Maltempo. Il Patriarca Moraglia: «Venezia, una città da salvare»

Maltempo. Ecco un’intervista tratta da Avvenire al Patriarca Francesco Moraglia: «Venezia, una città da salvare». Redazione Papaboys

Venezia

«La città presenta difficoltà su cui ci incontriamo e scontriamo ormai da anni. Un sistema di difesa che non entra mai in atto, il passaggio delle grandi navi e altro. Forse si toccano tanti interessi e forse questo può dispiacere a qualcuno. Mi spiace di non essere simpatico nel dirlo, ma lo dico da veneziano e da persona che ama questa città».

Così ha detto il Patriarca, monsignor Francesco Moraglia, davanti ai vertici che a Venezia stanno affrontando la nuova emergenza dell’acqua alta, dal go- vernatore del Veneto, Luca Zaia, al Capo Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, al sindaco della città, Luigi Brugnano. Moraglia non ha nascosto sconcerto ed amarezza per quanto accaduto. Ed anche per quanto non è accaduto in termini di protezione, di tutela.

Monsignor Moraglia, martedì sera era in piazza, davanti a quella che è stata definita un’apocalisse.

Vorrei che si vedessero le immagini di piazza San Marco intorno alle 22.30-23 di ieri (martedì, ndr). Io non ho mai assistito ad una cosa del genere: ho visto piazza San Marco molte volte colma, ma l’altra sera c’erano onde che sembrava di essere in riva al mare.

Il suo primo pensiero è stato per la Basilica di San Marco, con un metro e 10 cm d’acqua e la cripta allagata?

Oggi (ieri, ndr) il primo pensiero va a chi ha perso la vita e a tutti i veneziani che stanno vivendo situazioni difficili. Solo un anno fa abbiamo vissuto una situazione analoga ed era chiaro che si sarebbe potuta ripetere. Venezia è una città unica e l’intervento di soccorso richiede tempi, risorse e procedure che nessuna altra città conosce.

Che non ci sono state?

Questa mattina ho fatto un lungo giro per la città e ho visto persone disperate che mi hanno ricordato come lo scorso anno fossero nella stessa esatta situazione. Venezia è una città ferita ed molto fragile.

Lei ha espresso amarezza come prima reazione.

L’acqua alta era annunciata. L’amarezza? Noi accogliamo volentieri le autorità e i ministri quando vengono a inaugurare le mostre, le rassegne della Biennale, e tante altre belle feste veneziane, ma li vorremmo anche presenti su un tavolo, a discutere su cose che riguardano la nostra sicurezza. Ogni anno Venezia è provata. Il 29 ottobre dell’anno scorso c’è stato non un fenomeno di questa entità, ma che ha allarmato e sul quale avevamo chiesto alle autorità precisi interventi.

Il sistema delle dighe mobili è completato al 95% eppure non si riesce a farlo funzionare.

Sarebbe opportuno sapere cosa sarà del Mose, cosa possiamo attenderci dopo tante promesse e attese. Ottanta per cento, mi dicono, della città è andata sotto l’acqua, con disastri ai piani inferiori, ai primi piani ai piani terra. Un pensiero ai miei veneziani, tanta vicinanza, ho chiesto alla Caritas che si attivi in tutti i modi possibili e rendo disponibili anche i fondi di emergenza per la carità che quando dovessero essere richiesti in modo motivato saranno a disposizione, soprattutto delle persone fragili, penso a quelli che dormono per strada, quelli che non hanno ritrovi. Auspico che le nostre parrocchie, e sono convinto lo faranno, si rendano disponibili anche per la prima accoglienza.

Ben 70 posti quelli immediatamente recuperati. Ma ritorniamo alla Basilica di San Marco. Come sta?

La Basilica di San Marco sta soffrendo di danni strutturali perché l’acqua che la invade è salata e quindi provoca danni irreparabili soprattutto quando si asciuga nella parte bassa di mosaici e pavimenti. La Basilica è la sede della Chiesa veneziana, un monumento mondiale, quindi veramente è necessario intervenire; noi possiamo fare la manutenzione ordinaria, ma non possiamo fare quella straordinaria e strutturale. Su questo auspico quindi ci sia l’attenzione del governo.

L’acqua alta è entrata in numerose altre chiese della città

Sì, l’acqua è entrata in modo notevolissimo in numerose chiese. Addirittura a S. Maria Mater Domini c’era tanta acqua da non riuscire ad entrarci. Alcuni centimetri di acqua hanno raggiunto (altro dato inedito ed eccezionale) il piano terra del Seminario Patriarcale, a fianco della Basilica della Salute.

Dopo l’emergenza, tutto ritornerà come prima? È questo che l’amareggia?

Questa sia l’occasione perché assieme e in modo condiviso si ripensi la città.

Ripensarla come?

In generale. È desolante vedere zone di Venezia che sono a poche centinaia di metri dai flussi turistici e completamente disabitate, sole, è davvero sconfortante.

A Venezia si contrappongono le esigenze economiche a quelle della salvaguardia, come accade a Taranto?

Venezia non è Taranto, però anche Venezia ha alternative da trovare, che possano permettere alla città di essere vivibile, non Disneyland o Pompei. Purtroppo, stiamo andando verso qualcosa di simile. Una volta ho detto che Venezia non è più una città abitata, non è più una città dove si sentono le voci dei bambini, gli anziani sono pochi, sono confinati in appartamenti con scale che sono difficilmente percorribili. Ecco dobbiamo cercare di ripensare la città non tagliando fuori nessuno, ma pensando che il bene comune.

Redazione Papaboys

Fonte avvenire.it – Francesco dal mas

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome