L’avanzata silenziosa della dittatura gay

“Svolta” storica nella confessione presbiteriana statunitense: l’Assemblea Generale, conclusasi a Detroit, ha approvato a larga maggioranza di consentire ai propri pastori la celebrazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso, almeno negli Stati ove ciò sia consentito per legge. La decisione choc fa dunque seguito all’altra, già assunta nel 2010, con cui venne rimossa la “clausola”, che imponeva ai pastori di praticare la fedeltà nel matrimonio o la castità se celibi: ciò provocò all’epoca un esodo di massa da parte dei tanti rimasti fedeli alle “origini”. Ed ora un fenomeno analogo pare concretamente profilarsi all’orizzonte, dopo questo ennesimo colpo inferto alla “tradizione”. “Novità” che non sembrano dunque far bene al mondo protestante: i presbiteriani si uniscono anzi alla sorte infausta e fragile capitata ai seguaci della Riforma. Non a caso, le ultime statistiche rivelano un crollo verticale nel numero dei fedeli: meno 89.296 nel 2013, da sommarsi peraltro ai 102.791 persi nel 2012. Oggi alla comunità presbiteriana statunitense aderiscono 1.760.200 adepti, ma, se il ritmo attuale dovesse proseguire, potrebbero letteralmente sparire nel giro di vent’anni. Secondo il Presidente dell’IRD, Istituto sulla Religione e la Democrazia, Mark Tooley, consentendo anche le nozze omosessuali, i presbiteriani avrebbero firmato la propria condanna ed accelerato la propria scomparsa: «Chi rispetta una chiesa, che riecheggia i rumori del mondo laicista?», si è chiesto. Parole, su cui anche il mondo cattolico dovrebbe riflettere…

Il Lussemburgo è l’undicesimo paese europeo ad introdurre nella sua legislazione il matrimonio e le adozioni per le coppie dello stesso sesso, dopo Olanda, Belgio, Spagna, Svezia, Norvegia, Portogallo, Islanda, Danimarca, Francia e Gran Bretagna. Lo scorso 18 giugno 2014, la Camera dei deputati lussemburghese ha, infatti, approvato con una larga maggioranza di 56 voti a favore contro solo 4 contrari, il progetto di legge secondo il quale “due persone etero o dello stesso sesso possono contrarre matrimonio”. La legge permetterà alle coppie omosessuali anche di adottare dei bambini. Il ministro della Giustizia Félix Braz al termine della discussione ha dichiarato soddisfatto come con tali norme, “il Lussemburgo diventerà più solidale e più giusto”. I primi matrimoni potranno essere celebrati all’inizio del 2015 dato che la legge entrerà in vigore dopo sei mesi dalla sua approvazione. L’introduzione del matrimonio omosessuale nel Granducato del Lussemburgo rappresenta il punto di arrivo di un processo di dissoluzione iniziato nel 2004 con il riconoscimento del diritto alle unioni civili per le coppie gay. Dieci anni sono bastati agli attivisti LGBT per mettere in atto, attraverso la “strategia dei piccoli passi”, la normalizzazione dell’omosessualità in un paese dove il 95% della popolazione si professa cattolica.

La Danimarca è diventato il primo paese europeo a consentire alle persone che soffrono di disturbi di genere di cambiare legalmente il proprio sesso sui documenti anagrafici senza doversi sottoporre a cure mediche e psicologiche. Fino ad oggi, infatti, per cambiare il proprio sesso di nascita da maschio a femmina era necessario essersi sottoposti ad un intervento chirurgico di cambiamento di sesso. La legge appena approvata dal Parlamento danese, in vigore dal prossimo 1 settembre, permetterà a tutti i cittadini, che abbiano compiuto almeno 18 anni, di cambiare il proprio sesso “sulla carta” in maniera del tutto personale e immediata. Per ottenere il via libera dal governo basterà, infatti, semplicemente dichiarare il proprio desiderio di “appartenere all’altro sesso” e aver maturato, si fa per dire, tale decisione dopo un “periodo di riflessione” di appena sei mesi. Sarah Baagøe Petersen, vice presidente della Lambda, un gruppo LGBT danese, ha accolto con scontato entusiasmo la nuova norma, dichiarando: «Siamo molto contenti che la legge in materia di riconoscimento giuridico dell’identità di genere sia stata aggiornata. (…) Il fatto che le persone transgender possono liberamente richiedere il cambio del loro genere – legalmente – senza chirurgia o una valutazione psicologica è un grande passo nella giusta direzione. L’intera comunità LGBT accoglie con favore questo cambiamento». La Danimarca, con questa nuova legge, segue il modello dell’Argentina che, nel 2012 con il suo presidente Cristina Fernández de Kirchner, ha firmato quella che è considerata la legge più progressista del mondo in materia di diritti transgender che permette alle persone del paese sudamericano di cambiare legalmente il proprio genere sui documenti ufficiali senza alcun intervento chirurgico e diagnosi medica. Anche l’Uruguay ha adottato una legislazione simile. Paulo Corte-Real, copresidente di “ILGA-Europe”, si auspica che tale disposizione divenga un modello per tutti gli alti stati europei: «Siamo molto contenti di vedere il modello argentino per il riconoscimento giuridico di genere introdotti oggi in Europa dalla Danimarca. (…). Ora il parametro di riferimento è alto e noi incoraggiamo gli altri paesi europei a seguire l’esempio e di eliminare i requisiti inutili, umilianti e degradanti che ostacolano le persone in tutta Europa nel godere a pieno la vita nel proprio genere preferito». La rivoluzionaria norma introdotta dal governo danese, in nome del supremo e arbitrario diritto alla piena e libera affermazione dell’individuo, contro il buon senso e la ragione, chiude le porte ai medici e agli psicologi lasciando le persone affette da “disforia di genere” in balia delle proprie volubili e patologiche percezioni. a cura di DonSa*

Art. 29: ""La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio".
Art. 29: “”La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

*La fonte dell’articolo è tratta da: corrispondenza romana

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