Il presepe dei profughi musulmani per dire ‘Grazie’ a chi li ha accolti

Un presepe ad altezza naturale: sagome di legno sottile dipinte con colori vivaci, stoffe, corone di cartone per i Magi e lana per le pecore. Un presepe, solo a prima vista, uguale a tanti altri. Perché a dipingere con passione il legno è stato un gruppo di profughi africani, di fede musulmana, ospiti del centro d’accoglienza di Bione (quartiere di Lecco), che al momento ospita circa 160 persone. Un omaggio, un modo per ringraziare la piccola comunità lecchese che li ha accolti al loro arrivo in Italia.

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Tutto è nato dalla curiosità di un giovane, meravigliato davanti al fiorire delle luci e degli addobbi colorati che celebrano l’arrivo del Natale. «Gli ho spiegato il senso del Natale, della nostra festa. Gli ho spiegato perché noi facciamo il presepe», racconta Clelia, un’operatrice del centro di Bione, gestito da Fondazione Progetto Arca. Da questa chiacchierata è partita l’idea di realizzare un presepe. Nessuno stupore, nessuna diffidenza: «Il tuo Dio e il nostro Dio abitano la stessa casa», è stata la semplice spiegazione.

«Le sagome di legno sono state realizzate da un amico falegname – spiega Clelia –. I ragazzi hanno fatto il resto. E sembra non vogliano fermarsi: ogni giorno aggiungono un particolare, una nuova figura». Inoltre, ieri sera, i richiedenti asilo hanno organizzato un corteo natalizio dal campo di Bione fino al centro di Lecco per portare il proprio messaggio di gratitudine. «Un segno di apertura alla città: vogliamo evitare che si creino ghetti – commenta il presidente di Fondazione Progetto Arca, Alberto Sinigallia –. Per questo siamo andati in consiglio Comunale dove abbiamo portato una pala e un sacco di sale: simbolo della disponibilità dei profughi a dare una mano alla città in vista delle prossime nevicate».

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Per concludere la serata, volontari, profughi e istituzioni (sindaco, prefetto e viceprefetto) si sono riuniti per una serata di festa, al suono della banda musicale e con un risotto offerto dall’oratorio di Lecco.

Redazione Papaboys (Fonte www.avvenire.it/Ilaria Sesana)

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