La piccola Giulia, a 10 anni, uccisa dalla leucemia

La piccola Giulia, a 10 anni, uccisa dalla leucemia come la gemella Greta

Un destino amaro, beffardo e crudele si è accanito su una famiglia residente in via Arzerdimezzo, nel quartiere di Costa Calcinara, a Monselice.

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Mamma Tania Trifan (di origini moldave) e papà Stefano Belluco (chef in diversi hotel della zona termale) si sono visti portare via la loro amatissima Giulia, di soli 10 anni, da un’aggressiva forma di leucemia. La stessa che sei anni fa era costata la vita alla gemellina di Giulia, Greta, nel giorno prima del suo quarto compleanno. Giulia si è spenta lo scorso mercoledì sera all’ospedale di Padova, dove il papà e la mamma l’avevano portata di corsa domenica notte, dopo un aggravarsi delle sue condizioni.

GLI ULTIMI GIORNI DRAMMATICI

La piccola, infatti, negli ultimi mesi aveva potuto trascorrere quasi ogni notte a casa, circondata dall’affetto di papà, mamma e della nonna materna Masha, grazie al pieno appoggio e supporto del day hospital del reparto di Oncoematologia Pediatrica di Padova, da cui era seguita.

«Lunedì mattina ci siamo alzati e ci siamo accorti che in casa non c’era nessuno. racconta con grandissima commozione Luigina Ambrosi Breda, vicina di casa della famiglia Belluco Abbiamo aspettato con angoscia di vederli tornare, poi siamo stati informati che Giulia aveva avuto un peggioramento. Lunedì e martedì notte, Macchia, la cagnolona che Giulia aveva ricevuto in regalo dopo la morte di Greta e che amava con tutta sé stessa, non ha fatto altro che piangere, quando di solito non si sente nemmeno. Sembrava capire quello che stava accadendo. E quando mercoledì notte sono tornati a casa Stefano e Tania, all’una e quaranta, Macchia ha girato forsennatamente intorno all’auto, come aspettando che Giulia scendesse. Poi si è come spenta, rassegnata».

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IL DOLORE DI UNA FAMIGLIA E DI UN PAESE INTERO

Piangono tutti, i vicini di casa della famiglia Belluco. Non riescono a trovare un senso a quello che è successo. «Una doppia tragedia così è inimmaginabile e inaccettabile. racconta Luigina Ho visto le bimbe nascere e crescere, ma purtroppo la felicità di questa bellissima famiglia è durata solo due anni, fino a quando non è stata diagnosticata la malattia a Greta, nel 2010. Quando è mancata la piccolina, so che sono state fatte tutte le analisi possibili a Giulia. Sembrava stesse bene. Poi due anni fa l’incubo si è ripresentato». Era infatti l’estate del 2016 quando le analisi mediche hanno dato il terribile responso: Mielodisplasia Areb T. La stessa malattia al midollo osseo già contratta da Greta, che nella forma maligna si evolve in leucemia. Giulia aveva cominciato a stancarsi facilmente, le analisi del sangue avevano evidenziato una forte anemia. Nel gennaio del 2017 sono cominciate le cure, pesantissime per il fisico esile della bimba.

ANALISI

Non hanno portato al risultato sperato e così, nell’estate del 2017, Giulia, che a sua volta era stata donatrice di midollo per Greta, ha subito un trapianto di midollo, grazie a un giovane donatore polacco. Ma, dopo la speranza iniziale, a novembre le analisi hanno rivelato la gravità e irreversibilità della situazione. A quel punto, dopo aver già provato tutte le cure possibili con Greta, mamma e papà hanno deciso che non volevano un accanimento medico per Giulia e l’hanno riportata a casa, garantendole comunque le migliori terapie di supporto.

«Giulia era felice a casa sua, non ha mai perso il sorriso e la gioia di vivere. ricorda Luigina Quando ancora stava abbastanza bene veniva spesso a giocare con Giovanni, il mio nipotino. Adorava la bicicletta, con la quale percorreva in continuazione il vialetto di casa, ma anche i peluche, gliene avevo regalato uno che assomigliava così tanto a Macchia!. La sua passione però erano i disegni. Quando poi, per le sue condizioni di salute, non aveva più potuto continuare a frequentare altre persone, era solita mettersi in fondo al giardino e sbracciarsi per salutare. Lo faceva anche quando i suoi, la sera tardi, la portavano un po’ a camminare. Passava per il vialetto, rasente il muro, e ci faceva ciao con la manina».

di Camilla Bovo per Leggo.it

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