La storia di Darwin Ramos, il bambino di strada delle Filippine che potrebbe diventare santo!

La Congregazione per le Cause dei santi ha autorizzato la diocesi di Cubao nelle Filippine ad aprire la causa di beatificazione di un bambino cresciuto raccogliendo rifiuti in una baraccopoli della periferia di Manila e morto nel 2012 per una grave malattia

Raccoglieva i rifiuti dalle strade nella baraccopoli di Pasay, nella grande periferia di Manila. All’età in cui si dovrebbe stare a scuola, Darwin Ramos – insieme alla sorellina più piccola – frugava tra gli scarti per cercare la plastica e rivenderla, aiutando così la sua famiglia a sbarcare il lunario. Fino al giorno in cui una grave malattia gli rese impossibile anche questa attività. Così il padre ogni giorno cominciò a portarlo alla stazione Libertad, a raccogliere l’elemosina (che spesso lui stesso poi requisiva al bambino per andare a bere). Ma proprio in questa vita ai margini, tra i rifiuti, il Signore stava scrivendo una storia di santità. È la convinzione della diocesi filippina di Cubao – una delle diocesi in cui è suddivisa l’immensa area metropolitana di Manila – che ha ottenuto dalla Congregazione per le Cause dei santi l’autorizzazione per aprire la causa di beatificazione di Darwin Ramos, un giovanissimo servo di Dio nato nel 1994 e scomparso a causa di una forma di miopatia quando non aveva ancora compiuto diciott’anni.

La storia di Darwin è quella di un incontro con la fede avvenuto attraverso la fondazione Anak -Tulay ng Kabataan (in lingua tagalog Un ponte per i bambini) che dal 1998 per iniziativa del missionario francese padre Matthieu Dauchez si prende cura dei ragazzi di strada di Manila. Lo incontrarono alla stazione nell’estate del 2006 Darwin; gli aprirono le porte di un loro centro a Quezon e lì il ragazzo scoprì l’amore misericordioso di Dio. A dodici anni chiese di ricevere il Battesimo – che non era arrivato per lui nella baraccopoli – e l’anno dopo la Cresima e la Prima Comunione. Da quel momento la fede diventò la sua grande forza nella malattia. Chi lo ha conosciuto ricorda che le parole che ripeteva più spesso ai suoi compagni – anche loro ex ragazzi di strada – erano: «Grazie» e «Ti voglio bene». E parlando della malattia non la chiamava mai per nome; la descriveva come la sua «missione».

L’ultima settimana della sua vita – nel settembre 2012 – viene descritta come una vera e propria settimana di Passione: le sue condizioni precipitarono all’improvviso, il dolore fisico si fece molto intenso, lo portarono al Philippine Children’s Medical Center di Quezon. A un certo punto descrisse anche la sua agonia come una battaglia spirituale («Sto combattendo contro il Diavolo», disse). Ma non per questo smise di parlare della pace nel Signore e della gratitudine verso chi si era preso cura di lui. Morì domenica 23 settembre 2012.

Tra le bellissime immagini della pagina che la diocesi di Cubao dedica alla sua causa di beatificazione ce ne sono due che mi hanno colpito in maniera particolare (presenti all’interno dell’articolo)

di Giorgio Bernardelli per Mondo e Missione

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