Francesco all’Angelus: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente’. Pace per l’Ucraina

Papa Francesco recita l'Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico

733_334_medium - CopiaLa Chiesa, popolo di Dio che ha con Dio un rapporto di amore e di fiducia. Ne parla Papa Francesco spiegando all’Angelus che Gesù ha voluto una Chiesa fondata “non più sulla discendenza, ma sulla fede”. E Francesco sottolinea l’immagine della comunità ecclesiale in costruzione come un edificio. Poi il saluto all’Ucraina nel giorno della festa nazionale con l’appello per la popolazione che vive “una situazione di tensione e di conflitto che non accenna a placarsi”.  

“Il nostro rapporto con Gesù, costruisce la Chiesa”. Così Papa Francesco sottolineando che “il Signore ha in mente l’immagine del costruire, l’immagine della comunità come un edificio”. Lo afferma Papa Francesco ricordando che Gesù, “quando sente la professione di fede schietta di Simone, lo chiama ‘roccia’, e manifesta l’intenzione di costruire la sua Chiesa sopra questa fede.” L’apostolo Simone  ha professato la sua fede in Gesù come ‘il Cristo, il Figlio del Dio vivente’. Per la sua fede – sottolinea Francesco – e non per suoi meriti Gesù gli dice: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Commentando il Vangelo domenicale, Francesco sottolinea:

“Fermiamoci un momento proprio su questo punto, sul fatto che Gesù attribuisce a Simone questo nuovo nome: “Pietro”, che nella lingua di Gesù suona “Kefa”, una parola che significa “roccia”. Nella Bibbia questo termine, “roccia”, è riferito a Dio. Gesù lo attribuisce a Simone non per le sue qualità o i suoi meriti umani, ma per la sua fede genuina e salda, che gli viene dall’alto.”

Francesco afferma che “Gesù sente nel suo cuore una grande gioia, perché riconosce in Simone la mano del Padre, l’azione dello Spirito Santo. Riconosce che Dio Padre ha dato a Simone una fede “affidabile”, sulla quale Lui, Gesù, potrà costruire la sua Chiesa, cioè la sua comunità.”  

“Gesù ha in animo di dare vita alla “sua” Chiesa, Un popolo fondato non più sulla discendenza, ma sulla fede, vale a dire sul rapporto con Lui stesso, un rapporto di amore e di fiducia. E dunque per iniziare la sua Chiesa Gesù ha bisogno di trovare nei discepoli una fede solida, “affidabile”. È questo che Lui deve verificare a questo punto del cammino.”

Il riferimento all’oggi:

“Fratelli e sorelle, ciò che è avvenuto in modo unico in san Pietro, avviene anche in ogni cristiano che matura una sincera fede in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Il Vangelo di oggi interpella anche ognuno di noi. Se il Signore trova nel nostro cuore una fede non dico perfetta, ma sincera, genuina, allora Lui vede anche in noi delle pietre vive con cui costruire la sua comunità, cioè tutti noi. Tutti noi.”

E Francesco aggiunge a braccio:

“Come va la tua fede? Ognuno faccia (dia) la risposta nel suo cuore, eh? Come va la tua fede? Come è? Cosa trova il Signore nei nostri cuori: un cuore saldo come la pietra o un cuore sabbioso, cioè dubbioso, diffidente, incredulo? Ci farà bene nella giornata di oggi pensare a questo.”

“Di questa comunità, – sottolinea Francesco – la pietra fondamentale è Cristo, pietra angolare e unica.” Poi c’è Pietro di cui Papa Francesco dice:

“Pietro è pietra, in quanto fondamento visibile dell’unità della Chiesa”.

Ma poi il Papa chiama in causa ogni battezzato:

“Ma ogni battezzato è chiamato ad offrire a Gesù la propria fede, povera ma sincera, perché Lui possa continuare a costruire la sua Chiesa, oggi, in ogni parte del mondo.”

“Anche ai nostri giorni – afferma Papa Francesco – «la gente» pensa che Gesù sia un grande profeta, un maestro di sapienza, un modello di giustizia… E anche oggi Gesù domanda ai suoi discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?». E dunque il Papa domanda:

“Che cosa risponderemo? Pensiamoci. Ma soprattutto preghiamo Dio Padre perché ci dia la risposta. Per intercessione della Vergine Maria preghiamolo che ci doni la grazia di rispondere, con cuore sincero: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente».”

Papa Francesco sottolinea l’importanza di quella che definisce la confessione di fede chiedendo a tutti di ripeterla con Lui tre volte.

Dopo la preghiera mariana, il pensiero “all’amata terra d’Ucraina”:

“A tutti i suoi figli e figlie, ai loro aneliti di pace e serenità, minacciati da una situazione di tensione e di conflitto che non accenna a placarsi, generando tanta sofferenza tra la popolazione civile. Affidiamo al Signore Gesù e alla Madonna l’intera Nazione e preghiamo uniti soprattutto per le vittime, le loro famiglie e quanti soffrono.”

Papa Francesco confida di aver ricevuto una lettera da un vescovo dell’Ucraina che racconta tanto dolore.

Infine i saluti a tutti i pellegrini romani e quelli provenienti da vari Paesi, in particolare i fedeli di Santiago de Compostela (Spagna), i bambini di Maipù (Cile), i giovani di Chiry-Ourscamp (Francia) e quanti partecipano all’incontro internazionale promosso dalla diocesi di Palestrina. Ai nuovi seminaristi del Pontificio Collegio Nord Americano, giunti a Roma per intraprendere gli studi teologici. Ai seicento giovani di Bergamo, che a piedi, insieme al loro Vescovo, sono giunti a Roma da Assisi. A loro dice: “Cari giovani, tornate a casa con il desiderio di testimoniare a tutti la bellezza della fede cristiana”. Il saluto ai ragazzi di Verona, Montegrotto Terme e della Valle Liona, come pure i fedeli di Giussano e Bassano del Grappa.

A tutti l’augurio di buona domenica e buon pranzo! Il servizio di Fausta Speranza per la Radio Vaticana

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