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L’invito di Papa Francesco per un giornalismo ‘non superficiale’: ‘Consumate le suole delle scarpe!’

Nel Messaggio per la 55.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema “Vieni e vedi. Comunicare incontrando le persone dove e come sono”, Papa Francesco mette in guardia dal rischio di un’informazione sempre uguale, esortando ad andare “laddove nessuno va” e non raccontare la pandemia solo con gli occhi del mondo più ricco

Debora Donnini – Città del Vaticano per Vaticannews

La chiamata a “venire e vedere” è anche “il metodo di ogni autentica comunicazione umana”. È questo il cuore del Messaggio di Papa Francesco per la 55.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema “«Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono”, reso noto oggi, alla viglia della memoria di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. La Giornata cade a maggio 2021 ed è stata celebrata per la prima volta nel 1967. Porta dunque la firma di Paolo VI il primo testo di un Pontefice per tale occasione. L’appuntamento annuale di preghiera e di impegno per le comunicazioni sociali era stato introdotto nella Chiesa dal Concilio Vaticano II, con il decreto Inter mirifica.

“Vieni e vedi”, così si comunica fede cristiana

Il Messaggio per la Giornata contiene dunque quell’invito che Filippo rivolge a Natanaele – “Vieni e vedi” come narra il brano del Vangelo di Giovanni che ispira il tema – che non consiste nell’offrire ragionamenti ma “una conoscenza diretta”. “Da più di duemila anni – sottolinea il Papa – è una catena di incontri a comunicare il fascino dell’avventura cristiana”. D’altronde “nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona”. Per ogni “espressione comunicativa” che voglia essere onesta, il Papa suggerisce dunque l’invito a “venire e vedere” alla galassia comunicativa di oggi, dai giornali al web, ma anche nella “predicazione ordinaria della Chiesa” come nella “comunicazione politica o sociale”. Forte, quindi, l’attenzione sui rischi di finire in una comunicazione preconfezionata e sempre uguale, “senza uscire mai uscire per strada” per incontrare le persone e verificare. E, in particolare, nel contesto della pandemia il Papa esorta a raccontare anche le vicende delle popolazioni più povere.

Fuori dalla presunzione del “già saputo”

Nel suo discorso ha un forte peso la dinamica del mettersi in movimento con passione e curiosità, dell’uscire “dalla comoda presunzione del ‘già saputo’”. Entrando nella viva attualità, il Papa mette in guardia dal rischio di un appiattimento in “giornali fotocopia” o “in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali”, dove le inchieste perdono spazio a vantaggio di “una informazione preconfezionata, ‘di palazzo’”. Un’informazione che, ricorda, “sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società”. Per Francesco, dunque, “la crisi dell’editoria rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer”, “senza più ‘consumare le suole delle scarpe’”.

papafrancesco.aereo.giornalisti
papafrancesco.aereo.giornalisti

Insidie e opportunità del web

“Se non ci apriamo all’incontro – prosegue il Papa – rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi”. Tuttavia, evidenzia, ogni strumento è utile solo se mette in circolazione conoscenze che altrimenti non circolerebbero. In particolare si sofferma sulle opportunità e le insidie del web. La rete con i social può moltiplicare la capacità e la velocità di condivisione delle notizie, in un flusso continuo di immagini e testimonianze – ad esempio per le emergenze nelle prime comunicazioni di servizio alle popolazioni – ed essere quindi “uno strumento formidabile”. “Tutti – afferma Francesco – possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali” e far “emergere più storie, anche positive”. Esiste, nota, il rischio di una comunicazione social “priva di verifiche”: non solo le notizie ma anche le immagini sono facilmente manipolabili, a volte “anche solo per banale narcisismo”. “Tale consapevolezza critica – asserisce il Papa – spinge non a demonizzare lo strumento, ma a una maggiore capacità di discernimento”, con responsabilità dei contenuti diffusi e del “controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole” così come, ribadisce, “tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere”.

