G. Guastalla: ‘si alla Vita e alla Famiglia’

Gentilissimo dottor Guastalla, a nome dei nostri lettori e della redazione dei Papaboys, La ringraziamo per la disponibilità mostrata a rispondere all’intervista. Viviamo in un momento storico particolarmente difficile. Gli avvenimenti degli ultimi giorni, sono prova evidente di un disegno occulto portato avanti con determinazione per cambiare la struttura antropologica dell’uomo e sostituirla con l’effimero. Il relativismo avanza inesorabilmente travolgendo come torrente impetuoso le fondamenta dei valori non negoziabili. Secondo il suo parere, quali saranno le conseguenze sulle nuove generazioni? Rispondo molto volentieri alle domande che Lei mi pone perché credo che questi temi sul senso della vita continuino ad essere fondamentali per l’uomo contemporaneo così come lo sono stati per ogni epoca e generazione che ci ha preceduto. Certamente ogni epoca si trova ad affrontare problemi specifici per la cui risoluzione è necessario declinare risposte specifiche capaci di adattarsi al modificarsi della realtà materiale, antropologica e spirituale. Per alcuni queste considerazioni significano che non esiste nessun principio invalicabile, legato alla natura dell’uomo nel suo rapporto immanente e trascendente con il Creatore, o come si suole dire “non negoziabili”. Noi diciamo abitualmente che la nostra civiltà discende dal mondo greco –  romano (individuo e cittadino), giudaico – cristiano (persona), Illuminismo (soprattutto anglosassone, o come si sul dire compassionevole). La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo discende dall’intrecciarsi di questi presupposti. Come diceva con bella sintesi il filosofo Leo Strauss, ebreo tedesco trasferitosi in America per le leggi razzziali, “Gli antichi avevano ragione”.

La cultura anglosassone, pragmatico – empirista, ha sempre evitato di proporre concezioni generali della vita e del mondo, accontentandosi di analizzarle sulla base del rispetto della tradizione vista come accumulazione progressiva di comportamenti consolidati. E’ paradossalmente la cultura continentale, franco – tedesca – italiana che proponendo filosofie sostitutive della tradizione hanno aperto la strada a forme di relativismo, contrattualismo giuridico, prive di un aggancio a valori trascendenti o naturali a fondamento dell’etica e dell’agire umano. Non è un caso che il ‘900 sia stato il secolo dei totalitarismo che hanno considerato l’uomo un mezzo e non un fine in sé, il secolo della barbarie non solo di fatto, come nei secoli precedenti, ma anche teorizzata come possibile da un punto di vista teorico (il razzismo di destra, e la lotta di classe di sinistra). Che il relativismo avanzi è indubitabile, che avanzi “inesorabilmente” non lo credo e soprattutto non lo spero, mentre mi auguro che lo si possa contrastare. Le conseguenze sulle nuove generazioni potrebbero essere molto gravi, e la colpa ricadrebbe sui padri dimostratisi incapaci di educare. Io credo però che l’uomo sia in grado di contrastare questa deriva. La rinascita delle Fedi, la loro presenza sempre più  forte e consapevole nello spazio pubblico, la consapevolezza della responsabilità che grava sugli uomini di buona volontà fanno ben sperare per il futuro.

