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Medjugorje. Nancy e Patrick hanno realizzato un sogno: un castello al servizio della Gospa

Il pellegrino che si reca a Medjugorje per la prima volta, rimane sbalordito delle costruzioni che sono li presenti, quasi mai sono allineate, sembrano edificate a caso, come se, chi ha redatto il piano regolatore, lo abbia fatto da ubriaco. Una situazione che ricorda molto quella delle prime borgate romane, che erano spuntate come funghi dopo la seconda guerra mondiale, con edifici tirati su senza alcun criterio e logica. In questo caos urbanistico, il pellegrino non si stupisce quindi, di trovare a Medjugorje un “castello” medioevale di nuova fattura. E’ Il “castello” di Nancy e Patrick, un piccolo borgo con costruzioni in pietra, che ricordano quelle medievali. Una costruzione strana, particolare, direi molto “americaneggiante”, che emerge quasi dal nulla, ed è il frutto di una profonda conversione spirituale del suo progettista.

Incontro in questa strana casa, il suo ideatore Patrick e sua moglie Nancy, per raccogliere la loro testimonianza. Patrick era un commerciante di automobili, che viveva in Canada. Aveva tutto quello che il “mondo” ti può far desiderare: successo, denaro, perfino una barca, anzi un vero e proprio yacht. Ma non era affatto felice, lui stesso racconta:

“ Non conoscevo Dio. Ero battezzato ma non entravo in una chiesa da quando ero bambino. Una volta mio figlio mi chiese chi fosse Dio. Io gli mostrai una banconota da 20 Dollari. Questo è Dio, gli dissi”. Questo era Patrick prima della sua conversione, ora con sua moglie Nancy, di origine italiana (Calabrese, preferisce definirsi) sono due meravigliosi testimoni dei messaggi della Gospa.

Vivono a Medjugorje da molto tempo, il loro “castello”, in permanente fase di edificazione, viene utilizzato per ospitare i religiosi, o i laici più poveri, che vengono in pellegrinaggio nella terra della Gospa. Patrick è il più introverso dei due ma è sempre disponibile a dare la sua testimonianza di Fede. Nancy invece, sprizza vitalità da ogni poro della pelle, gioiosa, sempre sorridente, disponibile, ospitale. Sono diventato loro amico, impossibile, del resto, non diventarlo. Oramai quando vado Medjugorje, non lascio mai quella terra baciata dalla Madonna, senza essere andato almeno una volta a salutarli. La loro ospitalità é proverbiale. Ricordo che una volta ero andato a salutarli con un’amica, la quale proprio in quel giorno compiva gli anni. Nancy avendolo saputo, preparò una “torta” fatta con fette di pane abbrustolito, era mercoledì giorno di digiuno. Una “vera” e propria torta, con tanto di candeline, un compleanno allietato da festoni e dal classico “Happy birthday to you … “ cantato a squarciagola. La mia amica confessò che era stato il più bel compleanno che avesse mai festeggiato.

Patrick e Nancy quando si stabilirono a Medjugorje, lasciando il Canada vendettero tutto quello che avevano, “Per vivere vicino alla Madonna”, come amano dire. Racconta di se Patrick: “Per tutta una la vita ho venduto auto. Avevo tutto, ero molto ricco. Ma non conoscevo Dio. Infatti negli affari Dio non c’è, le due cose non si conciliano. Avevo tutto ma non ero felice, la mia vita era un disastro, fatta di matrimoni e divorzi. Ho quattro figli. Il mio profondo cambiamento, l’inizio della mia conversione, iniziò il giorno in cui lessi i messaggi di Medjugorje. Ce li aveva dati mio cognato, il fratello di Nancy. Lessi un primo messaggio che diceva: “Cari figlioli, vi invito per l’ultima volta alla conversione”. “Ultima volta!”, Queste parole mi colpirono profondamente.

Poi ne lessi un altro che diceva: “Cari figlioli, sono venuta per dirvi che Dio esiste”. Continuai a leggere tutti i messaggi che erano nel libro regalatoci da mio cognato. Li lessi tutti di un fiato e alla fine, vidi la mia vita come in una sequenza di un film. Vidi tutti i miei peccati. Cominciai a riflettere a lungo su quel  primo e su quel secondo messaggio che mi avevano colpito profondamente, capii che erano rivolti proprio a me e iniziai a piangere. Piansi tutta una notte. Così è iniziata la mia conversione. Cominciai ad accogliere i messaggi della Madonna e soprattutto a viverli. Certo non era facile, ma volevo con tutto me stesso farlo. La mia famiglia era un disastro: uno dei miei figli era drogato, un secondo era alcolizzato. Mia figlia a soli 24 anni, aveva divorziato per la seconda volta. Del mio quarto figlio, non sapevo più nulla, neanche dove abitasse.”

