Il Trentino preferisce ‘mamma-papà’ anziché ‘genitore 1-2’

Il Trentino Alto Adige dice no alla sostituzione delle parole “madre” e “padre”. Nei giorni scorsi, in Consiglio Regionale è andata in discussione una mozione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi affinché, nella modulistica dei servizi forniti dalla Regione, non siano utilizzati termini quali “genitore richiedente e altro genitore” o “genitore 1 e genitore 2”, finalizzati a cancellare per via burocratica quel poco che resta della famiglia naturale. La mozione, che vede come primo firmatario il Consigliere Rodolfo Borga (Civica Trentina), ha ottenuto parere negativo dalla Giunta, espresso tramite le parole del Vicepresidente Violetta Plotegher del PD ed avrebbe forse rischiato di fare la medesima fine dell’analogo documento presentato in Consiglio Provinciale di Trento dove, grazie alle forti pressioni del  Partito Democratico, coadiuvato anche dal Movimento 5 Stelle, il voto ha avuto esito ben diverso. “Oggigiorno il papà e la mamma appartengono ad un mondo ormai obsoleto,” scrive Borga  “residuo di un oscuro passato ed ostacolo, in quanto tale da rimuovere al più presto, alla piena affermazione delle magnifiche sorti e progressive, cui anela la nostra società”. Considerato l’effetto domino che le singole iniziative di smantellamento del concetto di famiglia tradizionale stanno ottenendo, il Consigliere crede sia doveroso puntualizzare l’atteggiamento che la Regione si impegna di andare a tenere, “poiché, le sciocchezze, specie quando fanno apparire al passo con i tempi, trovano non di rado dei pronti imitatori, e poiché, quando non si vuole o non si è in grado di affrontare e risolvere i veri problemi”.

La svolta si è avuta sul piano metodologico: Borga ha richiesto ed ottenuto il voto segreto, mossa che ha permesso a ciascun Consigliere di essere più influenzato dalla propria coscienza rispetto alle indicazioni di scuderia. Con 29 voti favorevoli, 25 contrari e 5 astenuti, quindi, la Regione Trentino Alto Adige si impegna a non genuflettersi al politicamente corretto, quantomeno nell’individuazione delle figure genitoriali. Nessuna rilevanza è stata concessa dai giornali locali. La notizia ha invece interessato il quotidiano “Libero” che ha descritto il passaggio trentino come una brusca frenata nel globale disegno di assoggettamento delle anagrafi prima e della morale poi alla cultura gender. I prossimi appuntamenti sul territorio sono imminenti quanto fondamentali: si passa dalla votazione dell’odg presentato in Consiglio Comunale a Trento dal Cons. Claudio Cia, sempre della Civica Trentina, sul tema dell’omogenitorialità, e la discussione del disegno di legge sull’omofobia e pari opportunità per i diversi orientamenti sessuali, il cosiddetto “FirmaLove”, in Consiglio Provinciale. Assemblee, queste ultime, dove il PD fa la parte del leone. Vedremo se sarà la coscienza o le logiche di partito ad avere la meglio. a cura di Giovanni Profeta

Per chi fosse interessato, questo è il testo della mozione: Anche in Italia, forti forse del sostegno manifestato dal ministro Kyenge, sta imponendosi il (mal) vezzo di archiviare per via burocratica quel poco che resta della famiglia tradizionale (l’aggettivo vista l’aria che tira è ormai obbligatorio) e cioè l’idea stessa che un bambino sia il frutto dell’unione di un padre e di una madre o che comunque i genitori di un bambino non possono che essere un padre ed una madre. Come peraltro, volenti o nolenti sacerdoti e sacerdotesse (non sia mai che qualcuno ci accusi di sessismo) della nuova imperante religione del politicamente corretto, la legge di natura impone da sempre. Già da tempo, sull’esempio della Spagna zapaterista e quello, più recente, della Francia di Hollande (la cui isterica intolleranza nei confronti della famiglia tradizionale ha forse contribuito a fargli raggiungere il record negativo di consensi, recentemente precipitato al 16%), in alcune scuole dell’italico Paese hanno cominciato a farsi strada iniziative finalizzate a chiarire agli studenti (meglio se piccoli, e quindi, più facilmente indottrinabili) che oggigiorno il papà e la mamma appartengono ad un mondo ormai obsoleto, residuo di un oscuro passato ed ostacolo, in quanto tale da rimuovere al più presto, alla piena affermazione delle magnifiche sorti e progressive, cui anela la nostra società.

Venendo ora alle fattispecie concrete da cui trae origine la presente proposta di mozione, si rileva come ad aprire le danze sia stata una consigliera comunale di Venezia, tale Camilla Seibezzi, delegata nientepopodimeno che ai “Diritti Civili e alle Politiche contro le discriminazioni”, che ha proposto di sostituire nei moduli dì iscrizione ad asili e scuole la dizione “padre” e “madre” con quella di “genitore1” e genitore 2”.Ciò in quanto, a detta della consigliera, sarebbe obsoleto continuare a far riferimento a denominazioni ormai superate ed abbandonate da Paesi europei ben più civili ed all’avanguardia del nostro. Immediato l’intervento della ministra Kyenge, la quale, presente a Venezia per il Festival, ha affermato quanto segue: “mi sono sempre battuta per le pari opportunità, se questa è una proposta che le rafforza, mi trova d’accordo”. Proposta che, pur non avendo ad oggi avuto seguito a Venezia, ha però fatto proseliti.

Nel Comune di Bologna, l’assessore all’Istruzione (PD) ha annunciato che la modulistica dei servizi per l’infanzia sarà aggiornata, sostituendo, laddove esistono, i termini “padre” e “madre” con quelli di “genitore richiedente” ed “altro genitore”, così da far definitivamente scomparire ogni riferimento al sesso dei genitori. Rigettati, invece, i termini “genitore 1” e “genitore 2”  in quanto discriminatori, non potendosi codificare un’inammissibile gerarchia tra genitori. Motivazione, questa, che non è stata però condivisa dalla preside del Liceo Mamiani di Roma, che, incurante di dar vita ad un’inaccettabile gerarchia tra “genitori” ha previsto che nel libretto delle giustificazioni i triti termini “padre” e “madre” e la ritrita locuzione “genitori o chi ne fa le veci”, siano sostituiti dai più moderni, neutri, à la page “genitore 1” e “genitore 2”. Ciò premesso, poiché, le sciocchezze, specie quando fanno apparire al passo con i tempi, trovano non di rado dei pronti imitatori, e poiché, quando non si vuole o non si è in grado di affrontare e risolvere i veri problemi (nel caso specifico della scuola), è più facile occuparsi di questioni che, visti i tempi, possono comunque suscitare consenso, pare opportuno al proponente che questo Consiglio impegni la Giunta, per quanto di sua competenza, ad evitare che iniziative di tal fatta trovino applicazione anche in Trentino – Alto Adige / Südtirol.

Quanto sopra premesso il Consiglio della Regione autonoma Trentino – Alto Adige / Südtirol impegna la Giunta ad attivarsi affinché nella modulistica dei servizi forniti dalla Regione autonoma Trentino – Alto Adige / Südtirol, per definire i genitori (e cioè il padre e la madre) non siano utilizzati termini quali quelli di cui alle fattispecie indicate in premessa, finalizzati a cancellare per via burocratica l’oggettiva ed indiscutibile realtà per cui i genitori di un/a bambino/a non possono che essere un uomo ed una donna, comunemente e da sempre individuati con i termini di padre (papà) e madre (mamma).

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