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In 30.000 alla S. Messa. Francesco: ‘Testimonianza della carità è via maestra di evangelizzazione’

10527855_741521849245579_795341394680111099_nCAMPOBASSO – Una capanna intrecciata di canne di bambù, con al centro la sedia papale fatta dello stesso materiale e un altare che rappresenta un’allegoria della “chiesa in uscita” tanto cara a Papa Francesco. È il palco dove il Santo Padre sta celebrando la Messa, nell’area dell’ex stadio Romagnoli, dove dall’alba lo attendono decine di migliaia di persone, oltre 30mila, sotto un sole cocente. Papa Francesco è arrivato alle 9.30, e ha fatto un lungo giro con la jeep bianca scoperta lungo tutta l’area. L’altare, in ferro battuto, è stato realizzato da un immigrato senegalese ospite della comunità di recupero “La Valle”. Molto evocativo il soggetto scelto per il bassorilievo: alla sinistra si vedono due mani che si tendono verso l’alto, in segno di richiesta di aiuto. Ad esse viene incontro la figura del Papa, al centro, che si china verso chi ha bisogno tenendo le braccia come per un abbraccio fraterno. Sul lato destro, la rappresentazione della “chiesa in uscita”, che ha le fattezze di un ovile. Sull’altare, un Crocifisso del 1.200 che è stato ritrovato nel luogo dedicato alla Madonna della Libera, il santuario più antico del Molise, a Cercemaggiore. Sempre sull’altare, due ulivi provenienti da Venafro. Le sedie anche quella del Papa, sono di cartone pressato, a simboleggiare la ruralità del luogo. La prima lettura è stata letta da Luigi, un non vedente, con il braille.

LE PAROLE DEL PAPA DURANTE L’OMELIA DELLA SANTA MESSA

Nella sua omelia, Francesco è partito da un brano della prima lettura: «La sapienza liberò dalle sofferenze coloro che la servivano» (Sap 10,9). “La prima Lettura – ha detto – ci ha ricordato le caratteristiche della sapienza divina, che libera dal male e dall’oppressione quanti si pongono al servizio del Signore. Egli, infatti, non è neutrale, ma con la sua sapienza sta dalla parte delle persone fragili, delle persone discriminate e oppresse che si abbandonano fiduciose a Lui. Questa esperienza di Giacobbe e di Giuseppe, narrata nell’Antico Testamento, fa emergere due aspetti essenziali della vita della Chiesa: la Chiesa è un popolo che serve Dio e la Chiesa è un popolo che vive nella libertà donata da Lui”.

“Anzitutto – ha proseguito – noi siamo un popolo che serve Dio. Il servizio a Dio si realizza in diversi modi, in particolare nella preghiera e nell’adorazione, nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza della carità. E sempre l’icona della Chiesa è la Vergine Maria, la «serva del Signore» (Lc 1,38; cfr 1,48). Subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito Gesù, Maria parte in fretta per andare ad aiutare l’anziana parente Elisabetta. E così mostra che la via privilegiata per servire Dio è servire i fratelli che hanno bisogno”.

“Alla scuola della Madre – ha sottolineato – la Chiesa impara a diventare ogni giorno “serva del Signore”, ad essere pronta a partire per andare incontro alle situazioni di maggiore necessità, ad essere premurosa verso i piccoli e gli esclusi. Ma il servizio della carità siamo chiamati tutti a viverlo nelle realtà ordinarie, cioè in famiglia, in parrocchia, al lavoro, con i vicini… E’ la carità di tutti i giorni, quella carità ordinaria”.

“La testimonianza della carità – ha aggiunto – è la via maestra dell’evangelizzazione. In questo la Chiesa è sempre stata “in prima linea”, presenza materna e fraterna che condivide le difficoltà e le fragilità della gente. In questo modo, la comunità cristiana cerca di infondere nella società quel “supplemento d’anima” che consente di guardare oltre e di sperare”.

È quello che anche voi – ha osservato – “state facendo con generosità, sostenuti dallo zelo pastorale del vostro Vescovo. Vi incoraggio tutti, sacerdoti, persone consacrate, fedeli laici, a perseverare su questa strada, servendo Dio nel servizio ai fratelli, e diffondendo dappertutto la cultura della solidarietà. C’è tanto bisogno di questo impegno, di fronte alle situazioni di precarietà materiale e spirituale, specialmente di fronte alla disoccupazione, una piaga che richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di tutti. Perché quella del lavoro è una sfida che interpella in modo particolare la responsabilità delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e finanziario. È necessario porre la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari”. E a braccio ha detto: “Al centro c’è la dignità della persona umana! Perché? Perché la persona umana è un’immagine di Dio, è stata creata ad immagine di Dio e tutti noi siamo immagine di Dio!”.

“Dunque la Chiesa – ha continuato – è il popolo che serve il Signore. Per questo è il popolo che sperimenta la sua liberazione e vive in questa libertà che Egli le dona. La vera libertà la dà sempre il Signore! La libertà anzitutto dal peccato, dall’egoismo in tutte le sue forme: la libertà di donarsi e di farlo con gioia, come la Vergine di Nazareth che è libera da sé stessa, non si ripiega sulla sua condizione – e ne avrebbe ben avuto il motivo! – ma pensa a chi in quel momento ha più bisogno. E’ libera nella libertà di Dio, che si realizza nell’amore”. E a braccio ha proseguito: “E questa è la libertà che ci ha donato Dio e noi non dobbiamo perderla: la libertà di adorare Dio, di servire Dio e di servirlo anche nei nostri fratelli”.

“Questa – ha detto Papa Francesco – è la libertà che, con la grazia di Dio, sperimentiamo nella comunità cristiana, quando ci mettiamo al servizio gli uni degli altri. Senza gelosie, senza partiti, senza chiacchiere…. Servirci, gli uni agli altri. Servirci! Allora il Signore ci libera da ambizioni e rivalità, che minano l’unità della comunione. Ci libera dalla sfiducia, dalla tristezza: ma, guardate, questa tristezza è pericolosa, perché ci butta giù. Ci butta giù…. E’ pericolosa! State attenti! Ci libera dalla paura, dal vuoto interiore, dall’isolamento, dai rimpianti, dalle lamentele. Anche nelle nostre comunità infatti non mancano atteggiamenti negativi, che rendono le persone autoreferenziali, preoccupate più di difendersi che di donarsi. Ma Cristo ci libera da questo grigiore esistenziale, come abbiamo proclamato nel Salmo responsoriale: «Sei tu il mio aiuto, sei tu la mia liberazione». Per questo i discepoli del Signore, pur rimanendo sempre deboli e peccatori, sono chiamati a vivere con gioia e coraggio la propria fede, la comunione con Dio e con i fratelli, e ad affrontare con fortezza la fatiche e le prove della vita”.

E ha concluso: “Cari fratelli e sorelle, la Vergine Santa, che venerate in particolare col titolo di “Madonna della Libera”, vi ottenga la gioia di servire il Signore e di camminare nella libertà che Egli ci ha donato: nella libertà dell’adorazione, della preghiera e del servizio agli altri. Maria vi aiuti ad essere Chiesa materna, Chiesa accogliente e premurosa verso tutti. Ella sia sempre accanto a voi, ai vostri malati, ai vostri anziani, che sono la saggezza del popolo, ai vostri giovani. Per tutto il vostro popolo sia segno di consolazione e di sicura speranza. Che la ‘Madonna della Libera’ ci accompagni, ci aiuti, ci consoli, ci dia pace e ci dia gioia”.

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