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I fatebenefratelli tra i malati d’ebola in Africa occidentale. Frontiere dell’ospitalità

Papa-Francesco-con-i-FatebenefratelliPresenti in oltre cinquanta nazioni. I fatebenefratelli contano oggi cinquanta centri in 52 nazioni. Il loro priore generale — del quale pubblichiamo in questa pagina un articolo — ha ricevuto a Bruxelles il «Premio del cittadino europeo» per l’anno 2014. Si tratta di un riconoscimento che il Parlamento europeo attribuisce annualmente a singoli individui o istituzioni che profondono un impegno eccezionale per favorire la convivenza e l’integrazione tra i popoli degli Stati membri, attraverso azioni quotidiane che mettono in pratica i valori della dignità umana, della solidarietà e della tolleranza.

Valori che affondano le radici negli insegnamenti del fondatore, san Giovanni di Dio, la cui opera prosegue nell’impegno di oltre mille religiosi e circa centomila tra collaboratori e volontari.

(Jesús Etayo Arrondo) L’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, conosciuto anche come fatebenefratelli, sta celebrando in tutto il mondo l’anno delle vocazioni all’ospitalità. Tradizione sempre attuale della nostra missione ospedaliera, l’ospitalità è il carisma del nostro fondatore, del quale l’8 marzo ricorre la memoria liturgica.
Il capitolo generale dell’ordine, celebrato nel 2012 a Fátima, aveva dato la sua approvazione alla celebrazione di questo anno speciale, su proposta del gruppo dei giovani confratelli e collaboratori. Gli obiettivi sono da una parte celebrare e rivitalizzare l’ospitalità e dall’altra promuovere e incoraggiare la vocazione a questo carisma, come religiosi e come laici, nella Chiesa e in tutti i luoghi in cui il nostro ordine è presente: quasi quattrocento opere assistenziali e servizi in 53 nazioni.

Un’immagine evangelica attuale che definisce l’ospitalità è la risposta data all’epidemia di ebola in vari Paesi dell’Africa occidentale. Quattro nostri confratelli, una religiosa delle missionarie dell’Immacolata e tredici nostri collaboratori sono morti dopo essere stati contagiati dal virus assistendo i malati negli ospedali gestiti dall’ordine in Liberia e Sierra Leone.

Fedeli alla loro vocazione, i nostri confratelli e i collaboratori hanno preferito non abbandonare al proprio destino la popolazione colpita da questo virus mortale, e sono rimasti al loro posto. La radicalità della loro dedizione li ha portati a perdere la vita, mentre molti altri confratelli e collaboratori, pur affranti dal dolore, hanno continuato e continuano ancora a dare assistenza, come testimoni profetici e samaritani dell’ospitalità, e cioè come segni dell’amore e della presenza di Dio accanto alle persone che soffrono la durezza di questa tragedia.

Nell’Anno delle vocazioni al-l’ospitalità ho registrato un videomessaggio in cui invito in particolare i confratelli a celebrare e a vivere con gioia e con convinzione piena la nostra vocazione di consacrati nell’ospitalità, specialmente quest’Anno della vita consacrata in cui la Chiesa ci chiama a vivere con maggior forza la nostra consacrazione religiosa.

Nel contempo, invito tutti i collaboratori che fanno parte della famiglia di san Giovanni di Dio — operatori professionali, volontari e benefattori — a partecipare con impegno all’anno vocazionale. Il carisma dell’ospitalità è un dono che ci concede il Signore affinché sia vissuto in diversi modi e opzioni di vita, oltre a quella religiosa. In molti si sentono attratti dalla missione di ospitalità che realizza l’Ordine e con la quale si identificano, e che li fa appartenere a questa nostra famiglia religiosa.

Nel rivolgermi ai giovani e a tutte le persone sensibili all’ospitalità, li invito ad aprire il loro cuore e ad ascoltare la voce dell’ospitalità. Il mio messaggio va, in particolare, a quanti, inquieti e anticonformisti, sono alla ricerca di una società diversa, e a quanti sono immersi nel rumore e nella frenesia del virtuale e in un’infinità di esperienze che non riempiono la vita. A ciascuno di loro dico: unisciti all’ospitalità. Potrai scoprire Cristo che ti chiama e ti dice: «Sei importante per me, ti amo e conto su di te». Nella nostra famiglia potrai trovare ciò che stai cercando, dedicandoti generosamente al servizio delle persone più fragili della terra.

L’ospitalità di san Giovanni di Dio è costruire il mondo servendo e amando, accogliendo e curando gli altri. Questa è la nostra missione, che oggi sta crescendo grazie anche alla recente fusione con la congregazione dei Piccoli fratelli del Buon Pastore (fondata nel 1961 da un nostro ex-confratello, fra Mathias Barret). La cerimonia ufficiale si è tenuta lo scorso gennaio ad Albuquerque, in New Mexico (Stati Uniti). Questa fusione è arrivata al termine di un processo durato più di tre anni, e ha ottenuto il permesso della Santa Sede. Nel corso della celebrazione, 25 religiosi dei Piccoli fratelli hanno professato il quarto voto, quello dell’ospitalità, ed è stata proclamata la costituzione di una nuova provincia, la provincia del Buon pastore in Nord America. La maggior parte delle comunità e dei centri della nuova provincia si trova in Canada e negli Stati Uniti, con una casa ad Haiti e un’altra a Londra.

La fusione rappresenta per l’Ordine di San Giovanni di Dio un impulso e un motivo di speranza per il carisma e la missione di ospitalità che realizza ogni giorno. Al di là dei dati statistici, va sottolineato che si integrano nel nostro ordine diverse opere di tipo sociale e socio-sanitario molto importanti, che arricchiscono la risposta di ospitalità che oggi la Chiesa e il mondo ci chiedono. Esse ci aiuteranno a consolidare questa linea di missione, iniziata già da vari anni. La fusione ci apporta una grande ricchezza, e di questo non possiamo che rendere grazie al Signore.
Accogliamo i nostri nuovi fratelli con ospitalità, la cosa più vera che abbiamo: essi sono già nostri confratelli, siamo tutti fratelli di san Giovanni di Dio, e assieme ai nostri collaboratori formiamo un’unica famiglia, la famiglia ospedaliera di san Giovanni di Dio.

L’Osservatore Romano, 8 marzo 2015.

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