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‘La prossimità’ nel messaggio di Papa Francesco per la XLVIII Giornata delle Comunicazioni Sociali

tn.papacomunCITTA’ DEL VATICANO – Il vero potere della comunicazione è la “prossimità”. E’ quanto sottolinea Papa Francesco nel suo Messaggio per la 48.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – che si celebra il prossimo primo giugno – e pubblicato oggi. Nel Messaggio incentrato sul tema “comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”, il Papa paragona il comunicatore al Buon Samaritano che si fa prossimo agli altri. Ampio spazio viene dato nel documento all’ambiente digitale: anche qui, esorta il Papa, il cristiano è chiamato ad offrire la sua testimonianza e a raggiungere le “periferie esistenziali”.

La Sala Stampa della Santa Sede, ha pubblicatooggi  il messaggio del Santo Padre Francesco per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo: “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”. Il testo pontificio è stato tradotto nelle seguenti lingue:  Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Portoghese.  Nel Messaggio il Pontefice si chiede: “Come allora la comunicazione può essere a servizio di un’autentica cultura dell’incontro? E per noi discepoli del Signore, che cosa significa incontrare una persona secondo il Vangelo? Come è possibile, nonostante tutti i nostri limiti e peccati, essere veramente vicini gli uni agli altri? Queste domande si riassumono in quella che un giorno uno scriba, cioè un comunicatore, rivolse a Gesù: «E chi è mio prossimo?» (Lc 10,29). Questa domanda ci aiuta a capire la comunicazione in termini di prossimità. Potremmo tradurla così: come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

 Clicca il link per leggere il messaggio per intero: http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/01/23/0051/00091.html

a cura della Redazione Papaboys

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