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Messaggio vescovi europei per 100.mo della I Guerra Mondiale

AFP3330574_Articolo (1)“Il nostro pellegrinaggio a Verdun ci rende, come vescovi, più risoluti nel nostro impegno per aiutare l’Europa a ritrovare le radici della propria identità, ad apprezzare di nuovo i valori — molti dei quali sono profondamente cristiani — che la costituiscono come comunità e a promuovere un futuro dove regnino la pace e la giustizia per tutti i cittadini europei e per il mondo. Ispirato dalla gioia del Vangelo, il nostro incontro si è chiuso con una speranza. La speranza di un futuro pacifico per l’intera umanità”. Si conclude così il messaggio finale che il cardinale arcivescovo di München und Freising, Reinhard Marx, presidente della Conferenza degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha letto ieri al termine del pellegrinaggio compiuto dai presuli europei a Douaumont e a Verdun, in Francia, nell’ambito delle iniziative per commemorare il centesimo anniversario dell’inizio della I Guerra Mondiale.

“Per l’esperienza acquisita nelle nostre Chiese in tutta Europa — si legge nel documento ripreso dall’Osservatore Romano — siamo consapevoli di venire da Paesi, alcuni dei quali, un secolo fa ma anche più recentemente, sono spesso entrati in guerra gli uni contro gli altri. Ci ricordiamo umilmente come anche uomini di Chiesa abbiano ceduto al fuoco del conflitto e alla passione nazionalista: si tratta di un ricordo tinto di rammarico e di vergogna. Ma ci ricordiamo anche il modo stoico, costante, con il quale Papa Benedetto XV si è espresso a favore della cessazione dei conflitti armati e ha promosso la pace».

Il card. Marx ricorda inoltre «con gratitudine» la realizzazione del progetto europeo e come i padri fondatori dell’Unione europea e coloro che li hanno ispirati nel corso degli anni abbiano contribuito alla pace e alla comprensione fra le nazioni che «così spesso in passato hanno fatto ricorso ai conflitti armati e vi fanno ricorso ancora oggi per risolvere le loro controversie”.

La commemorazione a Verdun (teatro nel 1916 di una delle più lunghe e cruente battaglie della storia) è cominciata all’ossario di Douaumont dove i presuli della Comece e del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) — rappresentato dal cardinale arcivescovo di Sarajevo, Vinko Puljic — hanno tenuto cerimonie di preghiera (in cinque lingue) prima fra le tombe dei soldati caduti, poi nel cimitero militare e nella cappella dell’ossario dove riposano 130mila militi ignoti e dove sono state deposte candele votive.

Si sono quindi recati nella cattedrale di Verdun per la recita dei vespri e un breve discorso pronunciato dal card. Marx. Alle cerimonie hanno partecipato fra gli altri l’arcivescovo di Strasburgo, Jean-Pierre Grallet, l’arcivescovo di Lussemburgo, Jean-Claude Hollerich, e il vescovo di Verdun, Jean-Paul Gusching. «Facciamo memoria — si afferma nel messaggio finale — di coloro che sono morti e di coloro che sono ancora segnati dal ricordo della perdita di innumerevoli vite umane causata da questo conflitto: quasi un milione di soldati sono deceduti nella battaglia di Verdun. Una volta ancora siamo colpiti dalla pura follia della guerra e dalla rovina che provoca. Se all’alba del ventesimo secolo i destini delle nazioni in Europa fossero stati intrecciati, la prima guerra mondiale non ci sarebbe stata». 

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