Due messaggi della Gospa che colpiscono Patrick dritto al cuore, dritto alla sua Anima, tanto da cambiargli la vita. Inizia così ad andare tutti i giorni a Messa con sua moglie Nancy, si accosta alla Confessione e poi la recita del Rosario quotidiano. Dice Patrick: “In un messaggio la Madonna affermava che la preghiera opera miracoli nelle famiglie e cosi è stato nella mia.” Il figlio più giovane di Patrick e Nancy, che si drogava, si disintossicò. Il secondo figlio alcolizzato, abbandonò per sempre l’alcool. La figlia, dopo due divorzi, sposò un uomo che scriveva canzoni per Gesù. Infine, per ultimo, anche con il quarto figlio ritrovò l’intesa. Tutta un’altra vita, tutta un’altra famiglia. Anche con Nancy le cose cambiano e finalmente si sposano in chiesa, dopo l’annullamento del precedente matrimonio.

Quando Patrick e Nancy decisero di vendere tutto ciò che avevano in Canada, e partire per Medjugorje, era il 1993, c’era la guerra dei Balcani. Racconta che non sapeva nulla di questa cittadina Jugoslava. Giunse in una città del Nord Europa dal Canada, prese un taxi e disse al conducente: “Mi porti in fretta a Medjugorje!”, con grande sbigottimento da parte del tassista! Racconta Patrick:“ Nancy mi diceva spesso: ‘Perché vuoi andare a Medjugorje, che non sai neanche dove si trovi?’.

Io le rispondevo: ‘La Madonna vive a Medjugorje ed io voglio vivere vicino a Lei’. Ero innamorato della Madonna! Volevo starle vicino.  Tutto quello che ho costruito qui è solo per la Madonna, non per me. Noi due viviamo in 20 metri quadrati. Tutto il resto è per coloro che non possono permettersi di pagare un albergo qui a Medjugorje. Tutto questo che ho costruito è un dono per la Madonna. La Gospa ha salvato la mia vita e quella della mia famiglia. Ci ha salvati dalla droga, dall’alcool e dai divorzi. I nostri figli non sono diventati perfetti ma, sono mille volte meglio di prima. Sono convinto che la Madonna ha fatto questo per noi, per me, per mia moglie, per la nostra famiglia.

 

Tutte queste costruzioni che abbiamo fatto, prima con i nostri soldi, poi una volta che sono finiti, ci siamo affidati alla Provvidenza, che non ci ha mai deluso. Tutto questo sarà donato alla Chiesa Madre, qualunque comunità ci verrà, servirà al rinnovamento dei sacerdoti, delle suore e dei giovani che desiderano donare tutto a Dio. Per tutto l’anno centinaia di giovani ci visitano e si fermano da noi. Perciò siamo grati alla Madonna e a Dio, perché li possiamo servire per mezzo di tutte le persone che ci inviano. Quello che vedete qui l’abbiamo donato alla Madonna per mezzo del santissimo cuore di Gesù”.

Quando si è a colloquio con Patrick e Nancy, in casa loro, c’è sempre un via vai di persone, che vengono semplicemente per salutare ma, talvolta, per chiedere un aiuto materiale. Non ho mai visto tali persone lasciare il “castello” a mani vuote, un pacco di zucchero, delle scatole di the, del confezioni di  latte o del denaro; tutti entrano e escono con il sorriso di chi ha chiesto e ha ricevuto, per amore alla Madonna. Quando si va a trovare Patrick e Nancy, non si va mai a mani vuote, si porta sempre qualcosa da mangiare, che mai sarà utilizzato da loro, ma andrà a formare la scorta per i poveri.