Il popolo sembra a poco a poco prendere coscienza della pericolosità delle leggi liberticide. Nelle grandi manifestazioni -a cui anche lei ha preso parte-, si respira il desiderio di sostenere il “diritto” alla famiglia naturale di svilupparsi per dare un contributo importante alla costruzione della società. Come mai i politici invece di ascoltare la voce del popolo, sostengono ideologie pericolose che in futuro causeranno danni irreparabili all’umanità? Credo che la rinascita delle Fedi religiose che hanno clamorosamente smentito le tesi sociologiche sulla loro progressiva emarginazione e sostituzione con il pensiero laicista lasci intatta la speranza che queste posizioni che in realtà sono liberticide “non prevalebunt”. Paradossalmente la separazione fra religione e stato, l’affermarsi dello stato di diritto ha fatto si che le religioni siano diventate un baluardo a difesa della libertà individuale e di coscienza contro l’affermarsi di una statolatria sempre più totalitaria. Lo stato post – secolare, dove , come affermò Papa Benedetto XVI, la religione propone ma non impone i suoi principi, può diventare il luogo di incontro e di ricomposizione delle diversità in una modalità di rispetto reciproco e di convivenza. Il politically correct è diventato invece una specie di mordacchia che censura la libertà di opinione trasformandola in reato di opinione. E’ sicuramente il metodo migliore per tornare a forme di totalitarismo ideologico da cui pensavamo di esserci liberati definitivamente. Sono comunque convinto che la situazione in Italia non lasci prevedere maggioranze capaci di approvare leggi che limitino la libertà di pensiero e la sua espressione nello spazio pubblico. Il “diritto” alla famiglia naturale è anche il diritto della famiglia naturale a istruire ed educare  i figli sia in proprio sia attraverso la scelta della scuola. Questa libertà elementare fu quella che fu impedita nei totalitarismi del XX° secolo che pretesero di avocare a sé questo ruolo. I politici di oggi pensano di riprendere i processi rivoluzionari interrotti del Terrore francese, della Rivoluzione russa, del Nazismo e del Fascismo. Nonostante la differenza di contenuti queste posizioni hanno in comune la forma del Totalitarismo, proprio ciò che la tradizione giudaico – cristiana ha contrastato come ci insegna la storia della Torre di Babele. Altri politici commettono il reato o peccato di omissione, non opponendosi attivamente; ma anche in questo caso la colpa è grave e fa messa in evidenza.

Dopo la grande manifestazione di Parigi, indetta da Manif Pour Tous France, Hollande ha fatto marcia indietro sulla legge della famiglia, presentata dal suo governo. Mentre il giorno dopo il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza il rapporto Lunacek. Può spiegarci in cosa consiste il decreto-legge europeo? Il decreto legge europeo vuole imporre ai singoli stati, ciò che è illegittimo, una politica pro LGBT, sul piano sia della repressione dei crimini contro i soggetti LGBT, sia sul piano della propaganda ideologica. Mentre per il primo aspetto non credo che si debbano fare leggi diverse per gli stessi reati a seconda di chi ne è vittima (si tornerebbe indietro rispetto allo Stato di diritto per cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge), per il secondo lo Stato assumerebbe su di sé compiti che lo farebbero diventare “Stato etico”, cioè stato che reprime e promuove posizioni ideologiche che si sostituirebbero alla libertà dei cittadini, dei corpi intermedi, della società civile. Che le fedi si oppongano ad una simile ideologia è vitale per la loro presenza nello spazio pubblico e per la loro sopravvivenza.

I media hanno accusato i cortei indetti per sostenere la famiglia naturale di “omofobia”, di “estremismo religioso”, e tanto altro. I cattolici addirittura sono stati accusati di frenare il progresso dell’uomo. Sappiamo che non è così. La “difesa” dei valori fondamentali dell’uomo, non appartiene solo ed esclusivamente al mondo cattolico. Lei come ebreo, cosa ne pensa? E’ evidente che i media ideologizzati accusino coloro che si oppongono a questa deriva di essere reazionari. La conservazione dei valori, che possiamo definire sovrannaturali o naturali a seconda delle nostre preferenze, storicamente declinati in funzione dei cambiamenti storico e sociali, è cosa positiva. Io credo che si debba essere “conservatori nei valori e nei fini” e “rivoluzionari nei mezzi”. Ecco perché i conservatori hanno avuto più successo, assecondando il cambiamento socio-economico della società, conservando i valori fondanti della nostra civiltà.

La vita, nella cultura secolarizzata, è considerata un diritto di cui disporre a piacimento. La prova più evidente sono le leggi pro aborto approvate nei vari stati dell’Unione Europea a difesa della libertà di scelta della donna. Dietro alla parola “diritto”,  e “libertà di scelta” cosa si nasconde? “La vita è sacra” per principio. La Torah parla di una legge naturale che precede la Torah (il Pentateuco), ed è la legge noachica (la Legge di Noè, la legge del rispetto di principi fondamentali fra cui “non uccidere”). Chi segue e rispetta questa Legge sarà salvo nel Mondo a venire. La relativizzazione di questo principio è all’origine dei Totalitarismo del XX° secolo. Quando una legge dell’uomo non ha un aggancio che la trascende e che la fonda, tutto può diventare lecito Si veda l’Enciclica straordinaria di Papa Pio XI Mit brennender sorge, contro il razzismo tedesco. Dietro a “diritto” e “libertà di scelta” si nascondo il relativismo nei confronti del valore sacro della vita. In Italia la legge 194 è un punto di equilibrio difficile e sofferto. Si tratta di applicarla serenamente ma anche con rigore. Non può progressivamente passare attraverso questa legge la liberalizzazione incontrollata dell’aborto. Lo stesso Norberto Bobbio al momento del referendum disse, apparentemente in contrasto, con la sua filosofia contrattualistica kelseniana, che il primo “diritto” è quello del nascituro, il secondo quello della donna e poi quello della società. E’ il più debole che deve essere protetto per primo. Non è un caso che la Torah ricordi continuamente e quasi ossessivamente di proteggere la vedova, l’orfano, il debole, lo straniero che vive presso di noi.

