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Le tenebre della Passione e la gloria di Gesù negli scritti di Santa Veronica Giuliani. 7° giorno di Novena

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI: “Arrivato al Calvario, (i carnefici) spogliatolo delle sue vesti, gli rinnovarono tutte le piaghe, e poi, gli cavarono la corona di spine, e gliela rimisero con doppio patire”. “Patì (molto) quando (i suoi crocifissori) rivoltarono la croce sossopra per ribattere i chiodi” “che gli avevano messi nelle mani e piedi”.

I crocifissori “misero la croce in quella buca e la calarono giù” “con tale empietà”, “che in quell’istante si rinnovarono nel corpo di Gesù tutte le pene. Si strapparono i nervi”, e “si riaprirono tutte le piaghe”. “Stando sulla croce, il suo Cuore Santissimo provò tutti i tormenti che ebbe l’Umanità Sua, ed anche sentì in sé tutte le pene e i dolori della Sua Santissima Madre; e tutti quelli che dovevano patire i suoi Eletti”. “Mentre stava sulla croce… il maggior patire che (ebbe fu) quell’abbandono interno. Le pene, la croce, i chiodi, erano come delizie al pari delle pene che pari nel suo interno”. “Ebbene che vuoi più di quello che io faccio per te? Eccomi confitto in questa croce, per tuo amore”. “L’Umanità Santissima… stava tutta attenta per offrire per noi tutta se stessa; e con che amore lo faceva! Questo fu tanto ardente, che lo dimostrò in tutto, specialmente però, pregando il Suo Eterno Padre, perché volesse perdonare a quelli medesimi carnefici, con scusargli, che non sapevano che cosa si facessero”. “Sotto la croce… (Maria Santissima pari molto) nel vedere il Suo amato Figlio… pendente in croce. Ella partecipava dei medesimi tormenti, non per via dei carnefici, come Gesù, ma … per via di amore e di dolore … Il Cuore di Gesù, e il Cuore di Maria stavano ambedue uniti in pena ed in amore, e si offrivano a Dio Padre, per tutti noi mortali”.

Impegno di vita: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). Pater, Ave, Gloria. CANTO
20° – IL PERDONO DI GESU’
Gesù diceva: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

Spunti di riflessione
Gesù, dalla cattedra della croce, come celebre maestro, insegnò al mondo, in sette parole, la dottrina più alta del Suo amore. Il termine Gr eleghen (diceva) indica un’azione continuata. Mentre veniva crocifisso, Gesù invocava il perdono del Padre. Perdono esteso agli uomini di tutti i tempi.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“Nella prima parola (Gesù) ci raccomanda la carità verso i nemici”.
Impegno di vita: Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro Celeste perdonerà anche a voi (Mt 6,14). Pater, Ave, Gloria. CANTO
21 ° – LA PROMESSA DI GESU’
In verità ti dico, oggi sarai con Me in Paradiso (Lc 23,43).

Spunti di riflessione
II peccatore pentito ebbe il privilegio di essere il primo frutto della salvezza che la croce di Cristo portò al mondo. DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI “Nella seconda (parola, ci raccomanda) la misericordia verso i peccatori”.
Impegno di vita: Quelle cose che occhio non vide né orecchio udì né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (1 Cor 2,9). Pater, Ave, Gloria. CANTO
22° – IL DONO DELLA MADRE
Gesù vedendo la Madre, e lì accanto a Lei il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: “Donna, ecco tuo figlio”. Poi al discepolo: “Ecco la tua Madre!” E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv 19,26-27).

