Pubblicità
HomeNewsEthica et OeconomiaLibertà di coscienza sotto attacco?

Libertà di coscienza sotto attacco?

Libertà di coscienza sotto attacco?“Fare l’ostetrica è il mio sogno, è la mia vita. Essere lì in quel momento quando quel bambino respira per la prima volta e una nuova vita entra nel mondo e quel sentimento che viene quando si sostiene il bambino e la madre in quel momento è indescrivibile… Io non posso vivere senza. Io vivo per vedere questo momento, per aiutare quelle donne e i loro bambini. Questo è un sogno”. Per questo l’ostetrica svedese Ellinor Grimmark ha scelto di fare l’ostetrica.

Ascoltare la storia di Ellinor è stato molto toccante per coloro che hanno partecipato a un evento parallelo alla 28asessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (United Nations Human Rights Council, OHCHR) presso il Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra su Libertà di coscienza in Europa e la sua protezione nell’ordinamento internazionale.

“Nonostante sia un diritto umano fondamentale protetto dalle leggi internazionali ed europee, c’è una tendenza crescente – particolarmente all’interno delle professioni mediche – a non tenerne conto. Il risultato è che dottori, infermieri e ostetriche vengono licenziati per essersi rifiutati di eseguire o prendere parte alle procedure abortive”, dichiara la ONG ADF International (adfinternational.org), che il 12 marzo scorso insieme a Scandinavian Human Rights Lawyers (shrl.eu) – due ONG che danno assistenza e consulenza legale – ha organizzato l’ evento parallelo perché “il Consiglio dei Diritti Umani delle NU e la comunità internazionale attivassero un ampio confronto sulla mancanza di protezione della libertà di coscienza in vari paesi europei”, dichiara l’avvocato svedese Ruth Nordström, Presidente di Scandinavian Human Rights Lawyers, già Coordinatrice Svedese per l’Iniziativa Popolare Europea Uno di Noi, relatrice all’evento.

L’OHCHR è un corpo intergovernativo all’interno del sistema della nazioni Unite formato da 47 Stati responsabili per la promozione e la protezione dei diritti umani nel mondo. La 28asessione di lavori, iniziata il 2 marzo, terminerà il 27 marzo.

La libertà di coscienza in materia di aborto e di tutela della vita in generale è un terreno minato, nonostante sia un diritto riconosciuto dall’ordinamento internazionale e in particolare dall’art. 9 della convenzione europea dei diritti umani (CEDU).

In realtà viviamo un tempo oscuro per i diritti umani, per il diritto in generale: proprio il 12 marzo l’UE ha adottato un testo, il cosiddetto Rapporto Panzeri, che promuove il “diritto di aborto”, nonostante la Carta dei diritti fondamentali dell’UE dichiari che “la Dignità umana è inviolabile. Deve essere rispettata e protetta” e che “ognuno ha diritto alla vita”. Certo non obbliga gli stati membri, che sono ancora sovrani in queste materie, ma è stato “un giorno triste per i diritti del bambino” dichiara la FAFCE (Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa).

Fino a che punto il diritto alla libertà di coscienza è protetto in Europa, in particolare nell’ambito delle professioni medico-sanitarie? Quali sono i limiti posti alla libertà di coscienza? Erano alcuni degli interrogativi che si poneva l’incontro moderato da Rubén Navarro, Avvocato internazionale dell’ADF International, Direttore dell’Avvocatura dell’ADF International presso le NU a Ginevra.

Tra i relatori, oltre a Ruth Nordström, Paul Coleman, avvocato, direttore presso l’Avvocatura dell’ ADF International presso le NU ed Ellinor Grimmark licenziata perché pro vita.

L’evento “è stato di grande successo” secondo Ruth Nordström. “Lo scopo dell’incontro – precisa la Nordström – era quello di risvegliare l’attenzione sulla mancanza di libertà di coscienza in Europa. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare il Relatore per le NU sulla Libertà di Religione (Special Rapporteur Heiner Bielefeldt, ndr). È stata veramente un’opportunità incontrarlo e condividere con lui la situazione della libertà di coscienza. È rimasto veramente scioccato nell’ascoltare il caso svedese sull’obiezione di coscienza e ha realizzato che è davvero un grande problema”. Fondamentale, secondo la Nordström, che è anche l’avvocato difensore di Ellinor Grimmark, è stato poter presentare il suo caso.

“Abbiamo presentato il caso di Ellinor, spiega Ruth, che è stata licenziata da tre posti di lavoro e ha perso una promessa di lavoro, solo perché vuole lavorare in cliniche dove si fanno nascere i bambini e dove ci si prende cura delle donne. Per la sua fede cristiana ha chiarito che non avrebbe preso parte ad aborti, per questo è stata licenziata”.

Il caso della Grimmark v. Jönköping County Council “è rappresentativo di un problema emergente nell’ambito dei diritti umani in Svezia che riguarda il fallimento nel riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza”, secondo l’ADF International.

“La Svezia ha fallito nello sviluppare un regolamento comprensibile e chiaro che definisca e regoli l’obiezione di coscienza in materia d’aborto nel posto di lavoro”, spiega la Nordström. “I lavoratori svedesi nell’ambito medico sanitario sono repressi, trasferiti, licenziati e messi in situazioni svantaggiose. Le loro libertà protette dai trattati internazionali vengono violate”. Tutto questo nonostante la Svezia abbia sottoscritto integralmente la CEDU.

A settembre ci sarà l’udienza più importante del caso Grimmark v. Jönköping County Council davanti al Tribunale distrettuale in Svezia, nel frattempo i suoi difensori raccolgono pareri e opinioni.

“Ora Ellinor – racconta la Nordström – sta lavorando in Norvegia! Viaggia ogni settimana per lavorare come ostetrica. La Norvegia rispetta la libertà di coscienza”.

“Lei è così altruista”, racconta con passione Ruth, denunciando che la situazione in Svezia è davvero seria. La Svezia non rispetta la libertà di coscienza, quindi “quello che chiediamo con questo caso è che sia rispettata la libertà di coscienza e di religione (art.9 CEDU), e chiediamo che non si facciano discriminazioni ex art. 14 CEDU”. Perché Ellinor è stata discriminata per il suo credo e per la sua coscienza conclude la Nordström.

“Nessuno merita che gli venga negato un lavoro semplicemente perché è pro-vita”, afferma Ruben Navarro che continua: “La legge internazionale chiarisce che l’essere pro-aborto non può essere un requisito per avere un impiego, né può forzare infermiere e ostetriche obiettrici ad assistere a pratiche che possono condurre a un aborto”.

Paul Coleman ha aggiunto che “il desiderio di abortire non può essere la cartina di tornasole di un test per l’impiego. Le cliniche e gli ospedali devono rispettare il desiderio e la convinzione di una ostetrica e di un’infermiera di proteggere la vita, un desiderio che ha portato Ellinor Grimmark e altri come lei e a scegliere la professione”.

Il Relatore ONU per la libertà di religione ha dichiarato che sosterrà questo caso, riferisce Ruth. Secondo Bielefeldt la libertà di coscienza è così importante perché la coscienza è la sorgente che ci fa capire la differenza tra il bene e il male, è la sorgente di ogni comportamento morale ed etico, per questo è fondamento di ogni società democratica.

“Io credo fortemente che vedremo una protezione rafforzata della libertà di religione e della libertà di coscienza perché possiamo vedere quanto lontano può andare una società che non le rispetta”, conclude Ruth Nordström.

Fonte. Zenit

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome