La preghiera di Papa Francesco per le popolazioni del Centro Italia. 7 milioni di euro dai Vescovi

E’ stato spazzato via l’Hotel Rigopiano di Farindola, nel pescarese, alle pendici del Gran Sasso, travolto da una valanga presumibilmente provocata dalle scosse sismiche di ieri e dalle cui macerie finora sono stati estratti tre corpi. Circa una trentina le persone di cui non si hanno notizie, intrappolate nella struttura completamente sommersa da neve e da una enorme colata di detriti. Estremamente difficile per i soccorsi raggiungere l’area della sciagura, a circa 1200 metri di quota. La Procura di Pescara ha aperto un’indagine per omicidio colposo. Dal Papa un appello alla preghiera e all’intervento.

Spazzato via: l’albergo Rigopiano è stato spostato di circa dieci metri e, con esso, tutti gli ospiti che ancora erano all’interno, una trentina circa, in attesa degli spazzaneve che li avrebbero aiutati a ripartire. Un’apocalisse: così descrivono lo scenario i soccorritori della finanza arrivati alla struttura dopo aver percorso per ore la strada con gli sci. Una scena apocalittica, il tragico miscuglio tra un terremoto e una valanga. Ci sono tanti morti: questo è stato uno dei primi messaggi inviati dagli uomini del soccorso alpino, che ieri sera si erano messi in marcia per arrivare al Resort. Le telefonate agli ospiti dell’hotel sono finora rimaste tutte senza risposta e gli unici due superstiti, perché al momento della sciagura fuori dalla struttura, hanno  visto letteralmente l’edificio spazzato via. Sono ore difficilissime, gli occhi puntati a chi sta cercando di lottare contro i minuti per riuscire a salvare vite umane. Una colonna mobile con una turbina apristrada è arrivata sul luogo. E Papa Francesco invita all’intervento, lo testimonia mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana:

“Il Papa è informato di questo, costantemente. So che lui stesso ogni tanto chiama qualcuno dei vescovi, qualcuna delle realtà… Il Papa è informatissimo su questo. Non solo invita alla preghiera, ma sta stimolando noi, come Conferenza episcopale, a fare tutto quello che è possibile per far sentire la vicinanza della Chiesa a queste realtà. La situazione è veramente drammatica ma è drammatica perché è estesa, è esteso il teatro di questa realtà. Poi, proprio il sommarsi di terremoto e neve, la situazione metereologica, ha complicato terribilmente tutto. Da parte della gente c’è questo fatto fondamentale del disagio psicologico. Questo è quello che tutti i vescovi hanno confermato, tutti”.






In costante contato con i presenti sul luogo della tragedia è mons. Tommaso Valentinetti, vescovo di Pescara:

R. – Io sto pregando, sto facendo pregare tutti coloro che mi stanno manifestando anche la loro solidarietà e la loro apprensione. Certo, ci dobbiamo rimettere nelle mani del Signore e avere tanta speranza e tanta fiducia.

D. – Non bisogna perdere la speranza, è vero, certo è che l’Abruzzo,  in un lasso di tempo veramente brevissimo, ha vissuto il terremoto, fiumi che straripano, nevicate eccezionali anche per una regione che è abituata…

R. – I miei diocesani, gli abruzzesi, sono tutti molto tenaci e molto duri, sanno reagire a tante difficoltà e tante fatiche. Speriamo che anche i miei condiocesani, quelli che purtroppo dovranno registrare delle vittime nelle loro famiglie, siano altrettanto capaci di affrontare questo momento molto difficile. Chiedo agli ascoltatori di essere solidali nella preghiera perché il Signore ci dia forza, coraggio e soprattutto ci dia la capacità di affrontare le difficoltà che ci aspettano.

Galantino invita a evitare «colpevolizzazioni semplificatrici» che «non servono a nessuno» e spiega: «Le disponibilità ci sono da parte del governo, e anche attraverso l’8xmille stiamo investendo moltissimo, ma rimane la difficoltà oggettiva di raggiungere luoghi e persone. I vescovi dicono che il problema in questo momento non è il terremoto ma la neve, e che la gente sta apprezzando tutto quello che si sta facendo. Quasi tutti gli uomini del Genio sono sul posto, ma l’ampiezza della situazione di disagio crea gravi difficoltà».






La Cei ha già stanziato oltre 7 milioni per le diocesi colpite

7 milioni e 200mila euro sono stati stanziati, con fondi dell’8xmille, alla Conferenza episcopale italiana, «300mila a disposizione di ogni diocesi ancora prima di questa nevicata per mettere al sicuro strutture ecclesiali e per creare in ogni paese almeno un luogo non solo di culto, ma di socializzazione secondo queste priorità: persone, attività produttive, luoghi di socializzazione, chiese». Lo ha ricordato, sempre oggi, all’agenzia Sir monsignor Nunzio Galantino.

«Ci siamo trovati – ha osservato – di fronte a situazioni in cui la Chiesa diventa tutte e tre queste realtà, raccoglie tutte le attese». Ad Amatrice e a Camerino la sala della comunità ospita l’ambulatorio. «Sì – risponde -. La chiesa è sempre presente , grazie all’8xmille si sta intervenendo con grande facilità e immediatezza. Oggi i nostri incaricati Cei e Caritas sono tutti dislocati sui luoghi colpiti dall’emergenza. Ogni direttore sta avendo contatti con gli omologhi sul luogo. La situazione è drammatica perché è esteso il teatro di questa realtà in cui si sommano terremoto e neve».

Fonte: Radio Vaticana / Avvenire

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