Spunti di riflessione
La prese… casa, Gr elaben eis tà idia può significare anche “la prese con sé” oppure “la prese tra le sue cose più care”. “L’evangelista utilizza qui uno schema di rivelazione, normalmente composto dai seguenti elementi principali: la visione di una persona (Gesù vede Maria), la frase rivelatrice, introdotta dalla particella ecco. Sicché la frase pronunciata da Gesù: Donna, ecco tuo figlio svela un mistero: Maria diventa qui la Madre, non soltanto del discepolo prediletto, ma di tutti coloro che egli rappresenta. In tal senso l’evangelista riporterebbe una vera rivelazione della maternità spirituale di Maria che vede radunarsi attorno a sé i suoi figli”.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“Nella terza (parola, ci raccomanda) la pietà verso i genitori”.
Impegno di vita: Accogliete Maria nella vostra vita (Giovanni Paolo II). Pater, Ave, Gloria. CANTO
23° – LA SETE
Ho sete (Gv 19,28). Spunti di riflessione Ho sete: Gesù chiede l’accoglienza della Sua Parola. Dimostra che il Suo Amore non é stato vinto dall’odio. Perché l’uomo non si perda é sempre aperto al perdono.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“Nella quarta (parola, ci raccomanda) il desiderio della salute dei prossimi”.
Impegno di vita: Chi riconduce un peccatore dalla sua vita di errore, salverà la sua anima dalla morte (Gc 5,20). Pater, Ave, Gloria. CANTO
24° – L’ABBANDONO
Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46).

Spunti di riflessione
Gesù, l’abbandonato, si abbandona fiduciosamente nelle mani del Padre. Mistero d’Amore.






DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
Nella quinta parola Gesù “palesò il suo cuore e narrò il suo affanno avanti alla Maestà divina” e ci raccomanda “l’orazione nelle tribolazioni e quando pare che Iddio ci abbia abbandonato”.
Impegno di vita: Chiunque vive e crede in Me, non morrà in eterno (Gv 11,26). Pater, Ave, Gloria. CANTO
25° – IL COMPIMENTO
Tutto é compiuto (Gv 19,30).

Spunti di riflessione
Con questa parola Gesù dava compimento alla sua grande opera predetta dai profeti.
DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“Nella sesta (parola, ci raccomanda) l’obbedienza e la perseveranza”.
Impegno di vita: Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime (Lc 21,19). Pater, Ave, Gloria. CANTO
26° – LA CONSEGNA
Padre nelle tue mani consegno il Mio spirito (Lc 23,46). “Chinato il capo spiri” (Gv 19,30).

Spunti di riflessione
Chinato il capo: gesto dell’obbedienza.
Spirò, Gr paredoken tò pneuma: letteralmente corrisponde a “effuse lo Spirito”; inaugura l’era dello Spirito Santo al momento della sua dipartita.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“Nella settima (parola, ci raccomanda) la perfetta rassegnazione a Dio”. “Dall’altare della croce ci fece intendere lo sviscerato Suo amore. Esso aveva compito tutto; restava a noi cominciare con l’Essere che Esso ci dava”.
Impegno di vita: Se moriamo con Cristo, vivremo anche con lui (2 Tim 2,11). Pater, Ave, Gloria. CANTO
27° – LA SEPOLTURA
Giuseppe, membro del sinedrio persona buona e giusta… si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea … osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù (Lc 23,50.52-56).

Spunti di riflessione
Il sepolcro che Giuseppe d’Arimatea cedette a Gesù distava pochi metri dal Calvario. “Aveva la solita disposizione interna delle tombe giudaiche: un atrio, la camera funeraria con il loculo laterale per la salma. L’atrio e la camera funeraria comunicavano mediante un vano nella parete mediana, mentre l’atrio comunicava con l’esterno per una porta, che veniva sbarrata con una grossa pietra circolare, simile ad una gran macina da mulino”. Era il tramonto quando Giuseppe d’Arimatea si presentò a Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Per seppellire Gesù era a disposizione poco tempo: dal tramonto del sole al brillare delle tre stelle; in quel giorno 1,4 Nisan il sole a Gerusalemme tramontava alle ore 18,08; la comparsa della terza stella che determinava il riposo festivo, avvenne alle 19,08. Avvolsero il corpo di Gesù in fasce tra gli aromi provvisoriamente e venne deposto nella tomba. L’evangelista Luca dice che in quel momento brillarono le tre stelle, insieme alle lampade della luminaria nelle case di Gerusalemme. Nessuna donna al mondo ha sofferto come Maria e nessuna é in grado di essere come lei la consolatrice degli afflitti. Nel dolore di Maria che stringe tra le braccia il Figlio morto c’é il dolore di tutte le madri che hanno perso un figlio. Mentre stringeva al petto il Figlio morto, Ella scandiva ancora una volta quel fiat della volontà di Dio che aveva dato senso e spessore alla sua vita.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“O amore, quanto poco vi ho amato!… non più peccati. Voglio amarvi davvero, con l’amor vostro… per i miei peccati meriterei l’inferno; ma spero e confido nella vostra divina misericordia. Abbiate pietà di me”. Impegno di vita: Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi (Rm 12,16c). Pater, Ave, Gloria. CANTO
28° – LA RESURREZIONE
Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome, comprarono oli aromatici per andare ad imbalsamare Gesù… dicevano tra loro: Chi ci rotolerà via il masso all’ingresso del sepolcro? Ma guardando videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro scorsero un giovane… ed ebbero paura. Ma egli disse loro: Non temete. Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non é qui” (Mc 16,1-6).

