, missionario a Niamey. “Da qualche mese la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso”, spiega Armanino. Originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, quando è stato sequestrato Maccalli si trovava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey.

Padre Pierluigi Maccalli

Originario di Madignano (Cremona), da tempo Maccalli è attivo nell’evangelizzazione così come nella promozione umana. Si è occupato anche di circoncisione e infibulazione delle ragazze: secondo la Fides questo potrebbe essere uno dei moventi per il rapimento, giunto una settimana dopo il suo rientro da un tempo di riposo in Italia.

La missione dei padri Sma si trova in zona Gourmancé (Sud-Ovest), alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Dedita all’agricoltura, la popolazione della zona è stimata in circa 30mila abitanti. La missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

“Siamo in attesa che la Farnesina possa darci chiarimenti – dice all’agenzia Sir padre Walter Maccalli, fratello del missionario rapito -. Stanno lavorando per capire bene quale sia la situazione, ma non ci sono alcune notizie concrete al momento. Sono stati realizzati ospedali e tante altre opere, ma non posso pensare che siano collegate al rapimento. Dobbiamo ancora capire come siano andate le cose. Ci auguriamo con tutto il cuore che possa risolversi per il meglio. Ci sono cose di fronte alle quali non possiamo fare nulla – conclude padre Gigi -, se non pregare e attendere con fiducia”.

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