La spranga e l’onore

Nella nostra Italia occupata in mille cose, euforica per l’Oscar e ammantata di strisciante anticlericalismo, non fa molta notizia l’uccisione di un prete. Se fosse stato arrestato per pedofilia, se fosse fuggito all’estero con qualche milioncino, avrebbe avuto l’onore di un approfondimento in prima serata. Invece s’è fatto ammazzare! Non ha fatto nulla per guadagnarsi un momento di notorietà. Perché la notizia è che fare il proprio dovere non fa più notizia. Perciò essere normalissimi ministri di Dio non comporta nessuna menzione particolare. Sia chiaro che nessun prete desidera la celebrità, a meno che non sia affetto dall’insano batterio della vanità. Del resto, lo stesso Signore aveva richiamato ai suoi discepoli la necessità di considerarsi servi inutili. C’è poi la notizia dentro la notizia. Se non si è affermata, è merito degli inquirenti e dell’arresto rapido dell’assassino. Il quale, forse ben abituato alle notizie che contano, ha blaterato qualcosa sull’attività sessuale del sacerdote. Non l’ha soltanto preso a sprangate. Ha provato anche a infangarne la reputazione. Cosa avrebbe potuto fare se non l’avesse ucciso? Quale martirio gli avrebbe preparato? Avrebbe potuto approfittare pure per ricavarci altri soldi e per meritarsi un encomio mediatico davanti ad una platea affamata di giornalisti. Perché un prete che ci tenta, fa notizia. Anche se poi muore di crepacuore per la sua innocenza.

La notizia nella notizia è che oggi ci vuole un istante a rovinare un prete. La notizia vera, purtroppo, è che don Lazzaro è stato ucciso. Nessuno conoscerà mai i particolari. Sappiamo soltanto che un uomo ha provato a spillare soldi, ancora soldi, a chi lo aveva accolto e ha visto tradita la sua fiducia. Storie ordinarie per migliaia di preti che non fanno notizia. Storie ordinarie di quell’universo che è la vita di una parrocchia, di quell’accoglienza continua che non finisce mai sotto i riflettori, perché  è inscritta nel ministero stesso di un sacerdote. Anch’essa ha il sapore del pane e del vino che egli porta all’altare per il sacrificio eucaristico. E che mai sarebbe accoglienza vera se non avesse quel sapore, se restasse ai margini di quell’offerta silenziosa e discreta che si unisce all’offerta di Cristo per la salvezza del mondo. Pure per la salvezza di questo povero incosciente. Un sacerdote ucciso è un sacerdote configurato al suo Signore fino in fondo. Se l’offerta porta frutto, il primo a goderne dev’essere quest’uomo dal cuore di ghiaccio. Ed è quello che dobbiamo saper sperare, se non vogliamo che  sia vano un gesto tanto efferato, e tanto insignificante agli occhi di insegue soltanto notizie che non sono notizie. La miseria morale non è notizia. la calunnia non è una notizia. E’ notizia l’identificazione nel ministero sacerdotale fino alla consumazione imprevista. L’onore di don Lazzaro non è semplicemente salvo. Oggi è anche l’onore dei sacerdoti che non fanno notizia. Perché quella spranga li ha colpiti tutti, indistintamente.  di don Antonio Ucciardo

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome