Il Califfato visto dall’interno. Domenico Quirico racconta la sua esperienza tra i jihadisti

Il Califfato visto dall'interno. Domenico Quirico racconta la sua esperienza tra i jihadisti«Di mestiere faccio il viaggiatore» così ha esordito Domenico Quirico – il giornalista de La Stampa che è rimasto per 152 giorni in ostaggio ai jiahdisti in Siria – durante l’incontro che si è tenuto giovedì 21 maggio presso il salone don Mario Operti della parrocchia Gesù Redentore di Torino.

Introdotto da Luca Rolandi – direttore del settimanale diocesano “La voce del popolo” – Domenico Quirico – autore del libro “Il Grande Califfato” – ha parlato a braccio per un ora e mezza. Quirico ha catturato l’attenzione di una sala gremita ed ha accompagnanto gli ospiti in un appasionante quanto drammatico «viaggio» attraverso le brutalità del Califfato, descrivendo la vita della gente comune che abita le città ed i villaggi di Sira ed Iraq, tra tagliagole implacabili e la rigida legge islamica.

«Dal 2011, da quando è iniziato il fenomeno delle primavere arabe, ho molto viaggiato attraverso quello che sta trasformando radicalmente il mondo musulmano». Spesso sentiamo parlare di Is da persone che non sono mai state in quei territori. «Io – prosegue Quirico – ho vissuto per molto tempo 24 ore su 24 con i jihadisti, condividendone la vita quotidiana, parlando con loro, fuggendo con loro, vedendoli morire, ascoltando il loro ossessivo riferimento alla costruzione dello Stato Islamico come unico scopo che impegna tutta la loro vita ed assorbe tutta la loro identità umana».

E’ quasi trascorso un anno dal 29 giugno 2014 giorno in cui Abou Bakr al Baghdadi, prendendo la parola nella principale moschea di Mosul, ha proclamato l’instaurazione del califfato. Da allora la metà della Siria ed un terzo circa del territorio iracheno sono passati sotto il diretto controllo dello Stato Islamico.

Il Califfato visto dall’interno. Domenico Quirico racconta la sua esperienza tra i jihadisti - art. Alessandro Ginotta

«Attenzione – tuona Quirico dalla sua postazione sul palco – che lo Stato Islamico non è, come alcuni tra noi in occidente crediamo, una semplice riedizione di Al-Qaeda». No, l’Is è organizzato, si comporta come un vero e proprio stato, amministra il suo territorio. A Mosul, città di 2 milioni di abitanti, ci sono i vigili urbani che regolano il traffico, i bambini vanno a scuola, i tribunali emettono sentenze applicando la Sharia, la legge islamica. Quirico ci rivela che il Califfato intrattiene anche relazioni commerciali con altri paesi «vende petrolio ai turchi, facendolo pagare 30 dollari al barile, la metà del reale prezzo di mercato, guadagnando milioni e facendo risparmiare altrettanto alla Turchia».

Il Califfato visto dall’interno. Domenico Quirico racconta la sua esperienza tra i jihadisti - art. Alessandro Ginotta
Il Califfato sta ridisegnando i confini del Medio Oriente, quelli che sono stati tracciati con linee rette in base ad accordi fra nazioni occidentali tra 50 e 100 anni fa. «Non esisterà più una Siria – prosegue Quirico – così come non esisterà più un Iraq, almeno non come stati unitari». L’obiettivo dello Stato Islamico è di ricostruire un Grande Califfato che comprenda i territori di Medio Oriente, il Nord Africa, i Balcani, gran parte dell’Asia occidentale e la Spagna. Dopo aver consolidato questa nuova realtà geografica e politica, lo Stato Islamico muoverà guerra contro gli altri paesi dell’occidente. Non sarà un conflitto a colpi di attacchi terroristici, ma sarà una vera e propria guerra, combattuta con un esercito regolare, una fanteria, armi convenzionali… uno scenario che mette i brividi.

Il Califfato visto dall’interno. Domenico Quirico racconta la sua esperienza tra i jihadisti - art. Alessandro Ginotta

«Il Califfato vuole ribaltare di 360 gradi l’asse della storia degli ultimi secoli». Con queste parole Quirico sintetizza la contrapposizione tra oriente ed occidente vista dalla prospettiva dello Stato Islamico.

«Nei video delle esecuzioni – prosegue Quirico – il boia è sempre in piedi, alto, in uniforme da jihadista, con il coltello in mano». L’ostaggio invece è inginocchiato, ad indicare la sottomissione. Indossa la tuta arancione di Guantanamo «la peggiore e più recente offesa dell’occidente al mondo islamico». Il prigioniero così appare indifeso, umiliato alla mercè del boia che ha potere di decidere se consentirgli di sopravvivere o porre fine alla sua esistenza con un gesto che altro non è che la macabra interpretazione di un sacrificio rituale: il taglio della gola. La recisione della giugulare, il sacrificio del montone.

Il Califfato visto dall’interno. Domenico Quirico racconta la sua esperienza tra i jihadisti - art. Alessandro Ginotta

Noi crediamo che i video delle decapitazioni vengano confezionati dallo Stato Islamico per diffondere il terrore nell’occidente, ma «non è così – racconta Quirico – i veri destinatari del messaggio sono un miliardo e trecento milioni di musulmani sparsi nel mondo». E’ tra di loro che vengono reclutati i jihadisti. «Il jihadista non invecchia. Sono tutti giovani tra i 16 ed i 30 anni. La loro aspettativa di vita è breve: si misura in settimane, forse mesi. Serve un continuo ricambio».

Alla domanda di Luca Rolandi su quali prospettive veda Quirico per il futuro di quest’area del pianeta la risposta è «non vedo una soluzione a breve, io temo che andremo avanti anni, forse anche trenta, prima di riuscire a riportare la pace in queste zone. Nel frattempo assisteremo purtroppo a continue violenze e sofferenze».

Dopo tanto dolore, una speranza: Quirico infatti prevede che «lo Stato Islamico potrebbe “implodere” su sé stesso». Continuando ad espandersi raccoglierà attorno a sé talmente tanti nemici che alla fine non sarà facile sostenere questa pressione ed il Califfato potrebbe annientarsi da solo.

Di Alessandro Ginotta per PAPABOYS 3.0 / LA VOCE DEL TEMPO (settimanale diocesano torinese)

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