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Lunedì 1° dicembre – Insegnami questa fede pagana

Lunedì 1° dicembre – Insegnami questa fede paganaIn quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:  «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa». All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. Matteo 8,5-11

Ci sarà questa tavola.
Ci sarà questa casa.
Sarà il tuo regno.
Sarà la tua cena.
E ci saranno tutti.
Tutti quelli che non sapevano.
Tutti quelli che non potevano.
Tutti quelli che non riuscivano.
Che stavano fuori.
Che stavano a terra.
Che stavano lontani.
Saranno lì, seduti, a casa.
Loro così piccoli e, ora, così lontani.
Loro saranno vicino ai grandi.
Vicino a te.

Che tenerezza il potere che serve la dolcezza, la forza che scongiura.
Che meraviglia il pagano che smuove le montagne.
Che amore questo centurione che ti ruba il cuore.
Sono commossa.
Sono turbata.
Sono ammirata.
Insegnami, amore mio, questa fede pagana, lontana, grande.
Insegnami questa fede che porta alla tua mensa.
Insegnami questo amore così forte e così potente.

Guardo questo centurione.
Siamo appena arrivati a Cafarnao.
Ed è già qui.
Avrà corso.
Ascolto questo centurione.
La sua emozione.
Il suo dolore.
Non è per sé.
Ma per un suo servo.
Ascolto le sue parole.
Vengono da un cuore buono.
Da un cuore vero.
Ama come sa.
Preoccupandosi.
Ama come può.
Lo tiene a letto, in casa.
Sa che lui non può tutto.
Corre da chi può.
Implora.
Scongiura.
Sa che l’amore guarisce, soccorre.
Anche se non lo meriti.
Guardo questo centurione.
E voglio la sua forza nell’amare.
Forza del cuore e delle gambe.
Ama e corre.
Guardo questo centurione.
E voglio i suoi sentimenti.
Dolore ed emozione per chi soffre nel suo cuore e nelle sue parole.
Ama e chiede, implora.
Guardo questo centurione.
E voglio la sua forza.
Forza umile, vera.
Sa chi è.
Sa chi sei.
Piega le ginocchia e ama.
E il servo guarisce e la fede fiorisce.
Guardo questo centurione.
E voglio rubarti il cuore come ha fatto lui.
E voglio tornare a casa con lui.
Perché lui siederà nella tua casa.
È sicuro.

Hai ragione, amore mio.
Non c’è.
Non lo troverai un altro come lui tra di noi.
Uno così forte da correre qui per primo.
Uno con il cuore nelle gambe.
Hai ragione, amore mio.
Non ce ne è un altro.
Un altro padrone che si inginocchia e scongiura per un servo.
Non ce ne è un altro.
Un altro capo che sa farsi obbedire ma che sa anche obbedire.
Non ce ne è un altro che sa di non essere degno e aspetta e attende tutto da te, certo e fedele, sicuro e amato.
Amore mio.
Amore mio.
Ho imparato tanto da questo uomo.
Ho imparato tanto.

Di Don Mauro Leonardi

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