Vangelo (25 ottobre) A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto

Gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeliLc 12,39-48
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

È giusto che ci si chieda: se il dettato evangelico è così chiaro, così limpido, così trasparente, così puro nella sua verità, perché la mente che lo interpreta gli dona significati totalmente opposti? Perché per essa ciò che è chiaro diventa oscuro, ciò che è limpido diviene torbido, ciò che è trasparente come acqua cristallina si fa così opaco da nascondere tutto lo splendore della verità? Qual è il motivo per cui questo accade?

La risposta la si può trovare solo nell’origine della Parola di Dio. Questa ha come suo Autore lo Spirito Santo. L’agiografo è solo autore strumentale di essa. La verità della Parola non è nella lettera della Scrittura. Essa è custodita con gelosia nel cuore dello Spirito di Dio. Lo Spirito dona la lettera attraverso l’agiografo. Chi vuole scoprire la verità contenuta nella lettera, deve entrare nel cuore dello Spirito del Signore, poiché solo in questo cuore vi sono i tesori della più pura verità che libera e salva.

Non si entra nel cuore del Spirito Santo a proprio gusto e piacimento, quando lo si vuole. Si entra in esso in un solo modo: se lo Spirito è nel nostro cuore. Se il cuore dello Spirito di Dio e il nostro formano un solo cuore. Se lo Spirito Santo non forma con noi un solo cuore, una sola vita, una sola verità, una sola luce, mai si potrà accedere in esso ed è questa la ragione per cui la verità dello Spirito rimane celata alla mente.

Il cuore dell’uomo, da solo, fuori dello Spirito Santo di Dio, sa produrre solo parole di oscurità e di tenebra. Anche quando legge la divina Parola, subito la mescola e la impasta con parole umane, parole di tenebra e non di luce, parole di morte e non di vita, parole di menzogna e non di verità. Un cuore cattivo produrrà sempre parole cattive, anche se in apparenza sono parole di Vangelo. Sono parole, ma non sono il Vangelo. Sono frasi, ma non sono la Scrittura Santa. Sono pensieri della terra, non sono rivelazione celeste e divina. Tutto trasforma la nostra mente. Niente rimane nella sua verità santa. Anche la cosa più semplice e lineare viene resa contorta e difficile.

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

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Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Perché il Signore ci chiede di essere pronti? Perché la morte viene come un ladro. Nessuno sa quando, dove, come. Nemmeno con l’immaginazione più fantasiosa siamo in grado di prevedere il giorno e l’ora del nostro transito per l’eternità. Non è però la morte che deve farci paura. Essa viene e basta. Quando viene è già venuta. È un istante. Siamo nel tempo e immediatamente ci troviamo nell’eternità. Ciò che invece deve farci pensare è il giudizio che segue non appena siamo entrati nell’eternità. Il Signore ci mostrerà il libro della nostra vita e noi leggendo in un istante sapremo dove andare: all’inferno, al purgatorio, in paradiso. L’inferno è perdizione eterna. Si è nella morte per sempre. Saremmo avvolti dal buio, dalla totale privazione di ogni luce. Da lì non si esce. È la verità dell’inferno eterno che deve condurci ad una sana e fruttuosa opera di conversione, per incamminarci sulla via stretta della luce, per abbandonare in modo definitivo la strada larga delle tenebre. Oggi non si crede nell’eternità della perdizione. Si predica da tutti una falsa misericordia di Dio e si vive di illusione.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la purissima verità.



Commento a cura del Movimento Apostolico

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