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SEMPRE INSIEME A KAROL – In memoria della morte di Giovanni Paolo II

Sono passati 10 anni, ma l’Amore resta lo stesso. Nell’intensità, nella forza, nella dolcezza, nella verità. Tu hai toccato il nostro cuore, noi proviamo a continuare a farlo.

Il 01 febbraio 2005, il Papa fu ricoverato all’Ospedale Gemelli di Roma (che egli definiva il Vaticano terzo), a causa di una infiammazione acuta della laringe e del laringospasmo, causati da una ricaduta di influenza. La Santa Sede, tramite un comunicato stampa, riportò il giorno seguente che le sue condizioni si erano stabilizzate, ma che sarebbe rimasto in ospedale fino alla completa guarigione. Il Papa apparve in pubblico il 6 febbraio per leggere le ultime righe dell’Angelus, con voce roca, dalla finestra della propria camera d’ospedale. Saltò per la prima volta nei suoi 26 anni di suo pontificato la cerimonia del Mercoledì delle ceneri nella Basilica di San Pietro il 9 febbraio, e fece ritorno in Vaticano il 10 febbraio. Il 24 febbraio 2005 il Papa iniziò ad avere problemi di respirazione accompagnati da febbre e fu d’urgenza ricoverato nuovamente al Gemelli, dove gli venne praticata una tracheotomia. Un collaboratore riferì che il Pontefice era “sereno” dopo essersi alzato successivamente all’operazione. Aveva alzato la mano cercando di dire qualcosa, ma i medici gli avevano consigliato di non provare a parlare. Il Papa diede “benedizioni silenziose” dalla sua finestra d’ospedale, domenica 27 febbraio e domenica 6 marzo. Il cardinale Ratzinger, che aveva incontrato il pontefice per una riunione di lavoro nella sua stanza al 10º piano del Gemelli martedì 1 marzo, riferì alla stampa internazionale: Il Papa mi ha parlato in tedesco e in italiano. Era completamente lucido. Ho portato al Santo Padre i saluti dall’assemblea della Congregazione per il culto divino che si sta riunendo in questo momento in Vaticano. Il Santo Padre lavorerà sul materiale che gli ho dato oggi. Sono felice di vederlo completamente lucido e mentalmente capace di dire le cose essenziali con la sua voce. Normalmente parliamo in tedesco. I dettagli non sono importanti – parlò solo delle cose essenziali. L’8 marzo, fu annunciato che il Papa avrebbe impartito la benedizione Urbi et Orbi il giorno di Pasqua, 27 marzo. Le altre cerimonie del Triduo Pasquale furono presiedute  da alcuni cardinali.

