Manuel: credevo di essere gay…

Pubblichiamo una lettera di Manuel Half: “Mi chiamo Manuel e ho 17 anni. Fino a qualche mese fa credevo di “essere un gay” che detestava suo “padre gay”. La mia storia è un po’ complicata anche solo da raccontare e non esclusivamente per motivi di riservatezza ma anche per questioni connesse alla sicurezza mia e di mio padre. Per questi motivi sono costretto all’anonimato. Mi limito a raccontarvi brevemente ciò che è raccontabile. La persona che mi ha avuto nella pancia per nove mesi non so chi sia ma ne conosco la nazionalità. Mio padre è omosessuale e ha lottato con tutte le sue forze per avermi, al punto di aver rotto, tutti i suoi legami di parentela circa 17 anni fa. Ho viaggiato molto a causa degli interessi e delle attività di mio padre. Da qualche mese siamo fermi in Italia soprattutto per ragioni di salute. Mio padre mi ha cresciuto nell’ossessione che io non avessi mai il dubbio di non essere eterosessuale e fin da piccolo mi inculcava tutti quegli stereotipi “da maschio” che in pubblico ha sempre ridicolizzato: dalla scelta dello sport, al modo di abbigliarmi, all’atteggiamento in pubblico. Non sono mai stato troppo libero nelle relazioni con le altre persone e, oltre a ciò che si poteva dire o non si poteva dire, sono stato alquanto “controllato” in tutto ciò che facevo e dicevo. Le condizioni economiche hanno permesso che non mi mancasse mai nulla dal punto di vista materiale, anzi. Il rapporto con mio padre, un pò a causa delle sua ossessione verso di me, un pò perchè la pressione di non deluderlo non è sempre stato facile da sopportare, non è mai stato un granchè e ultimamente stava peggiorando. Per il resto io non ho mai avuto bisogno di “fiabe gay” perchè ci sono dalla nascita in una fiaba gay.

Poi qualche mese fa qualcosa è cambiato, è come se quella corazza di supervisione di mio padre sulla mia vita si stesse sgretolando. Ho iniziato a mettere il naso fuori dalla fiaba e mi sono scontrato con la realtà. E la realtà è che anche io ho dei sentimenti. E’ difficile spiegare ad altre persone i sentimenti che si provano. E’ come se io avessi sviluppato dentro di me un antidoto ai sentimenti ed avessi imparato a rimanere freddo e impassibile di fronte a qualsiasi cosa. Mi succede spesso anche ora, che mi chiudo appena qualcuno viene verso di me. E’ successo che mi è crollato addosso il mondo intero quando ho conosciuto la morale della fiaba che stavo vivendo. Mi sono sentito sfruttato. Mi sono sentito umiliato. E questi per me erano sentimenti, emozioni che volevano uscire a tutti i costi, era un rancore che non si poteva raccontare, perchè era fare del male a mio padre. Come avrei potuto essere la causa di un dolore così grande per mio padre? Come quando mi chiedeva “sei sereno?”, “mi vuoi bene?” e mi usciva sempre un “si” invece della rabbia di un “no!”. In questi anni a volte ho sfogato la mia collera contro me stesso, perchè ero un figlio cattivo, non ero quel figlio che mio padre credeva di tirare su. E me ne facevo una colpa. Mi facevo la colpa di essere il fallimento di mio padre, in carne ed ossa. La fiaba non finiva come l’aveva immaginata lui: il principe azzurro per lui non è mai arrivato e cappuccetto rosso ha scoperto che la strega non era così cattiva. Mio padre mi ha sempre insegnato che un genitore non è chi ti genera ma chi ti ama, mi ha insegnato che è falso sostenere che un bambino ha bisogno di una mamma, mi ha insegnato che quello che conta è l’amore e non il sesso del genitore: è quì il punto!

Il punto non è se una qualsiasi persona, etero o gay, possa o meno essere un bravo genitore perchè non esiste il bravo genitore. Ogni anno sono circa 1.200 i bambini dichiarati in stato di abbandono adottabili in Italia che per la maggior parte vivono in case-famiglia (grazie alla legge 184 anche se non ancora completamente attuata) e 50 mila sono le famiglie dichiarate abili all’adozione. Questi bambini vivono come in delle grandi famiglie, con tanti bambini, operatori che li seguono da vicino e cercano di dargli tutto l’amore possibile. Eppure la casa-famiglia, dice la legge, deve essere considerata una esperienza di passaggio perché l’obiettivo è trovare una famiglia adatta che possa accogliere le esigenze del bambino. Perchè l’amore è importante (le cure e l’affetto di cui un bambino ha bisogno) ma non è tutto. C’è qualcosa di più importante del nutrimento o del gioco, qualcosa che viene prima. Quello di cui ha veramente bisogno il bambino è che il suo mondo esteriore cresca insieme al suo mondo interiore, che non è fatto solo di affettività ma anche di sapere chi è lui in relazione e in rapporto al mondo. Relazione e rapporto si imparano dalla mamma e dal papà. Il bambino apprende soprattutto dall’osservazione delle relazioni e dei rapporti che accadono intorno a lui. E nella famiglia, col papà e con la mamma, impara tutto ciò di cui avrà bisogno nella vita, è un laboratorio, un specchio della vita. La mancanza di un papà o di una mamma è un’eccezione abbastanza rara. La stragrande maggioranza delle volte il figlio sopravvive ai genitori e quando ciò non accade (per morte o separazione) il bambino ne soffre.

I bambini da un lato sono molto fragili e hanno bisogno delle cure più attente da parte degli adulti. Dall’altro hanno una capacità d’adattamento praticamente infinita e cercheranno di adattarsi alla mancanza di un padre, di una madre o di entrambi i genitori. Sostenere che per un bambino avere un padre o non averlo, avere una madre o non averla sono la stessa cosa significa che c’è qualcosa dietro, di diverso dal bene ultimo del bambino. Significa che viene anteposto qualcos’altro allo sviluppo psichico più facile e adatto al bambino. Il bambino si adatterà inconsciamente alla mancanza di una madre o di un padre. Ma costringerlo ad adattarsi a causa del desiderio di paternità o maternità di un adulto io non lo chiamo amore. Per questi motivi oggi mi sento impegnato, con tutti i miei limiti, in una battaglia di verità al fianco di tante persone che ho conosciuto in questi mesi: omosessuali, eterosessuali, religiosi o atei. La battaglia contro l’ideologia del gender, contro i matrimoni gay e per la difesa del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre. Oggi amo mio padre perchè ho capito che anche lui è caduto nella trappola Lgbt, che ci vorrebbe tutti identici a spese dei più deboli. Manuel

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