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Fare della scuola il cuore, il crocevia del sistema-Italia

ambrosiopLINEE GUIDA DEL GOVERNO – Monsignor Gianni Ambrosio, presidente della Commissione Cei per l’educazione, la scuola e l’università valuta lo sforzo per restituire centralità alla scuola. Ribadisce l’importanza dell’alleanza educativa, già evocata dalla Chiesa cattolica. Apprezzamento anche per ”il metodo dell’ascolto, che poi si traduce in una decisione, è un passo importante: l’ascolto da solo, infatti, non basta”. 

Un progetto di riforma che dimostra come “la scuola è al centro del sistema-Paese, non è un aspetto, tantomeno marginale, di esso”. Monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e presidente della Commissione Cei per l’educazione, la scuola e l’università definisce così le Linee-guida del governo Renzi sulla scuola, che intendono adeguare quest’ultima agli “standard europei” a partire da “una visione complessiva dell’Italia e della scuola italiana”. “Se il sistema-Italia vuole tornare ad essere importante per il contesto europeo, portando così benefici a tutti a partire dalla famiglia, la maggiore centralità della scuola all’interno di questo sistema è fondamentale”, spiega al Sir il vescovo. La direzione di marcia è dunque quella di fare della scuola “il cuore, il crocevia delle questioni più importanti che deve affrontare il Paese”.
Un “patto educativo”, non l’ennesima riforma, ha assicurato Renzi. È davvero “una cosa diversa”?
“L’esigenza di un’alleanza educativa, di un patto tra i vari soggetti impegnati a vario titolo nel mondo della scuola, è ormai avvertita a diversi livelli. Anche la Chiesa cattolica, da tempo, suggerisce la necessità di una collaborazione più stretta tra la famiglia, la scuola e le altre realtà territoriali, come l’oratorio o la chiesa parrocchiale. Questo impegno annunciato dal governo sul versante della collaborazione, della sinergia, va evidenziato come un fatto certamente positivo. È una buona intenzione che va sostenuta: se si recupera l’istanza educativa che attraversa la scuola, la famiglia e poi ogni altra realtà, credo siamo in presenza di un buon inizio per l’attuazione effettiva della riforma”.
Novità anche nel metodo: dal 15 settembre al 15 novembre due mesi di “consultazione” non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche con le forze politiche, economiche, sociali…
“Anche la questione della metodologia scelta mi pare interessante: se vengono a mancare gli interlocutori del processo educativo – i docenti in primo luogo, ma anche gli studenti, che non sono solo persone che ricevono passivamente l’insegnamento, e le istituzioni scolastiche – nessun tipo di collaborazione o di sinergia può risultare efficace. L’aver scelto il metodo dell’ascolto, che poi si traduce in una decisione, è un passo importante: l’ascolto da solo, infatti, non basta. Non è sufficiente mettere sul tavolo diverse sensibilità: ci vuole uno sforzo politico per arrivare ad una sintesi e ad una proposta operativa che sia condivisa”.
“Meritocrazia” per gli insegnanti: una “prima assoluta”, per la scuola?
“Sì e no. Di fatto, nella scuola il merito conta sempre: il buon rapporto che si instaura tra docenti e discenti è sempre stato accolto, apprezzato, favorito, ed è fondamentale per il successo formativo. È l’aspetto formale che non riusciva a recuperare questo buon rapporto tra maestro e allievo: se, come promettono le Linee guida, si arriva anche ad una modalità per la valutazione concreta degli insegnanti, tramite un riconoscimento formale, istituzionale del merito, si favorisce la crescita di tutti. Anche questo è un segnale molto incoraggiante, un’alleanza positiva che favorisce la corresponsabilità”.
L’alternanza scuola-lavoro negli ultimi tre anni negli istituti tecnici e professionali: per la scuola cattolica è già una realtà…
“Nelle scuole cattoliche, nelle scuole paritarie, il legame tra scuola e lavoro – ma anche tra lavoro e scuola – è sempre stato un fiore all’occhiello della proposta formativa, e sotto questo aspetto direi che le nostre scuole sono una sorta di avamposto che ha anticipato le proposte di riforma del governo Renzi. Finora, la formazione professionale è stata una sorta di Cenerentola, un po’ trascurata. Favorendo, invece, la spinta positiva ad una scuola non soltanto nozionistica, ma che aiuta e forma a realizzare bene le caratteristiche della persona nell’ambito professionale e lavorativo, si contribuisce alla crescita di tutti: dell’Italia, del mondo del lavoro, dello studente, ma anche degli insegnanti”.
Un registro nazionale dei docenti per permettere ai presidi di scegliersi la “squadra” migliore, trasparenza con i dati on line, meno burocrazia: è la scuola dell’autonomia?
“All’interno degli istituti scolastici si attua, pur con tutti i limiti, la scelta educativa che corrisponde alle famiglie: favorire una certa differenziazione positiva tra le diverse scuole è importante per corrispondere alle richieste differenziate, certamente molto presenti, nella nostre famiglie. Anche se le difficoltà non mancheranno, occorre migliorare l’offerta educativa del sistema scolastico italiano, così come avviene del resto nel contesto europeo”.
Cosa ne pensa dell’apertura, annunciata da Renzi, ai finanziamenti privati nelle scuole?
“È interessante. Favorisce una visione più unitaria della scuola di cui abbiamo bisogno: altrimenti, finisce che il sistema scolastico ha le sue norme interne e il sistema industriale le sue, con il rischio che rimangano realtà non comunicanti. È fondamentale, al contrario, ritrovare momenti di sinergia, di condivisione, di corresponsabilità, altrimenti si dà luogo ad un frazionamento che non serve a nessuno: né all’intero sistema, né ai singoli sottosistemi. Tutto ciò avviene già negli altri Paesi dell’Unione Europea, ci auguriamo che avvenga anche in Italia”.  di M. Michela Nicolais per Agensir

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