Durante l’Angelus di domenica 13 marzo il Papa fu capace di parlare ai fedeli per la prima volta dopo la tracheotomia. Più tardi, in quel giorno, tornò in Vaticano dopo quasi un mese di ricovero.  La Domenica delle Palme (20 marzo) il Papa fece una breve apparizione alla sua finestra per salutare i fedeli che lo acclamarono a migliaia quando agitò in silenzio un ramoscello d’ulivo. Per la prima volta nel suo pontificato non fu in grado di officiare la messa della domenica di Pasqua. La guardò alla TV nel suo appartamento che dà su Piazza San Pietro. Il 22 marzo sorsero nuove preoccupazioni sulla salute del Papa, dopo che i referti constatarono il peggioramento della salute e la mancanza di risposta ai farmaci. Il 24 marzo, il cardinale Giovanni Battista Re sostituì il Papa nella celebrazione della Messa Crismale nella Basilica di San Pietro, al mattino del Giovedì Santo, mentre il cardinale colombiano Alfonso López Trujillo sostituì il Papa nel rito della Lavanda dei piedi al pomeriggio. Disse che il Pontefice si stava ‘abbandonando serenamente’ alla volontà di Dio. L’ottantaquattrenne Wojtyła seguì il rito tramite la televisione dai suoi appartamenti in Vaticano. Il 25 marzo, il Pontefice non partecipa alla Via Crucis al Colosseo e, come il giorno prima, segue l’evento in televisione dalla sua cappella privata ed è ripreso dalle telecamere di spalle mentre segue il rito seduto sulla sua poltrona. Il 27 marzo, giorno di Pasqua, il Papa apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Il cardinale Angelo Sodano lesse il messaggio Urbi et Orbi quando il Papa benedisse la folla di mano sua. Tentò di parlare ma non vi riuscì. Il 30 marzo, mercoledì, il Papa apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Tentò di parlare ma non vi riuscì. Fu l’ultima volta che si mostrò in pubblico prima di morire. Il 31 marzo, il Papa sviluppò “febbre alta causata da un’infezione dell’apparato urinario”, ma non fu portato in ospedale, come invece era stato fatto due volte nel periodo precedente, secondo una sua espressa volontà di morire nei suoi appartamenti in Vaticano. Più tardi lo stesso giorno, fonti del Vaticano annunciarono che al Pontefice era stata impartita l’Unzione degli Infermi. Come confermato successivamente dal cardinale Javier Lozano Barragán (articolo sul Corriere della Sera, 7 ottobre 2007), il Papa coscientemente rifiutò di tornare all’ospedale Gemelli e le relative cure mediche che avrebbero soltanto prolungato la sua agonia. Il 1º aprile, le sue condizioni peggiorarono drasticamente ed insorsero insufficienza cardiaca e renale. Al Papa venne sistemato un sondino naso-gastrico per aiutarlo a incrementare l’apporto nutritivo dopo la febbre.  Alle 12:30 circa, un portavoce vaticano fornì un nuovo aggiornamento sulla salute del Papa, e confermò che Wojtyła aveva ricevuto l’Unzione degli infermi. Aveva rifiutato di essere condotto in ospedale, e aveva incontrato i suoi più vicini collaboratori. Aveva anche richiesto che gli fossero lette le meditazioni sulla Via Crucis che si era tenuta pochi giorni prima al Colosseo. Il 2 aprile, le condizioni del Papa vennero definite dal bollettino medico del Vaticano gravissime ed il Papa moribondo. Venne comunicato che il Papa aveva dei momenti di incoscienza ma non era in coma. A tarda sera, il Vaticano annuncia che le Sue condizioni rimangono estremamente gravi e che durante la sera è stato colpito da una forte febbre, specificando, tuttavia, che quando viene stimolato dai familiari, risponde correttamente. Prima dell’ulteriore aggravarsi delle sue condizioni, all’alba del 2 aprile, il Pontefice viene informato della grande folla presente in piazza San Pietro, composta da molti giovani. Il Papa espresse a fatica il suo ultimo pensiero per i giovani, a lui tanto cari, riuscendo a mormorare le parole: “Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E di questo vi ringrazio”. Il Vaticano infine emise un comunicato stampa alle 19:00 affermando che i reni del Papa avevano cessato di funzionare. Sotto l’occhio attento dei media di tutto il mondo, Giovanni Paolo II si spense alle 21.37 del 2 aprile 2005 nel Palazzo Apostolico della Città del Vaticano, in conseguenza di uno shock settico e di un collasso cardiocircolatorio. Ad accompagnare uno dei pontefici più longevi della storia della Chiesa sono stati i canti e le preghiere dei presenti in Piazza San Pietro. Subito dopo la notizia della morte, la famiglia pontificia ai piedi del suo letto cantò l’Inno del Te Deum. Mons. Leonardo Sandri, sostituto alla Segreteria di Stato, annunciò così la morte: “Carissimi fratelli e sorelle, alle 21,37, il nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre, preghiamo per lui”, fu cantata la Salve Regina e le campane della Basilica di san Pietro hanno suonato a lutto.  Alessandro Gisotti di Radio Vaticana, ha ricordato con un’interessante intervista quell’indimenticabile momento:   2 aprile di 9 anni fa, Giovanni Paolo II tornava alla Casa del Padre, dopo una lunga malattia affrontata con indomito coraggio e generosità. Ad annunciare la morte di Karol Wojtyla in una Piazza San Pietro trasformatasi in un Cenacolo a cielo aperto, fu il sostituto alla Segreteria di Stato, Leonardo Sandri che oggi, cardinale prefetto del dicastero per le Chiese Orientali. L’emozione è stata grande, e adesso, alla luce di questa prossima Canonizzazione, avere annunciato proprio questo passaggio dalla terra alla Casa del Padre di un Santo, è per me ancora una doppia emozione: mi sento come indegno e lontano dal poter essere stato strumento, in quel momento, di uno che era stato proprio un evangelizzatore, un uomo di pace, un uomo di grande vita interiore come base di tutta la sua attività; di una persona che ha vissuto con grande austerità, con grande povertà tutto il suo ministero.