Spunti di riflessione
le donne, mentre si recavano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, sono coinvolte in un evento unico, il più straordinario, di tutta la storia umana: la resurrezione di Cristo. La morte di Gesù é la rivelazione piena dell’amore di Dio per l’uomo; é la manifestazione dell’agire di Dio che vince l’odio umano con l’amore. Cristo quindi, possiede la chiave della Vita Eterna. La Sua resurrezione é la garanzia che Egli tornerà personalmente nella gloria per giudicarci.
E’ l’avvenimento centrale di tutta la fede cristiana. Senza la resurrezione di Gesù non può essere spiegato il cristianesimo, né la resurrezione morale degli apostoli, né la loro predicazione. Cristo si era proclamato Dio, bisognava che lo provasse.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
“La creatura dovrebbe, in un subito, dar principio a vivere per Dio e con Dio, perché noi non siamo creati per noi, ma per Iddio. Tutto il bene che abbiamo, non é nostro; lo abbiamo mediante i meriti di Gesù. Esso ci ha acquistato ogni dono, nel regno celeste del santo Paradiso; e il Suo amore e così grande verso di noi, che non gli basta aver fatto tanto, ma vorrebbe che ciascheduna anima partecipasse in sé le sue pene, i suoi tormenti, la sua croce, i suoi flagelli, non per altro, se non perché essa fosse una medesima cosa con Essolui; non solo per la partecipazione di frutti, ma anche delle medesime virtù che essa Umanità praticò nel tempo di essa (Passione)”: “l’umiltà, la carità, la rassegnazione alla volontà del Suo Eterno Padre, il silenzio, fra tante ingiurie ed opposizione; la benignità, fra tanti oltraggi; la mansuetudine, fra tanti flagelli e tormenti e la orazione fervente, per i propri crocifissori. Fra croci, fra tormenti, fra pene e morte, altro pensiero non aveva l’Umanità Santissima, che la salute delle anime; e che si adempisse il volere del Suo Eterno Padre, per venire al compimento della redenzione; con finire sulla croce la propria vita, per dare vita a noi”.

Impegno di vita: State sempre lieti (1 Tess 5,6). Pater, Ave, Gloria. CANTO




NOVENA Settimo giorno

I. Per quello speciali benedizioni con cui il cielo vi contraddistinse nella vostra più tenera età, allorquando fra le braccia ancor della madre convertiste coi consigli i più maturi chi stava per perdersi eternamente, o poi sul punto di restar orfana, foste dalla madre medesima depositata, come nel luogo a voi più conveniente, nella piaga misteriosa del divino Costato: per quell’ardore vivissimo onde trandosi avvampante il vostro petto allor quando di solo nove anni foste ammessa alla partecipazione dell’Eucaristico Sacramento, ottenete a noi tutti, o gloriosa santa Veronica, di consacrarci almeno adesso interamente al Signore, e di corrispondere fedelmente a tutte quante le sue grazie, onde emendare la tiepidezza e l’incostanza nostra passata, e meritarci sempre più elette le sue sovrane benedizioni.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