La costruzione del “castello” é andata avanti in maniera provvidenziale. Non sono stati mai cercati ingegneri o costruttori. Le persone sono venute spontaneamente:“Sono architetto, sono ingegnere, vorrei aiutarvi”. Anche gli operai che lavorano alla costruzione, lo fanno per amore alla Madonna. Personalmente ho incontrato, nel cantiere del “castello”, medici che impastano calce, maestri che tirano su muri, studenti che spaccano pietre da costruzione, tutti sempre sorridenti e pieni di gioia. Se gli chiedi perchè lo fanno, ti danno sempre la stessa risposta:” La Gospa mi ha cambiato la vita, questo è il mio modo di ringraziarla”.

Raccontando dei primi periodi a Medjugorje, Patrick aggiunge:”Non sapevo che cosa mi aspettasse, quando sono arrivato per la prima volta qui. All’inizio ho collaborato ad alcuni progetti umanitari, occupandomi del sostentamento in diversi uffici parrocchiali, sia in Bosnia che in Erzegovina. Un giorno venne da me un uomo e mi disse che c’era un terreno edificabile, se volevo comprarlo. All’inizio pensavo di cominciare solo con un piccolo edificio ma, alla fine, è diventato qualcosa di molto, molto grande. Un giorno ci venne a trovare Padre Jozo e gli dicemmo che quello era troppo grande per noi. Lui ci rispose: ‘Patrick, un giorno non sarà abbastanza grande’. Tutto ciò che è sorto qui, non è così importante per me personalmente. E’ molto più importante vedere i miracoli che sono avvenuti nella mia famiglia. Anche Padre Slavko ci spronava per questo progetto, lui era mio grande amico e mio confessore. Quando parlavo dubbioso di questo progetto lui mi diceva:‘Inizia e non ti scoraggiare, qualunque cosa accada!’. Ogni volta che aveva un po’ di tempo, Padre Slavko veniva a vedere come procedeva la costruzione. Il giorno della sua morte, 24 novembre 2000, ero con lui sulla sommità del Krizevac. Eravamo fermi in preghiera, poi si sedette per terra, aveva difficoltà a respirare. Quando vidi che aveva smesso di respirare, cominciai a fargli la respirazione artificiale. Mi accorsi che il cuore aveva smesso di battere, è morto tra le mie braccia. Fu un giorno triste per tutti noi, Padre Slavko era amato da tutta la comunità. Il giorno dopo durante l’apparizione, arrivò il messaggio della Gospa che diceva:‘Cari figlioli, gioisco con voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko è nato al Cielo e che intercede per voi’. Fu per tutti noi una grande consolazione“.

 

Patrick nel suo racconto è stato un vero torrente in piena, lui che generalmente è più schivo di Nancy, lei è infatti la più loquace dei due. Ma questa volta è stata stranamente zitta forse, perché indaffarata dalle numerose visite di poveri.  Poi alla fine aggiunge:” Come tu sai, noi non vediamo la Madonna ne siamo veggenti. Noi vogliamo semplicemente testimoniare i messaggi che la Madonna dona. E ringraziarla per tutto ciò che ha fatto nella nostra vita, per noi per i nostri figli.” Poi mi prende dolcemente per mano e mi porta in una cappellina dove c’è una statua del Bambino Gesù di Praga e mi dice: “Voglio farti vedere quante scarpine si sono aggiunte, in questi ultimi tempi”. Si, perché in quella cappellina, vanno a pregare le donne o le coppie, che pur desiderando dei figli, non ne riescono ad averne. Tutto è nato da una donna che li, in ginocchio pregò quel Bambino Gesù di donargli un figlio e così avvenne. Con il tempo molte altre coppie e donne hanno fatto la stessa cosa e sono state esaudite, ne è la prova le numerose scarpine da neonato che sono lì allineate, come ex voto. E’ in quello stesso istante che mi ricordo delle richieste di preghiera di amiche desiderose di un figlio, così le affido a quel Bambino Gesù di Praga, che tanto ha fatto nell’esaudire il desiderio di maternità di molte coppie.

Lascio il “castello” dopo grandi abbracci da parte di Patrick e di Nancy, con la consueta promessa di rivederci nel mio prossimo pellegrinaggio.

Sento un poco di tristezza nell’andare via da quel luogo, da quelle persone; tristezza che svanisce quando, come al solito, Nancy da lontano, indicando se stessa con la mano destra mi dice:” Ricordati di pregare per la moglie di mio marito!”

di Roberto Lauri

Articolo pubblicato su “La Croce Quotidiano”

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