Mi hanno messo Francesco sulla copertina di Rolling Stones…

1782131_717211838297739_601117876_n - CopiaOspito nel blog “Voci di piazza” l’intervento di una sorellina dei Papaboys, che si chiama Emanuela Sartorio. E’ giovane, e grazie a Dio ha le idee chiare. Condivido ogni sua parola, e quindi ho pensato a mia volta di condividerla con tutti voi!

Scrive Emanuela sul suo profilo Facebook

Okei, mi hanno messo Francesco sulla copertina di Rolling Stone. Fin qui, potrebbe pure andar bene. Apro l’articolo e, subito nella prima pagina, trovo definito come DISASTROSO il Pontificato di Benedetto XVI. Successivamente si prosegue sulla solita strada della contrapposizione, citando anche Giovanni Paolo II. 

Premetto che ancora non ho finito di leggerlo, ma una considerazione la vorrei fare,anche a partire dal titolo ‘i tempi stanno cambiando’: sì, ci sono delle novità, dei cambiamenti nell’approccio che Papa Francesco ha nei confronti di tutti -e questo è innegabile-, ma quello che forse non tutti hanno chiaro è che non cambierà quello che è l’insegnamento della Chiesa e lo ha ribadito lui stesso, più volte. C’è un modo nuovo di trasmetterlo, senza dubbio più immediato (basti pensare semplicemente a Twitter), eppure sembra che sia tutto completamente nuovo. 

Amo Francesco e il suo carisma, la sua capacità di attraversare i cuori, anche quelli più induriti, delle persone, ma ho amato e amo Benedetto, perché anche il suo sorriso e il suo sguardo sono di una dolcezza disarmante, perché è stato un grande Papa, non un disastro come tutto il mondo vuole farlo passare. 

Ha avuto un percorso non facile, ma ha agito sempre in profonda umiltà e con questa sua grandezza per cui “insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia” a me ha insegnato tanto e continua a farlo, dal suo ‘nascondimento’. 

La folla che ora osanna Francesco come una pop star è la stessa che prima denigrava costantemente Benedetto… Forse sarebbe il caso di non limitarsi a guardare solamente la ‘persona’, ma andare invece nel profondo di ciò che rappresenta, lasciarsi interpellare da tutto questo e lasciarsi “rivoltare come un calzino”, perché a me non è successo null’altro che questo e continua a succedere, dal marzo-aprile 2005 a oggi: è questo il vero cambiamento.

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