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Il Papa e il rapporto con gli ortodossi: una data comune per la Pasqua

Il Papa e il rapporto con gli ortodossi: una data comune per la PasquaPapa Francesco rievoca la proposta di Paolo VI parlando dei buoni rapporti con la Russia e Bartolomeo. In un incontro con i sacerdoti carismatici il viaggio a novembre in Africa e il futuro della Chiesa in Asia

La conferma dei buoni rapporti con gli ortodossi, tanto da ribadire la disponibilità, già espressa da Paolo VI, a fissare una data fissa per festeggiare insieme la Pasqua, l’annuncio che un previsto viaggio in Africa si svolgerà a novembre, in Repubblica centrafricana e Uganda, la denuncia di un occidente «decadente» a fronte di un’Asia che rappresenta il «futuro» della Chiesa («Ex Oriente Lux, Ex Occidente Luxus»), il «mea culpa» per le violenze perpetrate dai cattolici nel corso dei secoli, che sia l’invasione di Costantinopoli o i massacri di protestanti, e ancora il ruolo delle donne nella Chiesa, la crisi ucraina, i martiri cristiani. Papa Francesco trascorre il pomeriggio a San Giovanni in Laterano, con oltre 1000 sacerdoti provenienti da 90 differenti paesi dei cinque continenti, riuniti per il terzo «ritiro mondiale dei sacerdoti» promosso dall’ICCRS (International Catholic Charismatic Renewal Services) e dalla Catholic Fraternity (CF), sigle che esprimono la galassia carismatica.

E, prima in un discorso di un’ora, poi in un botta-a-risposta e infine presiedendo la messa, dalle quattro del pomeriggio alle otto di sera, parlando a braccio in spagnolo, fa un’ampia panoramica della vita della Chiesa, a partire dal tema del convegno, «Chiamati alla santità per la nuova evangelizzazione», e soffermandosi a lungo sui rapporti con l’ortodossia e l’Oriente.

Jorge Mario Bergoglio ha ricordato che «le grandi capitali d’Europa, a un certo momento della storia, erano Roma, Costantinopoli e Mosca» e «siamo arrivati a litigare tra di noi», quando, ad esempio, «non sono stati i luterani che hanno saccheggiato Costantinopoli, siamo stati noi: abbiamo veramente avuto brutti litigi, sono stati i cattolici che hanno invaso la Russia due volte e i russi sono stati molto svegli, li hanno fatto entrare e l’inverno si è fatto carico del resto… C’è una tensione culturale – ha proseguito il Papa in risposta ad una domanda – che oggi si è nuovamente scaldata», in Ucraina. Su questo, due giorni dopo l’udienza al presidente russo Vladimir Putin, il Papa ha detto che si tratta di una «tensione geopolitica che solamente col dialogo politico» si può affrontare, e, in riferimento al «caso concreto dei russofoni della zona del Donetsk», ha spiegato che «sulla carta si è risolto con il trattato di Minsk, trattato da tutte le parti, ma è difficile metterlo in pratica» e va pertanto criticato il «nominalismo della politica», quando, cioè, «si declamano cose, si firmano trattati che poi non vengono applicati». In questo senso, il Papa ha evocato la «tensione» tra Unione europea e Nato, da una parte, e Mosca, dall’altro, che vive come «minaccia» certe affermazioni e «ciò produce questo tipo di situazione come quella che stiamo vivendo». Il Papa ha poi proseguito il ragionamento su Roma, Costantinopoli e Mosca, sottolineando che con il patriarca ecumenico Bartolomeo «ci siamo incontrati diverse volte, parliamo della stessa fede, ci trattiamo come fratelli, anzi di più: l’ho invitato a presentare l’enciclica il 18 sull’ambiente – ha rivelato il Papa – non può venire ma manderà il migliore teologo, l’arcivescovo di Pergamo Giovanni Zizioulas» e comunque nell’enciclica ci sono «due paragrafi» riferiti al patriarca Bartolomeo come «grande difensore della creazione», ha detto Bergoglio, «per dirvi la vicinanza, la fratellanza che c’è». Con la Chiesa russa ortodossa, «varie volte abbiamo avuto comunicazioni con il patriarca Kirill attraverso il suo vescovo incaricato delle relazioni con gli altri cristiani», ha detto Francesco, ricordando i buoni rapporti che aveva a Buenos Aires con la comunità russo ortodossa argentina. «Ho molta speranza nel consiglio pan-orotodosso», previsto nel 2016, «che tutti dicevano che non riusciranno a farlo perché Mosca e Costanitnpoli non si mettono d’accordo, ma l’arcivescovo di Pergamo è referente dell’organizzazione e tutti lo hanno riconosciuto» per cui il sinodo potrà essere un «passo molto grande nell’ortodossia».

