La Passione di Gesù (dagli scritti della Beata Anna Caterina Emmerick)

«Ecce homo»

«… Uscì Gesù, portando la corona di spine e il manto di porpora. Filato disse loro: “Ecco l’uomo!”» (Giovanni 19,5). 

Con il mantello scarlatto sul dorso, la corona di spine sul capo e lo scettro di canna tra le mani, Gesù venne ricondotto nel palazzo di Pilato. Il Signore era irriconoscibile, il sangue gli riempiva gli occhi e dalla fronte incoronata gli scorreva sul volto congestionato fin nella bocca e in mezzo alla barba.

#Vangelo: Passione del Signore.

Il suo corpo era tutto una piaga, tanto che camminava curvo e malfermo. Il povero Gesù giunse sotto la scalinata davanti a Pilato, suscitando perfino in quest’uomo crudele un senso di compassione. Il popolo e i perfidi sacerdoti continuavano a schernirlo.

Il procuratore romano, assalito da un forte fremito di ribrezzo, si rivolse a uno dei suoi ufficiali e disse:

«Se il diavolo dei Giudei è così crudele, non si può abitare nel loro inferno!».

#Vangelo: Passione del Signore.
Condotto faticosamente dagli sgherri, il Signore fu portato per la scalinata davanti a Pilato. Il quale, sporgendosi sulla terrazza, fece suonare la solita tromba per imporre il silenzio, poi parlò ai sacerdoti e al popolo:

«Vedete, lo faccio venire ancora una volta davanti a voi perché riconosciate che io lo trovo innocente!».

Allora il Signore fu condotto accanto a Pilato in modo che tutti potessero vederlo così sfigurato.

Allorché egli comparve davanti al popolo, insanguinato, con la corona di spine sul capo e la canna tra le mani, si levò nell’aria un mormorio generale d’orrore.

Frattanto alcuni stranieri, uomini e donne in veste succinta, attraversavano il foro per scendere nella Piscina delle Pecore e aiutare l’abluzione degli agnelli pasquali. I lamenti di quelle bestiole si levavano alti verso il cielo, quasi a testimoniare il prossimo sacrificio dell’Agnello di Dio.

La con-passione di Dio, il suo soffrire con noi, dà significato e valore ai nostri sforzi e alle nostre sofferenze.

Gesù teneva gli occhi inondati di sangue diretti in basso sulla folla ondeggiante, mentre Pilato, segnandolo a dito, gridava ai Giudei:

«Ecco l’uomo!».

I sacerdoti, i sinedriti e gli altri sobillatori, nel vedere Gesù come implacabile specchio della loro coscienza, furono presi dal furore e urlarono in coro:

«Sia tolto dal mondo! Sia crocifisso!».

Con voce risentita, Pilato gridò:

«Non ne avete abbastanza? Egli è stato trattato in modo che non ha più voglia di farsi eleggere re!».

Ma quei forsennati urlarono nuovamente:

«Sia crocifisso!».

Dopo un altro squillo di tromba, il procuratore romano disse con rabbia:

«Prendetelo e crocifiggetelo voi, perché io non vedo in lui nessuna colpa!».

I principi dei sacerdoti e i sinedriti ribatterono:

«Noi abbiamo una legge secondo la quale deve morire, perché si è dichiarato Figlio di Dio».

Queste ultime parole risvegliarono in Pilato timori superstiziosi. Egli fece portare Gesù in disparte e gli chiese:

«Da dove vieni?».

Ma siccome il Signore non rispondeva, il procuratore gli disse:

«Non mi dici nulla? Non sai che io ho il potere di crocifiggerti o di liberarti?».

Gesù rispose:

«Non avresti alcun potere su di me se non ti fosse con cesso dall’Alto. Perciò chi mi ha consegnato a te ha una colpa più grave».

Claudia Procla, timorosa per l’esitare del marito, gli ave va rinviato il pegno per ricordargli la promessa, ma questa volta Pilato le diede una risposta vaga, facendole sapere che si era affidato alla volontà degli dèi.

I sacerdoti e i farisei, avendo avuto notizia dell’intervento di Claudia in favore di Gesù, fecero circolare la voce di un’alleanza dei Romani con il Galileo ai danni del popolo ebraico.

