Il business della guerra. Ottantamila bambini yemeniti morti per fame in 3 anni

Il business della guerra. Ottantamila bambini yemeniti morti per fame in 3 anni

Sana’a, 22. Sono circa 85.000 i bambini sotto i cinque anni morti per fame o malattie gravi dall’inizio del conflitto in Yemen nel 2015. Questa la denuncia contenuta in un rapporto di diverse organizzazioni umanitarie redatto sulla base di dati aggiornati all’ottobre 2018.

«Per ogni bambino ucciso da bombe e proiettili, dozzine stanno morendo di fame. I bambini che muoiono di fame soffrono immensamente: le loro funzioni vitali rallentano e alla fine si fermano, i loro sistemi immunitari sono così deboli che sono più inclini alle infezioni e talmente fragili che non riescono nemmeno a piangere. I genitori possono solo rimanere a guardare i loro bambini che stanno morendo senza poter fare nulla» denunciano le ong. «Nonostante le difficoltà, salviamo vite ogni giorno: abbiamo fornito cibo a 140.000 bambini e curato più di 78.000 bambini per malnutrizione dall’inizio della crisi».

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Il dato fornito dal rapporto s’inquadra in una situazione sempre più drammatica: da mesi il conflitto yemenita ha conosciuto una nuova fiammata di violenza con l’assedio a Hodeidah, città portuale di fondamentale importanza nella distribuzione di aiuti e merci in tutto il paese. Inoltre, lo Yemen è uno dei paesi più poveri del mondo ed è stato dilaniato da una terribile carestia negli ultimi anni. Il conflitto ha causato oltre centomila morti e migliaia di sfollati.

«Nelle scorse settimane ci sono stati centinaia di attacchi aerei a Hodeidah e dintorni, mettendo in pericolo le vite di circa 150.000 bambini ancora intrappolati nella città» dicono le ong. «I bambini in Yemen sono sull’orlo del baratro ed è necessario fornire loro al più presto alimenti ad alto contenuto di nutrienti per salvarli» riferiscono gli operatori.

Le Nazioni Unite stimano che 400.000 bambini soffriranno di grave malnutrizione acuta, la forma più letale di fame estrema, nel 2018, 15.000 in più rispetto al 2017.

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Nel frattempo, il conflitto non conosce tregua. I ribelli huthi hanno lanciato nelle ultime ore quattro missili balistici contro obiettivi militari sauditi nella regione sud dell’Arabia Saudita, al confine con lo Yemen. Si tratta di una grave violazione del cessate il fuoco annunciato solo pochi giorni fa, quando gli huthi si erano detti favorevoli agli sforzi di pace delle Nazioni Unite. I quattro ordigni hanno raggiunto la regione saudita di Asir. Qui sono assembrate forze militari della coalizione internazionale a guida saudita e forze lealiste yemenite, fedeli al presidente legittimo, Abed Rabbo Mansur Hadi, sostenuto da Riad. Al momento, non sembrano esserci vittime né danni materiali.

Ieri l’inviato dell’Onu per lo Yemen, Martin Griffiths, è giunto nella capitale Sana’a, controllata dai ribelli.

Qui l’inviato — sostiene la FrancePresse — avrà una serie di colloqui con i capi della ribellione per convincerli a prendere parte ai colloqui di pace in programma tra qualche settimana in Svezia. Tuttavia, il programma della visita e la sua durata non sono stati ancora comunicati dall’Onu. Allo stesso modo non è stata resa nota l’agenda dei colloqui. Il presidente dello Yemen Hadi si è già dichiarato favorevole ai negoziati. La stessa cosa hanno fatto i governi di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Osservatore Romano, edizione 23 novembre 2018

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