La vita “spericolata” di Giuseppe: in sedia a ruote, a caccia di emozioni estreme

Giuseppe Sircana - Arrampicata

Ha saltato da 175 metri per fare bungee jumping dal ponte di Foza ad Asiago, si è immerso nelle acque del Mar Rosso in Egitto, si è lanciato con il paracadute da un aereo e adesso sogna di attraversare l’Alaska. Giuseppe Sircana ha 40 anni e da 24 vive su una sedia a ruote a causa di un incidente. Ma, la sua disabilità non gli ha impedito di sfidare i suoi limiti e oggi si diverte ad andare in giro per il mondo a sperimentare sport ed emozioni estreme. “Mi fa stare bene e mi permette di provare che sono in grado di poter fare qualsiasi cosa”, dice. Giuseppe abita in una piccola cittadina, Sorso, in provincia di Sassari. Laureato in scienze politiche da anni lavora all’Università di Sassari. Una vita all’apparenza normale ma che invece nasconde uno spirito da giramondo: “Amo tantissimo viaggiare, ho visitato quasi tutta l’Europa e sono stato negli Stati Uniti, in Canada, in vari Paesi dell’Africa”. Infatti, appena ne ha l’occasione Giuseppe fugge via dalla Sardegna per andare alla ricerca di nuove sfide. L’ultima è stata quella di lanciarsi con l’elastico dal ponte di Foza per provare l’ebrezza di arrivare giù in picchiata fino a toccare quasi il suolo, per poi rimanere sospeso a mezz’aria. “L’esperienza del bungee jumping è il regalo che mi sono fatto per il mio compleanno – spiega Giuseppe – Non ho detto nulla a nessuno. Ho comprato i biglietti e sono partito. Sapevo che ad Asiago si praticava il salto con l’elastico e così una vola lì ho fatto il mio balzo nel vuoto. È stato stupendo”. Una vita spericolata che questo quarantenne non ha mai abbandonato neanche dopo l’incidente in moto di cui è stato vittima a 16 anni, incidente che gli ha causato una lesione al midollo, costringendolo sulla sedia a ruote. “Dopo l’incidente ho trascorso un mese a Sassari e altri 5 in Germania in un centro di riabilitazione per abituarmi alla mia nuova condizione – racconta Giuseppe –. Ho imparato a essere autosufficiente e a cavarmela da solo. Così una volta tornato a casa mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a tenermi impegnato e a fare qualunque cosa”. Uno stimolo è arrivato proprio dalla sua passione per gli sport. “Prima dell’incidente giocavo a calcio – continua – dopo ho scoperto il basket in carrozzina e l’ho fatto per circa 10 anni”. 

Ma tutto questo non era abbastanza e a un certo punto ha deciso che era il momento di abbandonare i campi da gioco per passare alle piste innevate in alta quota e imparare a sciare. La vista dell’alto si sa che suscita sempre un certo fascino in chi ammira il paesaggio sottostante, e forse sarà stato proprio questo il pensiero che ha portato Giuseppe a spingersi più su fino a salire su un aereo per poi lanciarsi con il paracadute. “Dopo quell’esperienza pensavo di aver raggiunto il massimo e invece ho capito che mi mancava l’acqua. Così ho deciso di fare immersione con le bombole e per farlo ho scelto Sharm El Sheikh in Egitto. È stata una sensazione particolare. In acqua mi sentivo leggero e la mia disabilità era come sparita”. La prossima sfida per Giuseppe si chiama Alaska. L’idea è di attraversare lo Stato più freddo dell’America per vedere i ghiacci e i magnifici paesaggi di una natura unica: “Mi sto già informando su come poter affrontare il viaggio – conclude Giuseppe – e spero di poterlo fare presto”.

Redazione Papaboys (Fonte www.redattoresociale.it – Dino Collazzo)

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