Maria Montessori, non solo Pedagogia ma anche Catechismo: “La religione è qualcosa che chiede di crescere dolcemente”

Se la pedagogia fondata da Maria Montessori è conosciuta nel mondo intero, molto meno lo è la sua visione del catechismo. Eppure, da fervente cattolica qual era, si era data ad applicare le grandi linee della sua pedagogia alla trasmissione della fede nei bambini.

Sono poco conosciute, ma Maria Montessori ha scritto tre opere dedicate alla formazione spirituale del bambino: “I bambini viventi nella Chiesa” (1922) “La vita in Cristo” (1931) e “La Santa Messa spiegata ai bambini” (1934). Ella vi sviluppa i grandi principî della sua pedagogia applicati all’insegnamento del catechismo cattolico. Artège ha appena pubblicato in Francia La pédagogie religieuse de Maria Montessori [La pedagogia religiosa di Maria Montessori, N.d.T.], opuscolo che riprende le conferenze di Londra date nel 1952 da E. M. Standing e Madre Isabel Eugenie, amici di Maria Montessori e pionieri della pedagogia religiosa montessoriana nel mondo anglosassone. Vi si ritrova un insegnamento basato sull’attenzione, sulla libertà, sul movimento, nonché su un ambiente e un materiale educativo ben particolari.

Portare a messa i piccolissimi

La religione non è un qualcosa che dev’essere insegnato. […] È qualcosa che chiede di crescere dolcemente. Dobbiamo guardare attentamente questa pianta, darle condizioni ottimali di crescita, proteggerla dal freddo e dal maltempo, ma dobbiamo soprattutto avere la pazienza di vederla crescere coi suoi tempi e secondo il proprio cammino.

Così scriveva la famosa pedagogista in Il bambino (1935). Non si tratta di far imparare subito versetti a memoria ai bambini piccoli, ma piuttosto di destare in loro un amore spontaneo verso Dio, e la certa consapevolezza che Dio li ami.

La prima condizione per questo, secondo lei, è portare i bambini – anche piccolissimi – a messa. Ricordano E. M. Standing e Madre Isabel Eugenie:

La signora Montessori diceva che tutto quello che entra nell’anima del bambino piccolo vi lascia un’impressione profonda; ed ella pensava che, se i bambini non avessero avuto nella loro prima infanzia quell’atmosfera, quella vita famigliare in cui apprendono la religione respirandola, la loro fede potrebbe essere meno viva.

Scrive Maria Montessori in La Scoperta del bambino:

La madre che porta con sé il bambino in chiesa prepara in lui un senso religioso che non può essere suscitato da alcun insegnamento.

L’applicazione all’insegnamento religioso nei periodi sensibili

Una delle basi della pedagogia montessoriana è l’adattamento dell’apprendimento ai differenti stadi dello sviluppo del bambino. Maria Montessori distingue tre grandi tappe nella vita del bambino: la prima infanzia, fino ai 6/7 anni; la seconda infanzia, dai 7 agli 11 anni, poi l’adolescenza. In ciascuna di queste tappe, lo sviluppo del bambino presenta caratteristiche speciali e, sottolineano E. M. Standing e Madre Isabel Eugenie,

ci sono alcuni aspetti religiosi che i bambini assimilano più facilmente in un momento che in un altro.

Così, Maria Montessori era convinta della grande capacità dei piccolissimi di percepire il soprannaturale, e dell’importanza di parlare loro di Dio come di un padre benevolo e protettore, tutto amore. Questo un bambino piccolo è nell’età per comprenderlo. Al contrario, l’insegnamento del bene e del male in quella fase sarebbe, secondo lei,

insegnargli qualcosa che non è capace di comprendere, o perlomeno che non può assimilare. La scoperta del bambino

Il solo insegnamento che può essere verbalizzato in uno stadio pre-scolare, è che Dio ha fatto il mondo e che egli ama prendersi cura di ogni creatura. Il bambino

Prima comunione e prima confessione

Un amore che si manifesta col dono dell’Eucaristia, che secondo Maria Montessori si può dare dall’età di 4 o 5 anni.