Recentemente diversi comuni di Italia (Milano e Venezia), hanno sostituito nei moduli scolastici le parole “papà-mamma”, con “genitore1 e genitore2”, per non discriminare i bambini senza padre o madre. Quali sono le conseguenze nella crescita naturale dei minori, di tali aberrazioni ideologiche? La teoria del gender vuole eliminare il genere legato al sesso e alla natura antropologica. Distruggendo questa barriera si rompe l’argine per permettere al relativismo dei valori di irrompere nella pianura della società umana. Difendere questi principi, questa differenza e complementarietà dei sessi contro la presunta indistinta uguaglianza soggettiva di genere è un compito di fondamentale e primaria importanza. Rav Gilles Bernheim, già Gran Rabbino di Francia, nel suo libro, apprezzato anche da Papa Benedetto XVI,”Quello che spesso si dimentica di dire” esprime molto bene questi concetti sul valore della distinzione e della complementarietà uomo – donna, e dell’ insostituibile ruolo padre – madre, ai fini anche della certezza delle genealogie: su questa certezza si fonda la nostra comune tradizione, con il rifiuto e la condanna ad esempio dell’incesto.

Un’altra polemica si è scatenata a Venezia, tra la Consigliera Seibezzi i genitori e l’amministrazione comunale. Si tratta delle favole a sfondo gay, dove sono illustrate immagini di donne con donne e uomini con uomini in atteggiamenti equivoci. Era necessario in nome dell’educazione contro le discriminazioni, proporre testi del genere, senza avere l’approvazione di tutta la giunta comunale e il consenso del popolo? La polemica che si è scatenata a Venezia sul tema delle favole a sfondo gay segue quanto accaduto in Francia con la pubblicazione di libri distribuiti nelle scuole di cui ad esempio Giulio Meotti ha parlato in un bell’articolo sul Foglio. Si tratta di atti gravissimi di ideologismi minoritari attraverso cui si vogliono scardinare i valori fondanti su cui si reggono i rapporti fra gli uomini. 

Quale è l’impegno della comunità ebraica sui valori non negoziabili? Purtroppo, come ha scritto la news letter Kolot di David Piazza di Milano, il mondo ebraico, ancora condizionato da un progressismo intellettuale di origine risorgimentale e di sinistra, affronta ancor oggi con una certa timidezza questi temi. E’ evidente che su alcuni nodi teologici ci sono differenze. Ad esempio, non esistendo un principio unico di dottrina, sul momento della trasformazione del concepito da materia a persona, in ambito ebraico ci sono discussioni e diversità di posizioni. Alcuni ritengono che solo dopo quaranta giorni si possa parlare di essere umano, altri dal momento del concepimento. Comunque si pensa che la vita sia sacra, che l’aborto sia ammissibile solo in presenza di un pericolo reale e immediato per la vita della madre, che la vita del nascituro debba essere protetta e assicurata.

Gentilissimo Dottor Guastalla, la ringraziamo per l’attenzione. Siamo alla conclusione dell’intervista. Vuole lanciare un ulteriore appello ai nostri lettori a favore della Vita e della famiglia? Grazie! Io, come promotore anche dell’Amicizia ebraico cristiana, in cui credo profondamente, penso che tutti gli uomini di buona volontà abbiano in questo mondo un compito importantissimo: salvare anche una sola vita umana, e la famiglia come nucleo fondamentale di crescita e sviluppo della persona, è come, riprendendo  il Talmud, “salvare il mondo”. a cura di Don Salvatore Lazzara

* Guido Guastalla, nato il 23 giugno 1942. Laureato in Filosofia presso l’Università di Pisa. Editore della Salomone Belforte & C., casa editrice ebraica fondata nel 1805 (famiglia materna). Già Vicepresidente e assessore alla cultura della Comunità ebraica di Livorno dal 1984 al 2010. Candidato sindaco nel 2004 a Livorno.

 

 

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