II. Per quel mirabile distacco da tutti i mondani piaceri con cui voi, o gloriosa santa Veronica, distinta per nascita, per ricchezza, per avvenenza, per doti, e cercata in matrimonio dai primi nobili, non voleste mai altro sposo che il Crocifisso, e consacrandovi a Lui interamente nel rigido Ordine delle Cappuccine, con gran festa celebraste fino alla morte 1’anniversario della solenne professione da voi fatta nel diciassettesimo anno di vostra vita; e per quella edificante esattezza con cui disimpegnaste i vari uffici a voi affidati, di dispensiera, di cuoca, di infermiera, di maestra o di abbadessa, conciliando sempre col più profondo raccoglimento l’umore sempre giocondo e il tratto sempre cortese, facendovi così tutta a tutti per tutti condurre alla perfezione, che formava l’unico scopo dei vostri affetti, ottenete a noi tutti la grazia di viver sempre staccati dai beni miserabili di questa terra, e di metter tutta la nostra gloria nell’adempir fedelmente tutti gli obblighi del nostro stato.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

III. Per quella perfetta somiglianza che voi, o gloriosa santa Veronica, aveste con Gesù Crocifisso allor quando, dopo la visione di un calice ripieno di ignoto liquore, comparvero nella vostra testa le traccie sanguinose di una corona di spine, o dopo un digiuno di tre anni in pane ed acqua, dal Salvatore medesimo a voi apparso sensibilmente, per mezzo di cinque raggi infiammati che sortivano dalle sue piaghe, furono aperte altrettante cicatrici nel vostro corpo; e quasi ciò fosse poco, sentiste impressi nel vostro corpo i tormentosi strumenti della divina passione, ma in modo così chiaro e sensibile da poterne fare di vostra bocca la descrizione o delinearne di vostra mano l’effigie, impetrate a noi tutti la grazia di gloriarci sempre, come s. Paolo, di portare nella nostra carne i patimenti di Gesù Cristo con una continua mortificazione, onde assicurarci il diritto ai gaudi eterni del cielo.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

IV. Per quella mirabile pazienza con cui voi, o gloriosa santa Veronica, sopportaste i dolori delle stimmate nelle mani, nei piedi e nel costato, le aspre punture nel capo, le trafitture nel cuore, indi i bottoni di fuoco, gli aghi arroventati ed i setoni, con cui venne dai medici lacerata la vostra carne onde tentare la guarigione dello vostre sconosciute infermità, finalmente, gli asprissimi trattamenti dette vostre sorelle religioso, che, reputandovi ipocrita, maliarda e scomunicata, vi spogliarono di ogni carica, della facoltà di scrivere anche una lettera, di votare in capitolo, di mostrarvi anche per poco al parlatorio, di assistere nei dì non festivi ai santi misteri e ai soliti uffici, impetrate a noi tutti la grazia di non invanirci giammai per qualunque più distinto favor dei cielo, e di soffrire sempre con inalterabile rassegnazione quanto dì afflittivo e di umiliante ci avvenisse di soffrire nel mondo.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

V. Per quella gloria particolare che ridondò al vostro merito, allorquando i vostri nemici, storditi allo spettacolo della vostra eroica pazienza e di tutte le altre vostre virtù, lungi dal più perseguitarvi, vi affidarono di nuovo gli uffici i più onorevoli, e videro poi con i loro occhi avverarsi, come tante altre predizioni, così anche quella del momento di vostra morte, la quale se vi abbattè all’improvviso per mezzo di colpo apoplettico nel cinquantesimo anno della vostra professione religiosa, appena comunicata all’altare, vi lasciò però il tempo indispensabile di partecipare con merito a tutti gli estremi conforti; per quella venerazione affatto nuova che si professò al vostro cadavere, allor quando esaminate attentamente dai periti nell’arte il vostro cuore, si trovò tutto solcato dai tormentosi strumenti della passione, e in perfettissima conformità al modello da voi delineato molt’anni prima; finalmente, per quei tanti prodigi che operaste all’invocazione del vostro uomo appena passata all’eternità, per cui nell’anno medesimo di vostra morte si diede principio ai processi della vostra solenne canonizzazione, ottenete a noi tutti, o gloriosa santa Veronica, di essere prima della nostra morte confortati dai santi Sacramenti, e intanto di vivere in modo da essere sempre disposti al passo estremo, onde volar con prontezza al godimento del cielo, e tramandare ai posteri in benedizione la nostra memoria sopra la terra.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

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