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Expo – Al padiglione di Don Bosco una proposta educativa per i giovani

Sono oltre 130 – tra Nazioni, Organizzazioni Internazionali, Istituzioni in rappresentanza della società civile e aziende – le partecipazioni all’Esposizione Universale di Milano. Tra queste, nell’anno del Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, c’è la Famiglia salesiana, che ha deciso di rilanciare il suo messaggio educativo e cristiano con una presenza speciale: la Casa Don Bosco.

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Dall’Expo di Milano, il servizio di Luca Pellegrini:

Tra il padiglione della Svizzera, che invita a riflettere in modo assai intelligente sulla condivisione dei beni della terra, e quello dell’Ecuador, che mostra in modo divertente le diverse, splendide aree climatiche che si incontrano nel Paese sudamericano recentemente visitato da Papa Francesco, si trova una bella casa di legno, acciaio e fibre naturali. Non fa riferimento a uno Stato, ma una famiglia religiosa e porta il nome di un Santo: Don Bosco. Molti visitatori di ogni età sono accolti al suo interno nel ricordo dei loro banchi di scuola, oppure semplicemente incuriositi dal tema che rimodula quello dell’Expo: “Educare i giovani, energia per la vita”. Ercole Lucchini, coordinatore delle attività del padiglione, spiega perché proprio all’Esposizione Universale milanese è nata questa “casa”.

R. – Perché l’Esposizione è un momento che ci invita alla riflessione sui comportamenti che gli uomini stanno avendo nei confronti del pianeta. E noi pensiamo che, perché le riflessioni siano giuste, occorre ci siano persone che abbiano avuto una formazione, un’educazione, che guarda l’uomo. I Salesiani si propongono educatori, magari in modo particolare nella formazione professionale, però non sono formatori di tecnici, sono formatori di uomini che hanno anche tecnologie. Quindi, quando un uomo dispone di tecnologie, ha gli strumenti di base per poter fare scelte coerenti con il presente e il futuro del pianeta.

D. – Che cosa si trova all’interno del padiglione salesiano?

R. – Diciamo che il visitatore trova elementi che caratterizzano il sistema educativo. Cioè, noi partendo già dall’ingresso abbiamo individuato con tre frasi di Don Bosco l’immagine e i principi conduttori: “Vuoi fare qualcosa di buono, educa la gioventù”, “In ogni giovane c’è un punto accessibile al bene”, “L’educazione è cosa di cuore”. Per cui, questo invito è che veramente l’educazione è una delle cose fondamentali per la nostra civiltà, quindi lo identifichiamo – ed era un invito di Don Bosco – con: “Vuoi fare qualcosa di buono? Dedicati all’educazione”.

D. – Come vengono interpretate queste tre citazioni nel padiglione?

R. – Le abbiamo riassunte intanto avendo elementi di riflessione, avendo volantini che possiamo distribuire e portare a casa. E poi ci siamo anche dilungati sugli elementi che danno credibilità a questa organizzazione della Famiglia salesiana, che sono elementi anche di tipo quantitativo, cioè la diffusione nel mondo, quanti studenti siedono nei banchi della scuole salesiane, e abbiamo valutato che sono oltre tre milioni e mezzo di studenti in 132 Paesi, le specializzazioni… Quindi, diamo anche un elemento di credibilità. Poi, puntiamo molto sugli eventi – ne organizziamo generalmente uno la settimana – che hanno proprio per scopo quello di far vedere concretamente la cultura e l’approccio del mondo salesiano al giovane e all’educazione del giovane.

D. – Casa Don Bosco non termina la sua vita all’Expo…

R. – No, la Casa Don Bosco nasce come un regalo che gli ex-allievi e chi è andato a scuola Don Bosco negli oratori fanno a Don Bosco per il suo compleanno. Quindi, questo regalo è una casa che verrà utilizzata come centro di accoglienza, scuola, oratorio – non sappiamo ancora in quale dettaglio – ma andrà in Ucraina a Vynnyky, questo è certo. E quindi è un dono che gli ex-allievi riconoscenti fanno a Don Bosco.




Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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