Nel Regina Coeli Francesco invoca una Chiesa che sorprende e ‘che scompiglia’ e prega per la pace

D9C09C38-5F8A-465F-8BC5-43DC8F5DAFDF_mw1024_n_s-CopiaCITTA’ DEL VATICANO – Papa Francesco al Regina Coeli chiede preghiere per l’incontro di questo pomeriggio in Vaticano con i presidenti di Israele Peres e di Palestina Abbas, cui parteciperà anche il patriarca ecumenico Bartolomeo I. Nella domenica di Pentecoste, Francesco, dopo aver celebrato la Messa nella Basilica Vaticana, si è rivolto ai fedeli – raccolti in piazza San Pietro – per sottolineare la missione di sorprendere e scompigliare affidata agli apostoli e a tutti i cristiani. 

Un incontro storico voluto – ha rimarcato il Papa – “per invocare da Dio il dono della pace nella Terra Santa, in Medio Oriente e nel mondo intero”. “Desidero ringraziare tutti coloro che, personalmente e in comunità, hanno pregato e stanno pregando per questo incontro, e si uniranno spiritualmente alla nostra supplica. Grazie!”

Prima della recita mariana, Francesco, nella Festa di Pentecoste che “commemora l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli” e segna la nascita della Chiesa, ha ricordato che “dove arriva lo Spirito di Dio, tutto rinasce si trasfigura” “L’evento della Pentecoste segna la nascita della Chiesa e la sua manifestazione pubblica; e ci colpiscono due tratti: è una Chiesa che sorprende e scompiglia”.

Infatti  dopo la morte di Gesù nessuno si aspettava più nulla dai discepoli”: “erano un gruppetto insignificante, degli sconfitti orfani del loro Maestro. Invece si verifica un evento inatteso….” I discepoli sono rivestiti di potenza dall’alto e parlano con coraggio e franchezza, con la libertà dello Spirito Santo.

E’ vero , ha osservato il Papa, che “qualcuno a Gerusalemme, avrebbe preferito che i discepoli di Gesù, bloccati dalla paura, rimanessero chiusi in casa per non creare scompiglio. Invece il Signore li spinge nel mondo

La Chiesa di Pentecoste è una Chiesa che non si rassegna ad essere innocua, elemento decorativo. È una Chiesa che non esita ad uscire fuori, incontro alla gente, per annunciare il messaggio che le è stato affidato, anche se quel messaggio disturba e inquieta le coscienze. Chiesa che “nasce una e universale” “con un’identità precisa, ma aperta, una Chiesa che abbraccia il mondo ma non lo cattura, come il colonnato di questa Piazza: due braccia che si aprono ad accogliere, ma non si richiudono per trattenere”. Il servizio è di Roberta Gisotti per la Radio Vaticana

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