Kenya: le suore Collegine a servizio dei poveri e dei bambini abbandonati

A scrivere e’ Sr Lucia Martorano missionaria cattolica da 20 anni in terra d’africa prima in Tanzania e da 12 in Kenya. Prima di esporvi cio’ che facciamo e la situazione sociale ove viviamo mi piace presentare nelle sue line generali la Congregazione di cui faccio parte. Appartengo a una una Congregazione di donne consacrate a Dio nella Chiesa. Ci prodighiamo ad  annunciare il vangelo della carità. I mezzi che  impegniamo  sono la pastorale educativa, scolastica, vocazionale e missionaria. Soprattutto nei territori di missione, i due fronti principali sui quali si concentra la nostra azione sono l’assistenza da una parte e la promozione umana dall’altra. E ciò si incarna in opere specifiche: orfanotrofi per bambini abbandonati, case famiglie per ragazzi malati di AIDS, scuole dell’infanzia e primarie, laboratori di taglio e cucito, laboratori di falegnameria, centri rurali sanitari e dispensari. La Congregazione, fondata nei primi del 1700  a Sezze (Latina) dal Cardinale Pietro Marcellino Corradini prende il nome di Suore Collegine della Sacra Famiglia.  Fin dall’inizio la scuola e’ stata l’attività principale della Congregazione per dare un’istruzione scolastica a coloro che non potevano permettersi di pagare un istruttore. E ancora oggi continuiamo quest’opera d’istruzione nei paesi in via di sviluppo ove siamo presenti. E’ questo spirito che nel dicembre del 2001 ha spinto me e Sr Tarcisia Mesi  ad iniziare una nuova avventura in Kenya, dopo aver maturato una lunga esperienza di servizio missionario in Tanzania. Prendendo in affitto una piccola casetta, priva di acqua corrente e  luce elettrica, ci stabilimmo inizialmente a Njiru, in una zona in via d’espansione. L’aspetto tetro e malsano di questo villaggio colpisce subito la nostra attenzione: non è un caso, infatti, che sia definito «l’immondezzaio di Nairobi» sia per le discariche (montagne e montagne di rifiuti abbandonati) sia per i rigagnoli giallognoli delle fognature che costeggiano da una parte e dall’altra, a cielo aperto, l’unica strada che congiunge la capitale con queste borgate di cartone e lamiera.

Condizione sociale della slum ove operiamo  Njiru-. Le condizioni di vita in queste aree sono pessime. Le baracche (case) sorgono attaccate le une alle altre, divise da strade di terra battuta, solcate da rigagnoli di liquidi fognari, impraticabili nella stagione delle piogge. I rifiuti sono accumulati negli angoli delle strade e bruciati direttamente. Manca l’acqua potabile, le infrastrutture, le opportunità di lavoro, i programmi d’istruzione, l’elettricità e una rete fognaria e igienica di base. All’interno delle slum il reddito medio giornaliero si aggira intorno agli 0,60 dollari e il tasso di scolarizzazione è del 5% (percentuale dei bambini che raggiungono il quinto anno di scuola elementare). Il lavoro nelle discariche rappresenta l’unica fonte di sostentamento per centinaia di persone, dove adulti e bambini rovistano e trovano di che sfamarsi, svolgendo attività di recupero e di separazione dei rifiuti. L’aspettativa di vita media in queste realtà non tocca i 40 anni e l’HIV/AIDS è una minaccia costante ( si registrano tassi di sieropositivi fino al 60% ). Oltre alla criminalità e alle pessime condizioni igieniche all’interno dei quartieri poveri, la popolazione vive nel costante rischio di sfratti forzosi e demolizione. Il governo non riconosce infatti questi insediamenti come aree abitate, ma come terreni pubblici, e negli ultimi anni la privatizzazione e la vendita di questi appezzamenti di terre pubbliche ha costretto migliaia di persone ad abbandonare la propria dimora. Di conseguenza, molti vivono in una condizione molto simile a quella dei rifugiati: privati della terra, della casa e persino dei più basilari diritti umani e della dignità. Nairobi quindi vanta il primato di essere tra le città con la più alta percentuale di persone che non ha il possesso della casa in cui vive (56%).

