Il Cardinale di Firenze Betori chiede che il primato vero sia dato ai poveri

BETORI GiuseppeTOSCANA – FIRENZE – I tempi in cui viviamo sono “spesso dominati dal desiderio di cancellare Dio dall’orizzonte della vicenda personale e storica”, un oscuramento che si riscontra “anche in un certo modo di pensare la ricerca umana, in cui un pericoloso scientismo vorrebbe opporre i percorsi della scienza a quelli della fede, quasi che la ragione debba per forza costringersi entro i confini dei dati sensibili e, a sua volta, la fede sia un parlare senza riferimenti oggettivi”. Lo ha detto, ieri mattina, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, presiedendo in cattedrale la Messa di Natale. “Le tecniche – ha affermato – sono strumenti utili e rispondere ai bisogni contingenti dell’uomo, nessuna di esse è però capace di dare soluzione ai problemi ultimi, massimamente il problema della morte. E così pure le scienze, se riescono a descrivere le strutture che reggono le modalità di essere del mondo, non sono però in grado di dire alcunché circa il suo fondamento, il suo significato, il suo fine”. Per il porporato, questo desiderio di “cancellare Dio visto come un’inutile ipotesi nella ricerca della spiegazione del reale e un pericoloso limite posto alla libertà” influisce anche nelle relazioni sociali. Si capisce allora come “da tali prospettive possano scaturire la scomparsa del riferimento a Gesù nei canti natalizi o la sparizione dello stesso termine Natale dai biglietti degli auguri”.

“Possono sembrare fatti trascurabili – ha avvertito il cardinale Betori -, ma in essi si rivela un’incapacità a reggere l’urto dell’incrocio tra culture, popoli e religioni. Questo non si affronta invece negando le identità ma, al contrario, favorendone al massimo la reciproca conoscenza”. Infatti, “pensare che una cultura condivisa possa nascere dall’oscuramento dei fatti, è negare le conquiste più grandi della nostra civiltà, una perdita secca di identità e di valore”. La cultura “che vuole orientare i comportamenti privati e pubblici nel nostro mondo tende ad eliminare Dio dal fondamento delle scelte e quindi la stessa distinzione tra bene e male. Bene sarebbe tutto ciò che mi è possibile e mi attrae; male sarebbe ciò che non posso raggiungere e che mi ripugna”. Così tutto “verrebbe lasciato alla nostra opzione. Cresce la confusione tra libertà e arbitrio”. Il cardinale, ribadendo che “l’attenzione alle antiche e nuove povertà, ai poveri, è parte integrante dell’esperienza religiosa del Natale”, ha lanciato un appello affinché “tanto nelle decisioni di coloro che hanno responsabilità pubbliche quanto nei gesti personali di ciascuno si dia sempre il primato ai poveri e alle loro necessità, di cibo, di abitazione, di accoglienza, di riconoscimento della loro dignità di persone”. Ieri il porporato ha pranzato con le 520 persone raccolte nella chiesa di Santo Stefano in Ponte dalla Comunità di Sant’Egidio.

Fonte: Agenzia Sir

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