L’esempio di Papa Woityla trascina i giovani

Il conto alla rovescia è quasi terminato. Il popolo cristiano attende con serena fiducia la Canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II. Nella memoria di tantissimi giovani, scorrono episodi di cui sono gelosi custodi. L’incontro con Papa Woytila non ha avuto soltanto un effetto emotivo. Si è trasformato in qualcosa di più impegnativo. Per tanti è iniziato un cammino di conversione e di ritorno a Dio. Altri ricalcando le parole del Pontefice polacco, cercano di fare della propria vita “un capolavoro”.  La riscoperta della preghiera, la partecipazione ai sacramenti, aiuta a crescere nella fede e realizzarsi come uomini e donne liberi dal peccato e dal peso del politicamente corretto a cui la società di oggi cerca di abituarci. Fabio giovane di 17 anni, in occasione della Canonizzazione, descrive il suo cammino spirituale: “E’ bello stare in compagnia del Signore! La partecipazione all’Adorazione Eucaristica nella mia parrocchia, sostiene il cammino personale di fede. Vi spiego come vediamo noi giovani Papa Wotyila: durante l’incontro di preghiera lo abbiamo ricordato con alcuni segni: Il Vangelo (di cui è stato infaticabile annunciatore); il Catechismo della Chiesa Cattolica (per indicare ai cristiani i veri insegnamenti del Magistero nella confusione culturale del mondo moderno); la foto di Giovanni Paolo II con le braccia allargate nel senso dell’accoglienza. Nessuno è escluso dall’Amore di Dio; il quadro commemorativo della Visita del Pontefice a Caserta; ed infine la statua della Madonna di Fatima per sottolineare la presenza di Maria nella vita del grande Papa, -il quale secondo quanto ci ha raccontato- è stato salvato dalla sua mano misteriosa dopo l’attentato del 1981 a Piazza San Pietro”.

Roberto, invece racconta un episodio del rapporto di un suo parente con Giovanni Paolo II: “Mio zio lavorava come assistente di volo. Accompagnò Giovanni Paolo II in un viaggio in Sud America. lo zio aveva lasciato a casa la moglie a poche ore dal parto, in quanto la compagnia gli aveva chiesto la disponibilità ad assistere il Papa. Accettò a malincuore la proposta, perchè la preoccupazione di lasciare la moglie era alta. Durante il tragitto aereo, Giovanni Paolo II fissò lo sguardo dello zio e gli disse: Non ti preoccupare il parto è andato bene. Come faceva a conoscere la sua storia? Rimase storidito da quelle parole! Poco dopo, quando fu possibile attivare la linea telefonica ricevette la notizia che tutto era andato bene. Il bambino era nato sano così come gli aveva detto Papa Woityla”. Esperienze di fede semplice, vissute con intensità. L’esempio cosa genera? E’ possibile che i giovani incontrino il Signore? Sono le domande a cui ha risposto Arianna: “E’ bellissimo stare con Dio. Oggi è difficile trasmettere la fede. Allo stesso tempo vedere tanti ragazzi e giovani che stanno insieme nell’Amore fraterno e nella preghiera, è qualcosa di meraviglioso. E’ fuori dal normale!”.

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Come inizia un cammino di fede? Alla domanda risponde Luigi, responsabile giovani papaboys di Tredici: “Il mio percorso di fede è iniziato grazie al sostegno dei miei genitori. Mi hanno fatto conoscere la vita parrocchiale e di conseguenza ho imparato a gustare Gesù. Le cose di questo mondo passano anche se apparentemente sono belle. Ad esempio la tecnologia è meravigliosa. ma essa non si potrà mai sostituire alla grandezza dell’uomo. Possiamo inventare oggetti, ma non saranno mai come le persone, uniche e irripetibili! L’amore i sentimenti, non sono riproducibili! Come cristiani viviamo nella società, senza però marcire in essa. Dobbiamo partecipare la gioia di Cristo a tutti! Senza tralasciare gli insegnamenti della Chiesa. E’ meglio ricevere dei piccoli no, che sentirsi assecondati nei desideri che poi portano alla distruzione. I no nella fede aprono ai SI misteriosi e pieni di Infinito! I giovani sentiamo la necessità di essere consigliati e accompagnati. La famiglia è importante, perchè in questo senso svolge un grande ruolo educativo nella confusione che purtroppo regna nella società”. 

Passeggiando nei pressi di San Pietro, ho incontrato una donna speciale. Viene dal lontano Brasile e precisamente dalla città di Recife. Ci salutiamo cordialmente. Chiedo se si trova a Roma per assistere alla Canonizzazione di Giovanni Paolo II. Nasce un dialogo bello condito da tante sorprese. Lo Spirito opera e soffia dove e quando vuole: “Sono Maria Salome Silva, vengo dal Brasile per rendere omaggio a Giovanni Paolo II in occasione della sua canonizzazione.”. Maria Silva continua a raccontare la sua chiamata “particolare” nella Chiesa sulle orme di Papa Woityla: “Vivo la mia consacrazione nella comunità “Opera di Maria” (in attesa dell’approvazione della Santa Sede), di cui sono co-fondatrice. Il carisma vissuto è semplice “servire il Signore nella gioia”, in qualsiasi posto ci si trova a vivere. Il movimento è formato da sacerdoti,  laici, famiglie, consacrati, giovani. Siamo presenti in tante parti del mondo per annunciare la Parola del Signore nella gioia. Svolgiamo un lavoro di evangelizzazione per portare Gesù a tutti coloro che incontriamo in qualsiasi condizione di vita, per mezzo di Maria a cui affidiamo tutto l’Apostolato. Il Rosario è l’arma con cui portiamo il Vangelo. Il carisma della preghiera mariana, lo abbiamo ricevuto da Giovanni PAolo II, tramite il suo motto Totus Tuus. I cristiani dobbiamo amare Maria! Perchè Lei è la porta che ci introduce a Dio!. Grazie!”. a cura di DonSa

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