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Vangelo (10 Maggio) Io sono venuto nel mondo come luce

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Io sono venuto nel mondo come luce

In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Chi vede me, vede colui che mi ha mandato

Gesù oggi insegna la perfetta unità di ascolto e di fede tra Lui e il Padre. Chi crede in Gesù, non crede in Gesù, ma nel Padre che lo ha mandato. Cosi anche: chi vede Gesù, non vede Gesù, ma il Padre che lo ha mandato. È come se Gesù fosse solo un “megafono”, un “altoparlante”, un “diffusore” della voce del Padre. Il “fiato” è di Gesù. Il “corpo” è di Gesù. La voce è invece quella del Padre.

Questa stessa verità Gesù la rivela ai suoi discepoli nel Cenacolo, dopo la lavanda dei piedi, nei suoi lunghi discorsi di addio. È uno dei momenti forti di questi colloqui.

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse (Gv 14,1-11).

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È questo uno dei temi conduttori del Vangelo secondo Giovanni. Ecco cosa Gesù dice dopo la guarigione del paralitico presso la piscina delle pecore, in Gerusalemme.

Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa’, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 5,19-30).

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Gesù intende insegnare ai Giudei che la loro incredulità è un problema serio, molto serio. Non si tratta di cambiare Dio, passare cioè dal Dio di Mosè a Lui, da ascoltare come vero Dio. Si deve solamente avere desiderio di possedere una fede pura nello stesso Dio di Mosè che è anche il suo Dio, cioè il Padre suo. Loro non credono nel loro vero Dio, in quel Dio che dicono di adorare e del quale ogni giorno scrutano le Scritture. È la verità del loro Dio che fa difetto in loro e così dicasi delle Scritture.



Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la vera fede in Dio.

Commento a cura del Movimento Apostolico

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