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Lasciò due volte il convento ed era incapace di predicare, ma diventerà santo!

Ogni vocazione ha bisogno di un periodo di tempo per sentire la chiamata, ascoltarla nel proprio cuore e darvi una risposta. A Lucantonio Falcone, nato a Cosenza nel 1669, ci è voluto un po’ di più.

Quando a 15 anni trovò sulla sua strada un cappuccino dotato di un certo carisma, a Lucantonio sembrò di sentire la chiamata di Dio a entrare nella vita religiosa. Quattro anni dopo entrò in convento, ma dopo pochi mesi lo abbandonò pensando di formarsi una famiglia.

Poco tempo dopo si pentì e tornò in convento, per poi lasciarlo di nuovo non sentendosi capace di fare quello che richiedeva la vocazione religiosa.

Lucantonio cercava di discernere la chiamata guardando se stesso anziché guardare il Signore, ma reagì e tornò in convento, che non lasciò più. Dicono le cronache che mentre si stava incamminando verso il convento un mastino enorme gli si parò davanti impedendogli di proseguire, e lui gli disse: “Bestia cattiva, vattene, torna all’inferno!” Si stava forgiando un santo.

Nella comunità di frati minori di Belvedere, fra’ Angelo, il suo nome religioso, veniva chiamato “il novizio oscillante”. Non ebbe vita facile, e anche lì il Maligno non smise di perseguitarlo.

Un giorno in cui venne preso da grandi tentazioni si lanciò ai piedi del Crocifisso dicendo: “Gesù, non ce la faccio più! Soccorrimi o fammi morire!” Iniziava a sperimentare come la vita cristiana non fosse qualcosa che si costruisce con le proprie forze, le proprie virtù e i propri progetti, ma un lasciarsi portare dall’amore dato e ricevuto dal Signore, perfino nei peccati più gravi.

Venne ordinato sacerdote il 10 aprile 1700, e il Signore voleva che la sua povertà servisse per l’edificazione di altri. I suoi superiori lo mandavano a predicare, ma anche in questo carisma sperimentava la debolezza. In una delle sue prime missioni iniziò a parlare e all’improvviso perse il filo, incespicò, si confuse… e dovette tornare pieno di vergogna in convento, dove pianse e chiese al Signore quale fosse la Sua volontà su di lui.

La risposta gli giunse nella preghiera: “Non avere paura. Ti darò il dono della predicazione e benedirò le tue fatiche. D’ora in poi parla in modo semplice, perché tutti ti possano capire”.

Da quel momento, con il metodo suggerito dal Signore, acquisì una grande fama di predicatore. Venne richiesto a Salerno, Napoli, Montecassino, Catanzaro, Taranto, Reggio Calabria, Messina… Nessuno nel Sud del Paese rimase senza ascoltare le sue parole.

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La gente diceva che quando fra’ Angelo predicava “in casa non restano neanche i gatti”. Per tutta la vita continuò a subire gli attacchi del demonio, che lo perseguitava e lo picchiava, chiamandolo “ladro” per la quantità di anime che gli strappava.






Morì il 30 ottobre 1739 con una grande fama di santità, e papa Leone XII lo ha beatificato nel 1825. Il miracolo riconosciuto da papa Francesco il 23 marzo scorso che ha aperto la via alla sua canonizzazione è la guarigione di un bambino convalescente dopo le gravi conseguenze di un incidente automobilistico.

Juan Luis Vázquez Díaz-Mayordomo




Fonte it.aleteia.org

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