Mazara del Vallo: ‘Casa del gelsomino’ segno di solidarietà fra Sicilia e Tunisia

C’è un fiore che, con il suo profumo, unisce le sponde e i popoli del Mediterraneo, in particolare Sicilia e Tunisia. È il gelsomino. D’ora in poi il suo nome sarà legato a un Centro di prima ospitalità, voluto dalla diocesi di Mazara del Vallo. Si chiamerà, infatti, “Casa del gelsomino” il progetto promosso dall’Opera di religione “Mons. Gioacchino Di Leo” (ente costituito negli anni Sessanta dal vescovo pro tempore di Mazara con finalità socio-culturali e religiose) per rispondere ai bisogni di persone che vivono in grave difficoltà. Il Centro sorgerà a Mazara del Vallo, in un immobile di proprietà dell’Opera di religione, in via San Giovanni 18-20. Il gelsomino, dunque, fiore che cresce bene e profuma Tunisia e Sicilia, quasi a sottolineare simbolicamente la grande capacità di accoglienza dei due popoli.

Alloggio e accoglienza. “Il Centro – spiega don Francesco Fiorino, promotore e rappresentante dell’Opera di religione – vuole dare un alloggio e fornire una prima accoglienza a donne e uomini che si trovano in precarie condizioni socio-economiche”. Con questa iniziativa, aggiunge, “vogliamo dare un’ulteriore risposta ai bisogni di persone del luogo, ma anche d’immigrati soli, che hanno la necessità di avere un domicilio per rinnovare il permesso di soggiorno o per avere una prima ospitalità momentanea”. Il Centro avrà 20 posti letto: 8 per donne, 12 per uomini. Sarà gestito dagli aspiranti al diaconato permanente e da volontari. Ogni persona sarà accolta per un mese al massimo, “tranne per casi di particolare necessità”, puntualizza il rappresentante dell’Opera. Perché questo Centro? “Nella nostra diocesi – fa sapere Fiorino – aumentano sempre più, complice anche la crisi socio-economica, le situazioni di famiglie che vivono in difficoltà e di famiglie che si sfasciano”. Senza dimenticare, poi, “i continui sbarchi sulle nostre coste che fanno aumentare le persone che chiedono aiuto. Attualmente ci sono due centri di accoglienza per richiedenti asilo, gestiti dalla Fondazione diocesana San Vito Onlus, e tre mense”. Con questa nuova opera, sottolinea il sacerdote, che per anni si è occupato di accoglienza e inserimento socio-culturale, “vogliamo continuare a testimoniare la credibilità dell’essere cristiani e a promuovere l’accoglienza gratuita di ogni donna e uomo, fratello e sorella in umanità”.

Tremila euro dal Papa. “L’iniziativa – fa sapere don Fiorino – ha avuto subito un segno di benevolenza e d’incoraggiamento da parte di Papa Francesco che, tramite l’elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski, ci ha fatto pervenire un assegno di 3mila euro”. Una “generosa elargizione” cui “va tutta la nostra riconoscenza e gratitudine. Non solo per il gesto in sé ma perché è stato il Pontefice a indicarci la strada quando ha affermato che ‘la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. (…) Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso’. E noi, dal basso, abbiamo voluto cogliere alla lettera le parole del Santo Padre”.

Servono altre donazioni. “Il dono del Papa, accompagnato da una particolare benedizione apostolica per quanti ci aiuteranno a portare a termine l’opera – aggiunge il promotore -, ci ha sollecitato a rivolgerci ad enti pubblici e privati e a tante persone di buona volontà per avere una fattiva collaborazione, anche con un piccolo contributo economico e/o con la disponibilità a darci una mano per arredare la casa e gestire il progetto di solidarietà”. Ad oggi, “abbiamo ricevuto altre offerte per un valore di 2mila euro. Speriamo bene per altre donazioni che sono molto gradite. Dobbiamo arrivare a raccogliere circa 25mila euro”. Con un obiettivo ben preciso: “Concludere il prima possibile i lavori per inaugurare il Centro in estate”. Da qui l’appello a una piccola donazione per “migliorare la vita di persone che non possiamo lasciare ai margini o far finta di non vedere” (info: [email protected]). E un piccolo dono: il profumo del gelsomino, il fiore che unisce e non divide. di Vincenzo Corrado per l’agenzia Sir

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