Dai 7 ai 12 anni i bambini sono molto interessati dalla questione del bene e del male. Scrive la pedagogista ne Il Bambino:

Hanno un grande interesse per il bene e per il male e un grande desiderio di fare tutto quel che è bene e niente di cattivo. Se in questa età offriamo loro degli ideali elevati e delle norme esigenti, ciò li aiuterà a svilupparsi, mentre se si perdono queste occasioni i bambini cresceranno senza veri principî morali, guidati soltanto dal capriccio del momento o da un cieco rispetto dell’opinione altrui.

È dunque l’età della prima confessione. È pure il momento in cui si insegna loro a pregare. Precisano E. M. Standing e Madre Isabel Eugenie:

È con la preghiera che la grazia discende nell’anima. Dio diventa una persona nota e amata. Bisogna insegnare ai bambini a vivere con Dio, a pensare a lui facilmente e a parlargli spontaneamente, spesso e a proposito di tutto; nella gioia per ringraziarlo; nella pena per essere consolati e fortificati; dopo una caduta per essere perdonati.

Gli adolescenti, da parte loro, ricercano un ideale. Applicato alla religione cattolica, esso può essere un desiderio di santità. Spiegano ancora i discepoli di Maria Montessori:

Quel che più di tutto importa è che i giovani abbiano un ardente amore per Nostro Signore Gesù Cristo, che essi siano entusiasmati dall’estensione del suo regno, che siano pronti a sacrificare tutto – anche la vita – piuttosto che offenderlo.

Essi invitano i giovani a costruire un mondo nuovo fondato su Cristo, missione che sarebbe all’altezza delle loro grandi aspirazioni.

L’Atrium, un’aula di catechismo diversa dalle altre

Chiamandola col nome dello spazio riservato nella Chiesa antica all’iniziazione dei catecumeni prima del loro ingresso nella chiesa, Maria Montessori ha fondato nel 1905 una scuola a Barcellona, un luogo di vita religiosa adatto ai bisogni dei bambini: l’Atrium. Ricordano E. M. Standing e Madre Isabel Eugenie:

Ella diceva che bisognerebbe avere un angolo speciale dove tenere tutto ciò che serve all’insegnamento della religione. […] Sarebbe bene che tutto, in quest’angolo, fosse centrato attorno alla vita di Nostro Signore.

Una chiesa in miniatura, in qualche modo, con delle sediole e dei piccoli inginocchiatoi, un’acquasantiera e delle statuette ad altezza di bambino, e anche un angolino bricolage, poiché san Giuseppe era falegname, dove fabbricare oggetti connessi alla religione; una dispensa con tutti gli elementi importanti della Bibbia (l’acqua, il sale, l’olio, il vino), e alla parete potrebbero essere appese alcune frasi sacre, come pure la “striscia dorata”, un prospetto cronologico della storia sacra in cui la parte corrispondente alla vita di Gesù venga marcato in oro. Racconta Maria Montessori:

Alle finestre si trovavano delle tende luminose che i bambini potevano tirare per attenuare la luce. Si sono dati da fare per preparare la chiesa, per mettere a posto le sedie, per riempire i vasi di fiori, per accendere alcune candele.

Un posto in cui i bambini possono essere, sul piano spirituale, tanto attivi quanto vogliono.

Il materiale del “libro aperto”

Chi dice “Montessori”, dice anche “materiale specifico”. Per la trasmissione della fede, Maria Montessori ha inventato il materiale del “Libro aperto” per insegnare ai bambini lo svolgimento della messa. Quando hanno 9 anni,

dobbiamo insegnare ai bambini come seguire la messa e insegnare loro tutti i dettagli, ma fuori della messa!, così che quando vi si trovano il loro animo sia libero di meditare e seguire,

affermano E. M. Standing e Madre Isabel Eugenie. Il materiale è costituito da carte colorate da rimettere nell’ordine della messa, e da piccoli sagomati in cartone che rappresentano sacerdoti, da posizionare a seconda della collocazione del prete in questo o quel momento della messa. Una volta che ciò sia acquisito, s’insegna il significato di certi gesti del prete con dei segni simbolici.

Parlando di educazione religiosa, Maria Montessori diceva:

L’argomento che noi insegniamo è fissato; quel che importa è sapere come insegnarlo in modo dinamico.

Una questione alla quale si è sforzata di dare risposta, e che resta di bruciante attualità per molti catechisti ancora oggi.

Di Mathilde De Robien per Aleteia.org

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