Pandemia e doppia contabilità

L’orizzonte della pandemia, che dall’inizio del 2020 ha travolto il mondo, segna decisamente questo Messaggio. Il Papa avverte che esiste il rischio di raccontarla, così come ogni crisi, “solo con gli occhi del mondo più ricco”, di tenere una “doppia contabilità”. Il pensiero di Francesco va, in questo senso, alla questione dei vaccini e delle cure mediche, al rischio di esclusione delle popolazioni più indigenti. “Chi ci racconterà – si chiede – l’attesa di guarigione nei villaggi più poveri dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa?”. Si tratta di un pericolo che investe anche il “mondo dei più fortunati”, dove “il dramma sociale delle famiglie scivolate rapidamente nella povertà resta in gran parte nascosto”, dove “non fanno troppa notizia le persone che, vincendo la vergogna, fanno la fila davanti ai centri Caritas per ricevere un pacco di viveri”. Le differenze economiche rischiano quindi di segnare l’ordine della distribuzione del vaccino anti-Covid, con i poveri sempre ultimi e “il diritto alla salute per tutti affermato in linea di principio” ma “svuotato della sua reale valenza”.

Il grazie ai giornalisti che raccontano guerre dimenticate

Dal cuore del Papa scaturisce anche un ringraziamento per il coraggio di tanti operatori della comunicazione. È merito di giornalisti, cineoperatori, montatori, che spesso rischiano nel loro lavoro, “se oggi – dice – conosciamo, ad esempio la condizione difficile delle minoranze perseguitate in varie parti del mondo; se molti soprusi e ingiustizie contro i poveri e contro il creato sono stati denunciati; se tante guerre dimenticate sono state raccontate”. Sarebbe un impoverimento, rimarca, se queste voci venissero meno.

La comunicazione con occhi, tono, gesti

“Il ‘vieni e vedi’ era ed è essenziale”, riafferma quindi il Papa nel Messaggio. “Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti”, sostiene Francesco facendo riferimento al grande peso che la comunicazione non verbale ha nell’esperienza che facciamo della realtà. La grande attrattiva che esercitava Gesù era dovuta alla verità della sua predicazione, ma l’efficacia era inseparabile dal suo sguardo, dagli atteggiamenti e “persino – rimarca – dai suoi silenzi”. In Lui – il Logos incarnato – la Parola si è fatta “Volto”.

Lo stupore e l’eloquenza vuota

Nel Messaggio rivolto al mondo di chi si occupa quotidianamente di comunicazione, non manca il riferimento a autori che hanno sottolineato l’importanza dell’esperienza concreta. “Apri con stupore gli occhi a ciò che vedrai, e lascia le tue mani riempirsi della freschezza della linfa, in modo che gli altri, quando ti leggeranno, toccheranno con mano il miracolo palpitante della vita”, consigliava ai suoi colleghi giornalisti il Beato Manuel Lozano Garrido, vissuto nel ‘900 e beatificato nel 2010. Nei primi secoli del cristianesimo lo stesso sant’Agostino ricordava che “nelle nostre mani ci sono i libri, nei nostri occhi i fatti”, esortando a riscontrare nella realtà il verificarsi delle profezie presenti nelle Sacre Scritture. “In ogni ambito della vita pubblica, nel commercio come nella politica”, “quanta eloquenza vuota abbonda anche nel nostro tempo”, è la considerazione del Papa, che si richiama anche alle sferzanti parole del grande drammaturgo inglese William Shakespeare, ne Il mercante di Venezia, sul parlar all’infinito e senza dir nulla. Parole, assicura Francesco, che “valgono anche per noi comunicatori cristiani”.

L’incontro personale, via del Vangelo

Nel testo ritorna il riferimento alla buona novella del Vangelo che riaccade oggi “ogni qual volta – dice – riceviamo la testimonianza limpida di persone la cui vita è stata cambiata dall’incontro con Gesù”. Si tratta di persone che hanno accettato lo stesso invito “Vieni e vedi” e “sono rimaste colpite da un ‘di più’ di umanità” che traspariva in chi testimoniava Gesù. “Quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso – immagina il Papa – si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare”, e anche quando non poteva essere incontrato di persona, “il suo modo di vivere in Cristo era testimoniato dai discepoli che inviava”. Da qui la sfida che ci attende, “quella – osserva Francesco – di comunicare incontrando le persone dove e come sono”, come ricorda il tema stesso del Messaggio. In modo poi inedito rispetto ai suoi precedenti testi per questa Giornata, il Papa conclude con una preghiera in cui si chiede al Signore di insegnarci “andare là dove nessuno vuole andare, a prenderci il tempo per capire”, “a distinguere l’apparenza ingannevole dalla verità”. Con “la grazia di riconoscere – conclude – le tue dimore nel mondo e l’onestà di raccontare ciò che abbiamo visto”.

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