Oltre alle «relazioni eccellenti» con le Chiese ortodosse il Papa ha poi citato, proseguendo la rassegna con le chiese d’Oriente, i buoni rapporti con i patriarchi cattolici orientali, compresi i tre armeni presenti a San Pietro «nel centenario del genocidio armeno» e Papa Tawardos, con il quale c’è «una grande amicizia e ultimamente abbiamo parlato per telefono, soprattutto quando ci sono stati i martiri egiziani sulla costa libica», episodio sul quale peraltro il Papa è tornato, al momento dell’omelia, quando ha ricordato che «erano sicuri che Dio non li avrebbe abbandonati e si sono lasciati sgozzare pronunciando il nome di Gesù». «Mi ha dato molta luce vedere che con gli ortodossi abbiamo la difesa dei valori cristiani fondamentali» e «la Chiesa ortodossa non si lascia colonizzare ideologicamente dalle nuove teorie che vengono dal sistema socio-economico che pone i soldi al centro», ha proseguito Bergoglio, che ha poi citato lo sforzo di Bartolomeo per una Pasqua comune in seno all’ortodossia, menzionando ad esempio il caso della comunità ortodossa finlandese che può celebrare lo stesso giorno dei luterani «per non dare lo scandalo della divisione: “quando resuscita il tuo Cristo? Il mio la settimana prossima”: è uno scandalo». Credo, ha detto ancora il Papa, «che si lavora moltissimo su questo, la cosa più definitiva dovrà essere una cosa fissa, supponiamo la seconda domenica di aprile» e «dobbiamo metterci d’accordo e la Chiesa cattolica – ha detto il Papa concludendo il ragionamento – è disposta sin dai tempi di Paolo VI a fissare una data e rinunciare al primo solstizio dopo la luna piena di marzo».

Il Papa, secondo il quale «l’Africa è generosa con il mondo, ma il mondo non è generoso con l’Africa, perché la sfrutta e la tratta come terra di sfruttamento», ha ufficializzato, in risposta ad un’altra domanda, che «se Dio vuole» andrà nel continente «nel mese di novembre, in Repubblica centrafricana prima e poi in Uganda», mentre «non è ancora sicuro, perché ci sono problemi per l’organizzazione» una tappa «in Kenya». Francesco ha anche menzionato, en passant, il problema di Boko Haram.

In merito ad un altro continente, «guardando al futuro», ha detto il Papa, «si potrebbe dire guardando all’oriente: ex oriente lux, ex occidente luxus. E’ chiaro – ha proseguito – che la decadenza occidentale, nel consumismo, nell’edonismo, sta deteriorando e provocando la decadenza dell’occidente», mentre «l’Asia ha riserve spirituali» ed è il «futuro della Chiesa» nonostante problemi come la mancata accoglienza degli immigrati o il «fondamentalismo», tipico, ad esempio, di «alcune zone del Pakistan dove sono stati bruciati vivi alcuni cristiani che portavano il Vangelo».

Molti i riferimenti, nella prima ora di discorso, ad una Chiesa missionaria, dove i vescovi, i sacerdoti e il «popolo fedele di Dio» procedono insieme, pur nelle discussioni. «In una diocesi è necessaria la prossimità del sacerdote con il vescovo, dalle due parti: ai preti – ha detto il Papa suscitando le risate dei presenti – piace parlare male del vescovo, ma se dice qualcosa che al vescovo glielo deve dire da uomo, e se il vescovo deve dire qualcosa al prete lo deve fare da uomo, da padre: una comunità così può essere». Interrompendosi per bere, più tardi, il Papa, che si è versato un po d’acqua nel bicchiere, ha detto, con una battuta rivolta ai sacerdoti: «La differenza tra un vescovo e un sacerdote è che il vescovo ha il bicchiere, il sacerdote beve direttamente dalla bottiglia».

Il proselitismo è una «caricatura» dell’evangelizzazione, il clericalismo un «peccato» che frena la libertà dello spirito. «Non è femminismo osservare che Maria è più importante degli apostoli», ha detto il Papa: «Il genio femminile della Chiesa è una grazia e la Chiesa è donna – ha detto il Papa, che, parlando in spagnolo, ha notato che si dice “la iglesia”, non “el iglesia”, “la Chiesa è sposa di Cristo, madre del santo popolo di Dio, e queste donne che sono qui sono immagine e figura della Chiesa madre». «Lasciate lavorare i laici in pace, non clericalizzateli», ha raccomandato ai preti, «abbiate pietà del popolo di Dio», ha proseguito in merito alle omelie che non devono essere conferenze di teologia.

«Il clericalismo è come il tango – ha detto Francesco –si balla in due: il sacerdote a cui piace clerclaizzare il laico che chiede di essere clericalizzato». «Mi dà molta pena quando un parroco non battezza un neonato perché figlio di ragazza madre o padre che si è risposato: ma chi siamo noi, puritani?». La divisione tra cristiani, comunque, è «uno scandalo»: «Oggi pomeriggio – ha detto – stavo preparando il discorso che devo fare ai cechi, cattolici ortodossi, la prossima settimana, per festeggiare la festa di Giovanni Hus», riformatore morto sul rogo, «abbiamo ferito santa madre Chiesa e la nostra coscienza, dovremmo chiedere perdono per la storia della nostra famiglia per ogni volta che abbiamo ucciso nel nome di Dio», come ad esempio avvenuto per «la guerra dei trenta anni», quando cattolici e calvinisti «si uccidevano l’un l’altro in nome di Gesù Cristo: Questi sono scandali di una famiglia».

Di Iacopo Scaramuzzi per Vatican Insider (La Stampa) / Livetwitting di Alessandro Ginotta

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