La notte della ‘svolta del mondo’ vista da Gerusalemme: ‘Pace e riconciliazione dal Risorto’

Il messaggio dei capi delle confessioni per la Pasqua 2017. Già stamattina al Sepolcro l’annuncio della Resurrezione presieduta dall’arcivescovo Pizzaballa

«La luce di Cristo conduca l’intera famiglia umana a camminare verso la giustizia, la riconciliazione e la pace e a intraprendere questo cammino diligentemente.

Conduca tutti noi all’unità e all’armonia gli uni verso gli altri». Sono le parole che i capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme rivolgono a tutto il mondo nel messaggio comune in occasione della Pasqua 2017. È tradizione che ogni anno i capi di tutte le confessioni presenti in Terra Santa (ortodossi, armeni, latini, melchiti, maroniti, copti, siriaci, anglicani, luterani) rivolgano una parola comune in occasione della Festa che celebra la Resurrezione di Gesù. Quest’anno, però, è un gesto che assume un significato particolare, dal momento che – per la coincidenza nelle date tra il calendario gregoriano e quello giuliano – il 16 aprile è Pasqua per tutti a Gerusalemme.

 

Un simbolo di unità che si unisce a un altro fatto importante: il ritrovarsi di fronte alla tomba vuota di Gesù dove da poco sono finiti i lavori di restauro, resi possibili proprio da un accordo tra le diverse confessioni cristiane presenti nella basilica del Santo Sepolcro. La liturgia tenuta insieme pochi giorni fa per riconsegnare ai cristiani di tutto il mondo l’«Edicola» restaurata – scrivono nel messaggio i capi delle Chiese di Gerusalemme – «è stata una testimonianza del nostro spirito ecumenico e una celebrazione della nostra unità in Cristo. Abbiamo sostato insieme, come un unico corpo e con una sola voce, intorno alla tomba vuota. E come cristiani uniti stiamo insieme a offrire speranza, fiducia e determinazione a trasformare questo mondo nel segno di Cristo che ha vinto ogni male attraverso la sua Resurrezione». Di qui la preghiera affinché il Risorto «illumini i capi e le nazioni del mondo intero per far scorgere nuove opportunità per lavorare e lottare per il bene comune e riconoscere che tutti siamo stati creati uguali di fronte a Dio».






 

Intanto già questa mattina la comunità cattolica di rito latino ha celebrato l’annuncio della Pasqua a Gerusalemme. Le ferree regole sugli orari nella basilica del Santo Sepolcro prevedono – infatti – l’anomalia per cui la veglia pasquale viene vissuta la mattina del Sabato santo, come un tempo avveniva nelle chiese cattoliche di tutto il mondo. Una circostanza che, nell’omelia, l’amministratore apostolico del Patriarcato latino, l’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, ha commentato facendo riferimento all’immagine della corsa. «Dal Cenacolo al Getsemani e dal Getsemani al Calvario e al Sepolcro – ha spiegato -, le liturgie della Città Santa ci fanno correre in questi giorni per tutta la città, come i discepoli e le donne del Sepolcro, quasi a voler marcare caparbiamente la nostra appartenenza a queste sante pietre. Mi piace pensare, però, a parziale giustificazione di questa nostra impazienza, che non può essere diversamente, non può esser che così. Come 2mila anni fa, anche oggi nel mondo non si può fare Pasqua, se prima questa non viene celebrata a Gerusalemme».

 

Quanto al senso della veglia pasquale l’arcivescovo Pizzaballa ha invitato a riscoprirla come il tempo delle domande vere – «che senso ha la morte? Perché il male? Quale speranza può essere vera per la nostra vita? Chi può darci la salvezza? Cosa significa essere redenti?» – che solo in Gesù trovano una risposta capace di «assumere tutto il male, tutto il dolore, tutto il peccato che pur continua a esistere, ma immerso nella vita di Cristo perde tutto il suo potere di morte».

 

Il rito dei latini è stato poi seguito nella basilica del Santo Sepolcro dalla cerimonia del Santo Fuoco, il più atteso nella Pasqua delle comunità ortodosse. È stato il patriarca Teofilo III a uscire dall’Edicola al centro della basilica portando il fuoco nuovo, attinto dall’altare della Resurrezione, che tutti i fedeli con le candele accese hanno poi portato nelle proprie case.




di Giorgio Bernardelli per Vatican Insider

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