Martin Schulz dal Papa: Francesco, punto di riferimento anche per i non cattolici

Martin Schulz dal Papa: Francesco, punto di riferimento anche per i non cattoliciA un mese dalla visita a Strasburgo, Papa Francesco ha ricevuto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Anne Preckel, per la Radio Vaticana, ha intervistato lo stesso presidente Schultz, chiedendogli innanzitutto quale sia la ragione di questa nuova visita al Pontefice:

R. – Un anno fa, quando sono venuto, ho ripetuto l’invito formulato già da molti miei predecessori, invitando il Papa al Parlamento Europeo e il Papa aveva accettato questo invito. Oggi sono venuto per parlare ancora una volta delle condizioni e delle circostanze nel cui ambito si svolgerà questa visita di indubbia importanza. Abbiamo convenuto che questa è un’occasione unica per ambedue le parti: noi riceveremo al Parlamento Europeo la personalità che probabilmente in questo momento storico è un punto di riferimento non solo per i cattolici ma per molte persone, un elemento di orientamento in un’epoca in cui molte persone, invece, sono veramente disorientate perché il mondo cammina a una velocità drammatica, talvolta anche in direzioni molto rischiose … Ecco, in questo contesto, il Papa è uno che dà coraggio alle persone con la sua linearità onesta. Dall’altro canto, il Papa incontra un Parlamento Europeo che ha guadagnato in sicurezza, consapevolezza, potere e influenza, nel quale siedono 750 deputati che rappresentano 507 milioni di persone in 28 Stati: un uditorio, quindi, che farà da cassa di risonanza per centinaia di milioni di persone … Insomma, penso che sarà un momento importante …

D. – L’Europa è in crisi ed ecco che arriva un Papa che viene dall’America Latina, con il Vangelo della solidarietà, dell’apertura, con una cultura dell’incontro; parla anche di un’economia che uccide … Lei ha l’impressione che questo messaggio possa trovare, a Strasburgo, orecchie aperte?
R. – Ne sono sicuro. Osservi le decisioni e le risoluzioni del Parlamento Europeo: vedrà che il tema della giustizia sociale, della disoccupazione di massa, soprattutto quella giovanile – minaccia alla coesione sociale – ricorre molto spesso nei nostri dibattiti. Il Parlamento Europeo è la sede nella quale sono state decise le unioni bancarie: questo è solo un piccolo esempio; questo significa che la supervisione sulle banche, al fine di fermare questo capitalismo speculativo sfrenato, il contenimento dei bonus bancari … tutto questo è stato deciso nel Parlamento Europeo in direzione trasversale, cioè a cavallo di tutti i partiti. Si nota, dunque, la volontà di contenere questo capitalismo speculativo sfuggito al nostro controllo e che è in parte causa della crisi in cui tutti ci troviamo, soprattutto le piccole e medie imprese – che, per inciso, sono le colonne delle nostre economie – che ne risentono più di tutti. E’ opinione “trasversale”, ormai, cioè di tutti i partiti, che sia necessario riprendere il controllo di questa situazione. Quindi, questi messaggi sono importanti, ma non soltanto per il Parlamento Europeo. Sicuramente avranno una grande risonanza nel Parlamento Europeo, ma sono importanti per le nostre società in generale.

D. – Che effetto fa il fatto che il Papa venga da un altro continente?
R. – Vorrei tanto che ci fossero più europei con quello sguardo sull’Europa che ha questo Papa latinoamericano! Papa Francesco – per come io lo comprendo – guarda al concetto di Europa e all’unione dei popoli non solo come un’occasione di politica della pace – questo sì, ovviamente – ma anche, nel mondo multipolare in cui viviamo, vede nell’Europa uno strumento, un’occasione. E io vorrei che ci fossero tanti cittadini europei a condividere questa opinione …

D. – Il Papa ha pronunciato parole chiare del Papa sull’immigrazione. Proprio in questo momento, però, assistiamo ad una sorta di marcia indietro da parte dell’Europa per quanto riguarda la protezione dei profughi. Il primo novembre, “Mare Nostrum” sarà sostituito da “Triton” che prevede la tutela delle frontiere e minore attenzione alla tutela della vita. L’impressione è che quando si tratta della tutela dei propri confini, l’Europa non consideri la tutela della vita come un compito comune …
R. – Bè, l’impressione è giusta e sono tra i maggiori critici di questo atteggiamento. Pochi giorni fa sono stato a Lampedusa per constatare di persona la situazione sul posto. Ho visto anche quello che hanno fatto e fanno i soldati della marina italiana nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”. Voglio ribadire espressamente che non avrei mai immaginato di sperimentare tanta sensibilità umana da parte di soldati, come ho potuto constatare dai soldati e dagli ufficiali della Marina italiana, come dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, che conducono queste operazioni. Gli europei – tutti gli Stati membri, non soltanto le istituzioni – devono avere ben chiaro un concetto: dobbiamo guardare con sobrietà che lo scioglimento di interi Stati nelle nostre più prossime vicinanze fa sì che noi dobbiamo confrontarci con questi problemi e che dobbiamo portarli sotto controllo. Non possiamo continuare a vivere secondo quell’atteggiamento cinico per cui vediamo le persone morire in mare, ce ne rammarichiamo e poi torniamo alle nostre attività quotidiane … Abbiamo bisogno di una combinazione di aiuto umanitario, ma di aiuto umanitario nei Paesi di origine; è necessario anche una lotta alle ragioni per cui queste persone fuggono. Quindi, in termini chiari, l’Europa dovrà apportare modifiche sostanziali alla sua politica sui profughi.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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