Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima: Vangelo e carità

foto.quaresimaCITTA’ DEL VATICANO – Nel tempo di Quaresima, la Chiesa sia “disposta e sollecita” nel curare ogni miseria materiale, morale e spirituale con l’annuncio del Vangelo e il servizio concreto della carità. Lo afferma Papa Francesco nel Messaggio scritto per il periodo di preparazione alla Pasqua, che inizierà il prossimo 5 marzo, Mercoledì delle Ceneri.

Tre miserie che nel mondo non sono mai mancate: il non avere niente – o averne troppo poco – per vivere con dignità in mezzo agli altri, l’avere un cuore e una mente bruciati da una qualche schiavitù, oppure avere le mani anche piene di beni ma vuota l’anima, che non sa credere in niente perché niente vale la pena. E dall’altra parte, l’“antidoto”: il Vangelo. Per Papa Francesco, la Quaresima consiste essenzialmente nel curare le prime mettendo in pratica il secondo. Il suo Messaggio ruota attorno alla povertà cristiana così come la spiega S. Paolo: Gesù, “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”. Questo, scrive subito il Papa, “non è un gioco di parole” né “un’espressione ad effetto”, ma la dimostrazione dello “stile di Dio” e della sua “logica”. Dio si rivela al mondo con la povertà di suo Figlio, “spogliato” di potenza e gloria perché il suo modo di amare l’uomo è fatto di “grazia, generosità, desiderio di prossimità”. “Dio – scrive Papa Francesco – non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico”. Dio è invece un Padre che in Gesù “non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate”. La carità, l’amore – insiste – “è condividere in tutto la sorte dell’amato”. E questo tipo di amore “rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze”. Dunque, spiega il Papa “questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi” è “proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano”. E per dei cristiani, sempre, e soprattutto in Quaresima, non c’è altra strada che “l’imitazione del Maestro”.

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Dal tipo di amore, Papa Francesco passa agli obiettivi. “Siamo chiamati – dice – a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle”. La miseria, chiarisce anzitutto, “non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza”. Dopodiché distingue: la miseria “materiale” è quella più evidente per cui una persona non ha cibo sufficiente, o acqua, condizioni igieniche, lavoro, possibilità di sviluppo e di crescita culturale. E di fronte questo, ribadisce Papa Francesco, “la Chiesa offre il suo servizio” in senso ampio, cioè impegnandosi anche perché “cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria”. “È necessario – chiosa – che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione”.

C’è poi la miseria “morale, che è “non meno preoccupante”. Quante famiglie – osserva il Papa – sono “nell’angoscia”, e spesso si rovinano, “perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia!”. E quante, prosegue, “sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute”. In questi casi, scrive, “la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente”. Alla miseria morale si lega spesso quella “spirituale” e qui, asserisce Papa Francesco, “il Vangelo è il vero antidoto”, che impegna quindi il cristiano “a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna”.

“Cari fratelli e sorelle – è l’auspicio di Papa Francesco – questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico”, ma “potremo farlo – sottolinea – nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà”. E soggiunge: “La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole”.

Il servizio è di Alessandro De Carolis per la Radio Vaticana (anche in file audio):RealAudioMP3

1 COMMENTO

  1. Santo Padre Papa Francesco,per i molti,la fame e la povertà,e solo l’assenza del cibo materiale,per noi occidentali europei,che veniamo da lontano,sappiamo realmente cosa è il sacrificio,per il semplice motivo che molti di noi hanno avuto genitori,onesti,che ci hanno insegnato che cose la vita,facendoci vedere sopratutto chi stava peggio di noi.( apro una parentesi sulle mie varie patologie,che sono diverse e gravi,ma che io vivo in amore in Dio ringraziandolo ogni istante della mia vita delle belle esperienze positive che mi dona gratuitamente,mia Mamma Carmela mi ha sempre detto guardati indietro se non trovi qualcuno che sta peggio di te allora potrai contestare).Le scrivo perché e da molto che porto questa mia teoria,che l’ho avuta attraversa i Santi Vangeli;L’episodio Di Marta e Maria,e uno poi c’è ne sono, diversi,che si possono decifrare in questo modo;La fame del mondo occidentale,è sopratutto della conoscenza reale,di Dio Padre,del Maestro Alla Vita Gesù Cristo,e di Sua Madre L’Immacolata Concezione,non e che io ne sappia tanto,ma il solo seguire con attenzione,le Sante Letture ed ascoltare bene la Santa Omelia,già Domenica dopo Domenica,ti aiuta molto,poi se riesci anche a partecipare ad un cammino,e un mattoncino in più,e poi piano piano avviene dentro di te una trasformazione,ed ahi sempre più sete di Dio tuo Padre.
    P.s Chiedo Perdono per la mia lungaggine purtroppo sono solo un autodidatta della grammatica italiana.

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