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L’invito di Francesco alla gioventù di tutto il mondo: continuate a sognare. No alla droga

Il Papa visita la sede romana del progetto Scholas Occurrentes che già promuoveva a Buenos Aires. «Anche gli europei sono meticci, non è il momento di giocare al laboratorio asettico»

«Continuate a sognare». Lo ha detto papa Francesco ad alcuni giovani «dreamers» (sognatori), ossia figli di immigrati negli Stati Uniti ai quali Barack Obama aveva concesso la cittadinanza con una decisione poi abolita da Donald Trump. Sono alcuni dei giovani interlocutori ai quali Jorge Mario Bergoglio si è rivolto in video-collegamento durante la visita che ha compiuto questo pomeriggio alla sede delle Scholas Occurrentes, progetto educativo per l’inclusione sociale dei ragazzi meno abbienti che già promuoveva quando era arcivescovo di Buenos Aires e ora si è esteso globalmente.

«Sono vicino a voi perché i vescovi americani mi hanno raccontato le vostre sofferenze», ha detto il Papa a un gruppo di ragazzi in Texas. «Io sono figlio di emigrati e se non ci fossero state persone che hanno accolto i miei genitori io non sarei qui con voi oggi. Una delle cose più belle è accogliere una cultura che arriva da altri paesi, arricchirsi con il dialogo, accogliere l’altro. Questo non lo dico io, lo dice una persona molto più importante di me, lo dice Dio. La Bibbia è chiara: ricevi il migrante, ricevi il rifugiato perché anche voi eravate rifugiati in Egitto. Anche Gesù è stato un rifugiato». Ai «dreamers» presenti, Francesco ha detto: «La prima cosa che vi dico è che prego per voi. La seconda cosa è continuate a sognare. Avvicinarsi alle persone che vi vogliono bene e che vogliono difendervi in questo momento difficile. Non odiate nessuno». Sul tema delle migrazioni, più in generale, Jorge Mario Bergoglio ha detto: «Chiedo a tutti i popoli di aiutare i migranti, perché sono la promessa della vita per il futuro. «Ai migranti chiedo: custodite il popolo che vi riceve, rispettate le sue leggi, camminate come fratelli in questo cammino dell’amore». Agli europei il Papa ha detto: «Non vi dimenticate che anche voi siete meticci per via delle grandi migrazioni dei tempi dei barbari, dei vichinghi. Questo non è il momento di giocare al laboratorio asettico. È il momento di accogliere coloro che arrivano e di rispettare le leggi del popolo che riceve». A un ragazzo che sempre da Houston gli domandava «perché Dio manda gli uragani», il Papa ha risposto che la risposta non è semplice ma che siamo chiamati tutti ad aiutarci gli uni gli altri.

Scholas Occurrentes è una Fondazione di Diritto pontificio ed ha l’obiettivo di offrire esperienze educative fondate sulla partecipazione e l’impegno personale, secondo un modello formativo basato sull’incontro, sul dialogo e sul rispetto delle diversità. La sede romana, che il Papa ha inaugurato a giugno scorso, si trova nel palazzo extraterritoriale vaticano di San Callisto, nel quartiere Trastevere. Erano presenti, tra l’altro, alcuni studenti provenienti dalla Palestina e da Israele che hanno piantato con il Papa un olivo della pace.

Il Papa ha dialogato in collegamento con giovani ragazzi in difficoltà di Messico, Paraguay, Argentina, Portorico e Texas, che hanno portato la loro testimonianza sul lavoro di sostegno delle Scholas Occurrentes.

«Una rivoluzione si può fare in tanti modi ma qui c’è una donna che fa la rivoluzione col sorriso io la chiamo “smile revolution”», ha detto il Papa parlando di una ragazza paraguaiana: «Con la donna del Paraguay non si può stare tranquilli» perché «ha una grande forza». In video-collegamento c’era anche il presidente del paese latino-americano, Horacio Cartes. «Per cambiare il mondo basta un’unica cosa, cambiare il cuore e dare vita a un ponte dell’amore», ha detto ancora Francesco. «Un grande cuore generoso, basta un cuore». A un ragazzo di Buenos Aires, che si era esibito per lui in un lungo pezzo rapper, Francesco ha detto: «Bravo, hai la capacità di improvvisare. Cambia la storia un cuore libero, non prigioniero». Poi rivolto a quel gruppo ha aggiunto: «Un cuore libero dalla droga, per favore la droga non è una soluzione». In un altro collegamento, Francesco ha affermato: «Non lo so quando verrò a porto Rico. Non è facile preparare un viaggio. Voglio venire ma non so quando».

Sull’attività educativa della Fondazione, il presidente di Scholas, José María del Corral, ha dichiarato in una nota: «Roma per vocazione e storia ha un ruolo universale di dialogo e collegamento tra i popoli. La nostra sede nella Città Eterna vuole coinvolgere le istituzioni europee e dei Paesi del mediterraneo per innalzare a livello planetario la qualità educativa offerta ai nostri giovani. Grazie al magistero e al sostegno di Papa Francesco contiamo di poter lavorare con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per dare alle nuove generazioni reali opportunità di crescita e di inclusione sociale».

di Iacopo Scaramuzzi per Vatican Insider

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