Lei che ricordi ha dei suoi incontri con Giovanni Paolo II? Ho tanti, tanti ricordi. Soprattutto vedere Dio come ha dotato Karol Wojtyla di una ricchissima umanità. Tutta questa santità che noi poi abbiamo visto durante la sua vita sacerdotale, episcopale e pontificale era poggiata in una persona umana che aveva avuto tante sofferenze: la persecuzione, la morte della mamma quando era piccolo, l’ostruzionismo da parte del regime, il fatto di dover vivere in un ambiente ostile … tutto questo era vissuto da una persona straordinaria per simpatia, per presenza fisica, culturalmente molto profondo e ricco per gli studi che aveva fatto, anche della filosofia e in particolare della fenomenologia … E poi, per la grande, grande conoscenza che aveva delle persone, la capacità di mettersi in contatto con loro, la conoscenza delle lingue, la conoscenza del mondo che lui aveva vissuto anche quando era stato vescovo in Polonia … E quindi, questa umanità è stata elevata da Dio, attraverso una vita di duri confronti, attraverso una vita di sofferenze, di sacrificio, una vita anche di austerità perché ecco, una cosa che io ho potuto ammirare anche nell’ultimo giorno della sua vita, quando stava lì, nel letto di morte, era lo spoglio totale della persona, anche dal punto di vista materiale: non c’era nessun lusso che lo circondasse. Questa umanità è stata coronata da Dio con i doni dello Spirito Santo e quindi con tutto quello – a partire dalla fede, la speranza e la carità – che fanno di un essere umano comune, come tutti, un Santo.

Tutti ricordiamo che l’8 aprile, al funerale di Giovanni Paolo II, il Popolo di Dio lo chiamò già Santo. Cosa i fedeli hanno in più, adesso che il 27 aprile Karol Wojtyla viene proclamato Santo? C’è il giudizio autorevole della Chiesa. Noi dobbiamo pensare che nella formula della Canonizzazione c’è come una specie di solennità quasi dogmatica di definizione: lui sta nel Cielo, e quindi noi fedeli che crediamo che lui era Santo fin da quando lo abbiamo conosciuto, oppure quelli che lo hanno proclamato “Santo subito” in Piazza San Pietro, adesso hanno la certezza dell’autorità della Chiesa che è l’autorità del Successore di Pietro che dice effettivamente: “Proclamo, definisco, annuncio che questo uomo è un Santo e sta quindi accanto a Dio” e vive già della visione di quello che noi tante volte vediamo soltanto attraverso un’ombra e non lo vediamo, Dio, faccia a faccia: lui già lo vede e questo ce lo garantisce anche il Supremo Pastore della Chiesa, che è Papa Francesco.

Video dell’annuncio della morte di Giovanni Paolo II: 