Operiamo nella zona di Njiru, il distretto è tristemente famoso per la discarica di Dandora, considerato uno dei posti più inquinati al mondo. Qui  stiamo costruendo una scuola elementare e materna  per sopperire e dare il nostro apporto nella risoluzione di un problema molto importante quale e’ l’alfabetizzare. Sdradicare e far prendere coscienza I destinatari (ragazzi) su un altro  problema, quello del  lavoro minorile.   Indagini  recenti condotte nella zone evidenziano che  I ragazzi vengono impiegati in piccole attività produttive quali: lavoro in discarica, sfruttamento sessuale e attività domestiche.  Inoltre, la povertà diffusa e l’ignoranza in materia di diritti fa si che il lavoro minorile sia largamente accettato dalla comunità. Circa 700 ragazzi lavorano nella vicina discarica di Dandora, di cui il 65% sono in età scolare. La maggior parte di loro  viene purtroppo coinvolta nella prostituzione minorile, mentre altre lavorano come cameriere o domestiche. La maggior parte  scappano dalla realtà con abuso di droghe , al fine di trovare una via di speranza, perché il dolore e la vergogna  è troppo schiacciante. Coloro che hanno trascorso la notte a  bere e fumare  per distogliere la loro attenzione dalla realtà sono costretti ad affrontare ogni mattina le varie attività quotidiane e rispettare il concetto darwiniano di sopravvivenza per i più forti. Infatti , le slum sono pieni di uomini e donne che cercano un modo per salire la scala del successo, una scala che è sempre affollata. In generale, vi è una classificazione nelle slum in Kenya rispetto al costo della vita in quella zona e meccanismi coesivi tribali, per cui persone della stessa tribù o stessa religione preferiscono ritrovarsi in un punto particolare. Con l’avanzare dell’età, i giovani si inchinano alle aspettative della società: si sposano entro i limiti di età, riportano rispetto alla pressione dei loro gruppi familiari e di età e si trovano nel mondo delle responsabilità. Ne consegue che molte famiglie sperimentano la vita tragica, hanno fatto una scelta, semplicemente perché non c’era alternativa. Le condizioni di vita nella slum sono spesso difficili per la carenza dei più elementari servizi, la disoccupazione, le droghe segnano la vita degli abitanti. Le abitazioni sono baracche costruite, una attaccata all’altra, in lamiera, fango, legno, cartone. La maggior parte degli abitanti  sopravvive grazie ad impieghi saltuari nelle vicine  cave di pietre da costruzione, nella preparazione manuale della ghiaia, nei cantieri edili, o lavorando nei campi (quasi mai di loro proprietà); talvolta le persone si ingegnano nelle più svariate occupazioni che permettano loro di guadagnare qualcosa, per esempio con la produzione, illegale, di bibite alcoliche quali la changa-a. Rimane molto rilevante il problema della disoccupazione. 

La povertà che caratterizza la zona degenera spesso in condizioni di estrema miseria che si traduce in difficoltà di provvedere ai bisogni alimentari di base, impossibilità di far fronte alle spese sanitarie o di pagare l’affitto della baracca. Al disagio economico si unisce un profondo degrado sociale, ambientale, igienico-sanitario e umano. Si stima che oltre il 50% della popolazione adulta  sia sieropositiva; molte donne si prostituiscono per riuscire a guadagnare qualcosa, questo favorisce il diffondersi della malattia, oltre a contribuire a creare una situazione in cui oltre il 90% dei bambini che frequentano la scuola  proviene da nuclei familiari nei quali manca totalmente la figura paterna. A livello scolastico, la maggioranza della popolazione proviene dalla scuola primaria (otto anni) che ha terminato o abbandonato prima di finire; alcuni, non hanno mai frequentato la scuola e sono tutt’oggi totalmente analfabeti. E’ in questo contesto che si pone il nostro lavoro di suore educatrici supportato dai tanti volontari che da varie parti d’Italia vengono ad aiutarci. Dare un futuro migliore attraverso l’istruzione e’ il nostro obiettivo principale, far si che crescano nuove generazioni responsabili e consapevoli di ciò che la vita dona loro non solo sofferenza e povertà ma sopratutto amore, gioia… di Suor Lucia Martorano 

Suor Lucia con un gruppo di studenti.
Un gruppo di bambini studenti.

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