Vidi Pilato molto turbato per il diffondersi di queste false voci, per le parole di Gesù e i sogni della sua consorte. Perciò egli ripeté ai sacerdoti che non trovava nel Galileo alcuna colpa degna di morte.

Ma poiché questi ultimi chiedevano con sempre maggior insistenza la morte del Signore, volle ottenere da Gesù stesso una risposta che potesse toglierlo da quel penoso stato d’animo.

Pilato rientrò nel pretorio e restò solo con lui. Guardando il Signore così malridotto, egli pensava: «E mai possibile che costui sia il figlio di Dio?». Poi lo scongiurò di dirgli se fosse davvero il promesso re dei Giudei, fin dove si estendesse il suo impero e a che genere di divinità appartenesse; infine promise a Gesù la libertà se gli avesse dato queste risposte.

Il Signore gli rispose con tono grave e severo, di cui posso ricordare solo il senso di quanto disse. Spiegò a Pilato che il suo vero regno era quello dello Spirito di Dio, gli mostrò la verità del mondo e gli ricordò tutti i delitti da lui commessi in segreto, profetandogli la miserabile sorte che lo aspettava, cioè l’esilio, la miseria e la terribile fine. Inoltre gli annunciò che il Figlio dell’uomo avrebbe pronunciato su di lui un equo giudizio.

Irritato e spaventato dalle parole del Salvatore, il procuratore ritornò sulla terrazza e riconfermò la sua decisione di liberare Gesù.

La folla rumoreggiò nel cortile del pretorio, mentre i sinedriti gli gridavano:

«Se lo liberi, non sei amico dell’imperatore, perché chi vuole farsi re è nemico di Cesare!».

Infine lo minacciarono dicendogli che l’avrebbero denunciato all’imperatore e che era necessario farla finita, perché alle dieci dovevano trovarsi al tempio. Il grido: «Crocifiggilo!» risuonava adesso da tutte le parti, perfino dai tetti piatti del foro dov’erano saliti numerosi furibondi.

Quel tumulto aveva in sé qualcosa di orrendo. Pilato, rimasto isolato, fu preso dallo spavento e temette una rivolta. Fatta portare dell’acqua in una brocca, se la fece versare sulle mani da un servo e, rivolto al popolo, disse:

«Del sangue di questo giusto io sono innocente e voi so li ne risponderete».

In quel momento si levò la possente voce del popolo, tra cui si trovava gente di tutta la Palestina:

«Il suo sangue cada su di noi e sui nostri figli!».

Gli effetti della spaventosa maledizione. Angeli e demoni

«Il sangue suo cada su noi e sui nostri figli» (Matteo 26,25). 

Ogni qual volta contemplo la dolorosa passione di Cri sto, risento quell’orribile e poderoso grido dei Giudei: «Il suo sangue cada su di noi e sui nostri figli!».

Gli effetti della spaventosa maledizione mi appaiono sotto l’aspetto d’immagini terribili.

Vedo la folla urlare sotto il cielo cupo, coperto di nubi color sangue, da cui guizzano verghe di fuoco che penetrano fino all’utero delle madri di questo popolo.

Vedo la moltitudine immersa nelle tenebre e quell’urlo spaventoso uscire dalla sua bocca sotto forma di fuoco. Esso ricade sopra alcuni come una spada ardente e penetrante, e resta invece sospeso sopra i convertiti al Signore.

Questi ultimi non furono pochi, poiché per tutto il tempo della sua passione Gesù e la santa Madre avevano incessantemente pregato per la salvezza dei loro persecutori.

Ho visto innumerevoli demoni agitarsi tra la folla: eccitavano i Giudei animandoli contro Gesù, bisbigliando lo ronell’orecchio ed entrando nella loro bocca; ma dopo li ho visti fuggire, sbigottiti di fronte al puro amore del Signore.

Vedo gli angeli circondare Gesù, Maria e un ristretto numero di santi, i cui volti e atteggiamenti hanno le sembianze delle opere di misericordia che praticano: la consolazione, la preghiera, l’unzione o altro.

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