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Le reazioni del mondo-. Molti leader mondiali hanno espresso le loro condoglianze: In Argentina gli studenti osservarono qualche minuto di silenzio il primo giorno dopo la morte del Papa; il presidente Nestor Kirchner dichiarò: Milioni di persone hanno pianto Giovanni Paolo II, i suoi insegnamenti ci seguiranno per tutta la vita, per sempre. Il Primo Ministro australiano John Howard affermò che papa Giovanni Paolo II dovrebbe essere ricordato come un combattente per la libertà contro il comunismo e un grande leader cristiano.  In Brasile, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva espresse tutta la tristezza del popolo brasiliano.  Il governo inoltre proclamò un periodo di lutto nazionale di sette giorni.  Il Primo Ministro del Canada Paul Martin disse che Per un quarto di secolo il papa Giovanni Paolo II fu un simbolo di amore e fede, pace e pietà… La nostra tristezza di oggi è la stessa tristezza di tutto il mondo. In Cile il governo dichiarò un periodo di tre giorni di lutto nazionale. Il presidente Ricardo Lagos commentò che “…Giovanni Paolo II non sarà lontano da noi. Il suo nome è parte della nostra storia, il suo pensiero sarà di ispirazione per costruire un paese più giusto ed un mondo più pacifico per tutti noi”.  Il presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez decretò che le bandiere sugli edifici governativi e delle ambasciate fossero poste a mezz’asta per due giorni. Il presidente, dal canto suo, aveva stigmatizzato le ultime battaglie del Papa per la pace nel mondo. Le autorità cubane concessero, eccezionalmente, al cardinale Jaime Ortega di rendere una dichiarazione pubblica sulla televisione di stato: Questo è un uomo che ha portato su di sé il peso morale del mondo per 26 anni… trasformandosi nell’unico referente morale dell’umanità negli ultimi anni di guerra e difficoltà. Il Primo ministro indiano Manmohan Singh sottoscrisse il libro di condoglianze all’ambasciata vaticana a Nuova Delhi. Il governo indiano proclamò tre giorni di lutto. Nel Regno Unito, la regina espresse profondo dolore per la morte di Giovanni Paolo II ricordando i suoi sforzi per promuovere la pace in tutto il mondo. Il Primo ministro inglese Tony Blair asserì che il mondo ha perso una guida religiosa che era riverito dai popoli di ogni fede come da quelli che non ne hanno alcuna. Le bandiere in cima alla Casa Bianca e ad altri edifici pubblici negli Stati Uniti furono ammezzate fino al tramonto del giorno della sepoltura di Wojtyła. Il presidente George W. Bush espresse il suo cordoglio per la morte di un campione della libertà umana, un’ispirazione per milioni di americani e un eroe nei secoli ed è stato il primo presidente statunitense a presenziare al funerale di un Sommo Pontefice. Molti paesi a maggioranza cattolica dichiararono il lutto per Giovanni Paolo II. Il governo delle Filippine proclamò il lutto fino al giorno del funerale. Il Paraguay e il Gabon proclamarono cinque giorni di lutto, la Costa Rica quattro. Tre giorni di lutto furono proclamati dai governi di Italia, Portogallo (nei giorni precedenti il funerale, benché le bandiere nazionali siano state ammezzate sui pubblici edifici il lunedì successivo alla morte del Papa), Croazia, Haiti, Bolivia, Capo Verde, Seychelles, Malawi, e Timor Est. Spagna e Perù proclamarono un giorno di lutto nazionale. Egitto e Libano furono due dei paesi a maggioranza non cattolica che proclamarono tre giorni di lutto. Il Kosovo proclamò due giorni, e la Bosnia ed Erzegovina e l’Albania proclamarono un giorno. Nella Repubblica di Macedonia a tutti gli eventi culturali vennero cancellati il giorno seguente la morte del Papa. La Germania e la Francia ordinarono di abbassare a mezz’asta le bandiere di tutti gli uffici del Governo.

“Giovanni Paolo II il Grande”-.  Subito dopo la morte di Giovanni Paolo II molte importanti autorità ecclesiastiche, tra cui il cardinale Angelo Sodano in forma scritta nell’omelia della messa di requiem, si sono riferiti all’ultimo pontefice come Giovanni Paolo il Grande. Il titolo di “Grande” è storicamente usato come attributo per pochi personaggi, fra cui tre papi: papa Leone I, papa Gregorio I e papa Niccolò I. Un uso, tuttavia, alquanto libero poiché non esiste un procedimento istituzionale per dichiarare “Grande” una persona; avviene col tempo per acclamazione popolare. Il titolo guadagna di credibilità ogniqualvolta viene utilizzato in un discorso o in forma scritta. Dopo le prime settimane dalla scomparsa del Pontefice l’appellativo di Magno è caduto in un rapido disuso. a cura di Emanuela Graziosi 

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